(51) Stille Oppror: “S.o2”
Christer Andrè Cederberg, dopo aver contribuito ai lavori concepiti da gruppi di culto come In The Woods, Drawn e Animal Alpha, ha deciso di dare libero sfogo alla propria attitudine sperimentale con un progetto solista di ampio respiro.
“S.o2” è un album dalle trame intricate, dilatate (difficile trovare una traccia che duri meno di cinque minuti) e fascinose, in cui si è deciso di dare grande risalto alla libertà di espressione sonora senza porsi troppi limiti sia in sede di composizione che di produzione.
Il sound espresso da Stille Oppror è di natura puramente emozionale e si colloca come punto di intersezione tra la rudezza melodica dell’indie-rock, l’attitudine sperimentale e la lentezza degli intrecci melodici tipici delle ambientazioni post-rock e le intricate trame melodiche che costituivano solide impalcature melodiche tanto care al progressive rock.
Il lavoro nel suo complesso è intriso di un fascino del tutto particolare e non risulta essere di facile assimilazione: difficile porsi all’ascolto di tracce talmente dilatate e ricche di un indiscutibile fascino emotivo senza possedere un orecchio attento ed allenato.
“S.o2” è un lavoro che per essere apprezzato nella sua globalità ha bisogno di più di un ascolto impegnato: in questi casi gli sforzi e la pazienza sanno essere ripagati in modo particolarmente soddisfacente, ma sarà difficile che il sound di Stille Oppror possa rappresentare per chiunque un semplice e sterile sottofondo sonoro.
Massimiliano Locandro
(52) Superpartner: “Love Hotel”
La nuova scoperta della giovane ed interessante “Pippola Music” si chiama Superpartner e si candida a diventare la nuova “ big thing” del panorama indie-pop italiano.
Che Pippola Music si muova sempre con stile e grande cura lo si nota fin dalla copertina, che riporta le foto della geniale Anna Di Prospero, emergente virgulto pregno di un talento creativo fuori dal comune: ne sentiremo sicuramente parlare in futuro.
Per quanto riguarda la musica, i pugliesi Superpartner si muovono con indubbia classe negli zuccherosi territori del power-pop melodico, evocando fresche suggestioni “indie-pop” e romantici ricordi “sixties”, danzando con leggiadria sopra le impronte lasciate da illustri signori quali Cardigans, Belle And Sebastien e Stereolab e facendole luccicare di una nuova luce, grazie a sapienti tocchi intrisi di elegante modernità.
“Love Hotel” è una collezione di dieci deliziose canzoni pop, elaborate con dolce maestria sopra accattivanti melodie iper-glassate e valorizzate dalla sensuale voce dell’ammiccante “gattina yè-yè” Rosita Garzia.
La musica dei Superpartner è dichiaratamente “easy-listening”e sfido chiunque ad affermare che tutto ciò possa in qualche modo essere considerato un difetto, inoltre possiede il raro pregio di abbinare con grazia le languide melodie del pop con la potenza delle ambientazioni sonore evocate, ricamando variegate trame vintage intrise di sensuali sfumature.
Un piacevole viaggio indietro nel tempo nei meandri di un mondo incantato, dove enormi nuvole di zucchero filato ci strizzano l’occhio e ci invitano ad approfittare di loro, facendo attenzione a non cariarsi i denti.
Massimiliano Locandro
(53) Sant’Antonio Stuntmen: “INTO THE AORTA”
Se prima di recensire un disco siete soliti cercare note biografiche del gruppo in questione, allora quello che non dovete assolutamente fare è consultare il sito dei Sant’Antonio Stuntmen: qui tra funerali, trafugazione di cadaveri, incidenti spaziali ed interviste a Mario Didone c’è il serio rischio di perdere il lume della ragione.
La stessa confusione demenziale, per fortuna, non la si assapora ascoltando “Into The Aorta” eclettica opera prima di questo valido quartetto padovano.
I Sant’Antonio Stuntmen sanno suonare e lo dimostrano con creatività, prendendo letteralmente a schiaffi l’ignaro ascoltatore con il loro noise’n’roll convulso ma condito da influenze varie e discordi. Ascoltando le otto tracce più intro di “Into The Aorta” vengono in mente gruppi come Motorpsycho, Kyuss, Fantomas e Melvins, che magari non appartengono allo stesso calderone musicale ma che sicuramente hanno influenzato i Sant’Antonio Stuntmen durante la gestazione del loro lavoro.
Dopo l’iniziale intro, che farebbe presagire a ben altro sound, i Sant’Antonio Stuntmen iniziano a picchiare fortissimo sull’acceleratore con la violenta “Ruzzane” e con la diabolica “Elvis”.
