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Ancora morti nel Mediterraneo

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ANCORA MORTI NEL MEDITERRANEO

Continua la strage di migranti nel Mediterraneo. Nel pomeriggio di ieri, 23 Luglio 2015, una nave militare tedesca sbarca ad Augusta con il suo carico umano, 283 profughi soccorsi da 3 diverse imbarcazioni nel Canale di Sicilia Gli operatori dell'organizzazione umanitaria Save the children raccolgono le testimonianze di alcuni superstiti soccorsi su un gommone fatiscente poco distante dalle coste libiche. Sarebbero stati più di 120 in origine, donne e bambini stipati come sardine in spazi ristretti, sotto il sole cocente di Luglio, con scorte limitate di acqua e viveri. La nave mercantile che ha effettuato il primo soccorso ne ha trovati solo 88 a bordo, il resto è annegata a pochi metri dalla costa dove il gommone, inadatto per questo tipo di traversate e carico ben oltre le sue capacità, ha iniziato a imbarcare acqua, complice il panico che si crea a bordo in questi casi. Sarebbero circa una quarantina i migranti che hanno perso la vita in mare, mentre gli altri si sono aggrappati disperatamente all'imbarcazione semiaffondata resistendo fino all’arrivo dei soccorsi.  

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Oramai siamo assuefatti a notizie di questo genere. Il mediterraneo che si trasforma in un cimitero non desta più stupore del trafiletto di notizie sportive letto la mattina al bar tra un caffè e una fetta di torta. Nel frattempo il macabro rito si ripete quasi quotidianamente; un barcone carico all’inverosimile, scafisti spregiudicati che lanciano un SOS con un telefono satellitare, panico a bordo, persone che cadono in acqua, a volte persiono spinte e bastonate (sempre che l’imbarcazione non inizia ad affondare prima), e infine l’arrivo dei soccorsi, spesso quando è ormai tardi. Molti di questi disperati non sanno nuotare e spesso a soccombere per primi sono i più deboli, donne e bambini. Inoltre la roulette russa della traversata è solo l’ultima tappa di un viaggio ben più lungo che vede i migranti passare di mano in mano dai veri mercanti di schiavi del ventunesimo secolo. Gente senza scrupoli che per denaro non esita a picchiare e tenere segregati i profughi, costretti poi a traversate nel deserto che spesso si rivelano fatali, e infine ammassati sulle navi della morte, depredati dei risparmi di una vita nella speranza di un futuro che potrebbe non esserci.

 

Massimo Zizzi/DEApress

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Luglio 2015 10:03 )  

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