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Zio Jean-Claude, la vecchia volpe che può salvare l'UE

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I want you for EU army

 

Le argomentazioni per i suoi detrattori certo non mancano, ma il presidente della commissione Jean-Claude Juncker potrebbe riservare sorprese interessanti a chi crede nel progetto dell'e Europea. La crisi economica ha frustrato le ambizioni del continente, i cittadini scoraggiati e impauriti sono andati a rifugiarsi sotto il falso ombrello protettivo di populisti e nazionalisti. La commissione europea è stata presieduta per 10 anni da Barroso, un burattino pacioccone in mano ai governi nazionali che in ordine sparso e spesso in conflitto tra loro hanno fatto i propri interessi interni peggiorando la situazione economica complessiva. Dal 25 maggio è però cambiato qualcosa: per la prima volta il parlamento europeo, eletto democraticamente da tutti i cittadini dell'e ha legittimato direttamente il nuovo presidente della commissione, il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Politico di vecchio corso, qualcuno lo definisce un democristiano altri un cattocomunista, è stato primo ministro del suo paese e ha ricoperto vari ruoli istituzionale a capo di organismi internazionali. Probabilmente non è uno stinco di santo e come tutti quelli che raggiungono certe poltrone sarà dovuto sottostare a piccoli e grandi compromessi ma sicuramente è un personaggio che ha una peso politico e personale enormemente maggiore rispetto a Barroso.

Sin dal suo insediamento nell'autunno del 2014 Juncker ha provato a dare un'impronta nuova alla commissione trasformandola in un organo propositivo in grado di dare nuovo impulso all'e Europea, creando 5 gruppi di lavoro su altrettanti temi fondamentali per il futuro sviluppo europeo e lanciando un grande piano di investimenti.

La vecchia volpe lussemburghese è un europeista convinto e forte sostenitore dell'euro. Disposto a tutto pur di non far uscire la Grecia dalla moneta unica ha preso letteralmente Tsipras per mano accogliendolo a Bruxelles. Se l'eurogruppo sculaccia la Grecia il primo a darle una carezza è proprio lui.

Si dice che Angela Merkel mal sopporti la sua voglia di svincolarsi dal controllo dei governi nazionali. La Repubblica riporta una telefonata di qualche settimana fa tra i due: "Il mio commissario - si lamenta Angela Merkel, riferendosi a Guenther Oettinger, commissario tedesco a Bruxelles - ha ricevuto il progetto solo la mattina della rie". All'altro capo del filo, un gelido Jean-Claude Juncker: "Quale tuo commissario? Quello è il mio commissario!" Mai Barroso si sarebbe sognato di ribattere in questo modo alla Kanzlerin.

A dimostrazione del suo desiderio di protagonismo Juncker si è permesso di rilanciare l'idea di un esercito di difesa europeo per dare un segnale di avvertimento alla Russia di Putin, sempre più aggressiva e sfacciata nelle sue azioni in Europa dell'est. Questa intento, che ha fatto molto scalpore nonostante non sia una novità nei pensieri di Juncker, invece di venire accolto con positività verrà sicuramente affondato da un consiglio europeo affollato da tirapiedi atlantisti e putiniani ma rimarrà comunque un passo in avanti che in futuro più o meno lontano potrà andare a sommarsi a tutti gli altri piccoli passi fatti per compiere il difficile e lungo percorso di integrazione europea.

Le motivazioni che spingono Juncker a questo protagonismo europeo possono essere varie, dal desiderio genuino di dare un contributo al grande progetto europeo come fecero tanti grandi politici del passato (ora questa attività non è più di moda), alla semplice ambizione personale di ritagliarsi più potere ed influenza tra le poltrone che contano. Probabilmente la verità sta nel mezzo e non è nemmeno detto che queste due motivazioni siano in contrasto tra loro.

Juncker non è Adenauer, De Gasperi, Schuman o Spinelli, ma non è nemmeno un Barroso qualsiasi.

Buon lavoro zio Jean-Claude.

 

 

Cosimo Biliotti

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Marzo 2015 13:16 )  

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