Non è un sound per orecchie da svezzare quello proposto dal quartetto padovano, e lo dimostrano a pieno titolo l’impronunciabile “Superdeathbrutalgrindskifosilimbo” e la violenta “Sofà”, talmente efferata da suggerire la visione di uncini insanguinati che compaiono e svaniscono senza preavviso.
L’ecletticità e la verve creativa dei Sant’Antonio Stuntmen vengono sprigionate nella loro interezza con l’inaspettata “Caene”, ballata finale in dissonanza non solo con gli accordi, ma anche con l’intero andamento del disco e proprio per questo ancora più bella e seducente.
Ai Sant’Antonio Stuntmen piace assorbire, reinterpretare, stravolgere e spiazzare gli ascoltatori con il loro eclettico sound: che il Patrono gliene renda merito.
Massimiliano Locando
(54) Salvatore Schisano: “In treno”
Uscito per Positano Records, “In treno” è l’album di Salvatore Schisano, che vede solo adesso la luce dopo una lunga e travagliata gestazione.
Dopo una carriera artistica ricca di esperienze e gratificata da svariate collaborazioni, Salvatore Schisano giunge così al suo primo lavoro, dove riesce a mettere a fuoco con classe tutto il suo elevato spessore artistico.
“In treno” è una raccolta di canzoni che evocano in bello stile passioni e sentimenti, spaziando tra varie influenze musicali ma con un unico sincero proponimento: la volontà di comunicare emozioni.
Si tratta quindi di un lavoro da considerare nella sua interezza, cercando di collocare sullo stesso piano sia la musica che le parole, in modo tale da poter avere una visione d’insieme dell’immaginario sonoro che viene qui suggerito con estrema eleganza.
Ascoltando il disco si viene trasportati in un viaggio in cui si intrecciano pittoresche visioni di paesaggi assolati, aridi lidi desertici ed angoli silenziosi dove poter trovare finalmente la pace e riuscire a riflettere, lasciandosi stregare dall’ammaliante fascino di una debordante malinconia.
Un disco che trasuda passione e calore e che non mancherà di evocare emozioni ed attimi di piacevole relax, giocando con eleganza su un’azzeccata contaminazione di stili musicali, tra cui si intravedono alcuni virtuosismi tecnici accostabili alla musica jazz, la malinconica allegria tipica della musica brasiliana e l’infuocata passione che solo la musica partenopea riesce ad evocare in modo così reale, quasi tangibile.
Massimiliano Locandro
(55) RARETRACCE: “Volume I”
“Volume I” rappresenta l’opera prima per i romani Raretracce, gruppo attivo da vari anni con alle spalle una lunga e apprezzata attività live.
Il disco è stato registrato presso la “Fattoria Sonora” di Paolo Panella a Roma e rappresenta un riassunto di tutto il brillante lavoro svolto dal quartetto romano, che ha mosso i primi passi nel non troppo lontano 2001.
Le undici canzoni che compongono “Volume I” spaziano tra diversi generi e dimostrano in pieno la poliedricità e la padronanza tecnica dei quattro musicisti romani: si passa così dal blues al soul-funk, senza tralasciare accordi “in levare” ed accenni di swing, il tutto miscelato secondo la ricetta del maestro Rino Gaetano, vero punto di riferimento delle Raretracce.
Le Raretracce dimostrano di poter dare il proprio contributo, mantenendo in buono stato la canzone d’autore italiana con una miscela di suoni curati nel minimo dettaglio che rappresentano una raffinata cornice a testi originali e pungenti, in cui l’ironia gioca un ruolo molto importante.
Ascoltando le undici canzoni di “Volume I” si viene immediatamente colpiti dal carisma emanato dal cantante e pianista Dario Marigliano, grazie al quale le Raretracce vengono di diritto trascinate al di fuori del limbo degli sconosciuti.
Proprio lo stile fortemente personale del cantante, per certi versi un ipotetico incrocio tra Rino Gaetano ed Ivan Graziani, riesce a donare fascino ad ogni singola canzone apportando quel tocco in più che riesce a rendere interessanti anche i momenti meno riusciti.
“Volume I” scorre piacevolmente, sia per i testi che raccontano storie quotidiane infarcite di un’ironia dissacrante, sia per la grande tecnica musicale di cui sono in possesso le Raretracce, in grado di spaziare tra vari generi musicali pur senza mai tralasciare i punti cardine del cantautorato italano d’autore.
Da segnalare su tutte la stupenda “La Battaglia”, canzone che non avrebbe certo sfigurato nel repertorio di Ivano Fossati e l’iniziale “Campeggio in Calabria” , auspicabile hit radiofonica in salsa soul-funk.
Le Raretracce rinvigoriscono di linfa vitale e personale la canzone d’autore italiana con un disco del quale francamente se ne sentiva il bisogno.
Massimiliano Locandro
Musica: Raccolta di recensioni n.3 (c)
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