Giovanni Nannini

Sabato 04 Settembre 2010 12:10 Silvana Grippi
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L'attore Giovanni Nannini - capocomico e maestro di scena tutta la vita 

"La veglia sull'Aia"  con  un Giovanni Nannini, 88 anni, in splendida forma. Il teatro fiorentino rappresentato da una valida compagnia che ha coinvolto la gente in uno spettacolo in vernacolo a Bagno a Ripoli. La recitazione del Nannini è a dimostrazione che l' arte vernacolare è ancora attuale, frizzante e d'impatto, come quella dei tanti comici toscani attualii: Pieraccioni, Panariello, Ceccherini.  Il teatro in lingua fiorentina da sempre ha toccato temi popolari come: il male del vivere, l'antifascismo, la vita quotidiana con coraggio e ironia,e altri aspetti come la sensibilità e la malinconia. Nannini ha trascorso la maggior parte della sua carriera nei teatri più o meno improvvisati e soltanto negli ultimi anni c' è stato un riconoscimento al suo impegno e lavoro continuativo negli anni.

 

Fare ridere è il mestiere di Giovanni Nannini, con le sue espressioni da clown triste che sanno regalare humor ma anche spleen, ci fa fare un tuffo in una Firenze "del tempo che fu" con i suoi locali. botteghe e vinai  dove tutti si conoscevano e si davano del tu. Egli ci dice che "Tutto quello che ho fatto in scena me l' ha insegnato la vita". 
Ci dice l'Incerti in un suo articolo: "Nel mestiere di ridere, Nannini dà vita anche ad anarchici, operai della Galileo, irriducibili ubriaconi dal naso rosso. Perché lo spettacolo, in fondo è un album di ricordi della vita dello stesso Nannini. «Quand' ero ragazzo rammenta l' attore alle Cure o al mercato di San Lorenzo c' erano tante macchiette. I' Bambino per esempio, gli era davvero una sagoma: c' aveva un grembiulone sopra ai pantaloni co' la bottega aperta. Gli urlavamo: facci vedere i' bambino, e lui lo faceva vedere». Ancora riaffiorano i ricordi dell' avanspettacolo popolato da guitti e da grandi attori come Cesarina Cecconi: «C' erano poi i suggeritori. Bravo gli era i' babbo di Giorgio Ariani: ma gli puzzavan tanto i piedi e c' aveva i' vizio di levarsi le scarpe e metterle accanto alla buca di' suggeritore. La povera Cecconi, una volta, manca poco, la svenne». Divertente e affascinante era la Firenze delle serenate: «Sotto casa di Emma Gramatica, che la stava in via dei Pepi, comparivano sempre carrozze di lusso con sopra un pianoforte. Ma a fare serenate c' erano anche poveri cristi come un mio amico sempre briaco, che suonava la chitarra con i' fiato che sapeva sempre di vino». Il mestiere di ridere dunque. Non solo uno spettacolo. Ma una pagina di storia del teatro. Di un teatro all' antica basato sulla forza dell' attore e sull' immediatezza dei testi. Tipico di un' epoca in cui la parola drammaturgia non era ancora diventata moda."

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 07 Settembre 2010 12:47 )