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Musica: Raccolta di recensioni n.3 (b)

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Musica: Raccolta di recensioni n.3 (b)



(46) Transit: “Decent Man On A Disperate Moon”
 


Non lasciatevi ingannare dal nome: Transit non è il modello di una vettura appartenente ad una famosa casa automobilistica ma è il nuovo progetto artistico di Jan Kenneth Transeth, già cantante ed autore dei testi per la cult-band norvegese In The Wood.
Le dieci canzoni attraverso cui si sviscera “Decent Man On A Disperate Moon” sono state scritte tra il 2004 ed il 2006 ed il fatto che siano state pubblicate solo adesso può dare la percezione di quanto sia stato importante ed impegnato questo progetto per J. K. Transeth.
Il sound di Transit è difficilmente catalogabile: se proprio si vuole trovare una definizione si può parlare di cantautorato indie-rock di derivazione country con incursioni sperimentali devianti che si dipanano su di un mood di matrice gotica. Se tutto ciò non vi è chiaro, basti sapere che su tutto prevale sempre la carismatica voce di J. K. Transeth, capace di ammaliare, sedurre e poi graffiare, sia tra le confortevoli melodie ovattate di un pianoforte (“Miller Song”) che dietro il muro elettrico di chitarre innervosite (“Bleed On Me”) ed ancora tra incursioni sperimentali dissonanti (“Ad Anima”).
Un disco dal fascino magnetico, che aiuterà a scoprire un personaggio carismatico e molto conosciuto in patria, forse non abbastanza dalle nostre parti.

Massimiliano Locandro



(47) Todesbonden: “Sleep Now, Quiet Forest”

 Di questi tempi le band che propongono gothic metal con voce al femminile hanno letteralmente preso d’assalto il mercato musicale, proponendo lavori tutt’altro che originali ed andando così ad esaurire la propria vena creativa e di conseguenza l’interesse suscitato nel pubblico di ascoltatori.
Non seguono questo filone i Todesbonden: probabilmente hanno capito prima di tutti che il filone si andava inevitabilmente esaurendo e così hanno deciso di inventarsi qualcosa di totalmente diverso.La band americana propone infatti un affascinante connubio sinfonico tra musica celtica, suggestioni balcaniche e classico gothic rock, giocando con intrecci melodici originali, melodie celtiche e suggestioni folck di pregevole fattura. In questo caso sono le chitarre a rincorrere i violini e la splendida voce della cantante Laurie Ann si incunea con discrezione tra armonie folkish e melodie di stampo arcaico, impreziosite dall’utilizzo di strumenti non convenzionali come sitar, flauto e pianoforte che vengono qui utilizzati con classe e discrezione.Il risultato è qualitativamente egregio, anche se inevitabilmente spiazzante: il fascino evocato da queste melodie è inequivocabile, ma ha bisogno di vari ascolti per essere apprezzato appieno. Certo, non tutte le tracce risultano di eccellente qualità come la magica “Aengus Og Fidale” o la cavalcata epica di “Battle Of Kadesh”, ma nel complesso “Sleep Now, Quiet Forest” risulta essere un lavoro pregevole e qualitativamente superiore alla media.
I Todesbonden con questo loro primo album dimostrano innegabili doti tecniche e melodiche e soprattutto riescono a rinvigorire di linfa vitale un filone musicale che oramai pareva aver esaurito il suo fluido vitale.
A volte rischiare paga, soprattutto quando si possiedono qualità ed idee: siamo sicuri che “Sleep Now, Quiet Forest” farà molto parlare di sé.

Massimiliano Locandro



(48) THEM PHILOSOPHY: “Thought before action”  

E’una vera impresa inquadrare il sound dei romani Them Philosophy: questo perché nelle dodici tracce di questo loro “Thought before action” i quattro musicisti si divertono a spaziare tra vari stili e generi musicali, quasi volessero esibire al mondo intero i propri virtuosismi tecnici.
In questo modo però, più che sbalordire, riescono solo a confondere le idee di chi ascolta, il quale si ritrova fin da subito spiazzato in un caotico gorgo dove si incontrano/scontrano potenti riff metal, graffianti ritmiche hardcore, improvvisi quanto devastanti variazioni di intensità, spiazzanti ritmiche in levare, improvvisi toni epici, rapide avvisaglie industrial-elettroniche ed una stravagante quanto male assortita alternanza tra cantato in inglese e italiano.
Insomma, più che un “crossover” inteso come ben amalgamata commistione di stili, qui ha senso parlare di un immenso minestrone di generi musicali, che può essere digerito solo se assunto in lievi dosi.
Intendiamoci, non sto dicendo che i Them Philosophy non sanno suonare, semplicemente a mio avviso dovrebbero porre un severo limite alle frequenti divagazioni in simil-virtuosismi tecnici e concentrare maggiormente le proprie energie verso qualcosa di più definito, alla ricerca di un suond personale e più “digeribile”.
In questo modo invece si limitano a galleggiare in un immenso calderone di stili, rischiando a più riprese di andare a fondo. Molto probabilmente non hanno ancora deciso cosa vogliono fare da grandi. 

Massimiliano Locandro




 (49) The Shadow Line: “Fast Century” 


L’ultima scoperta della neonata e già promettente Hit Bit Records si chiama The Shadow Line e si candida ad un posto di rilievo tra le più interessanti novità della scena rock italiana.
Si tratta di quattro giovani musicisti romani inclini ad un indie-rock aggressivo e fortemente melodico, con una certa predilezione per le atmosfere tipiche di quella che fu la scena new-wave e che oggi sembrano essere tornate tanto di moda.
”Fast Century” è un lavoro riuscito, ricco di canzoni fresche, che sprizzano quella potente energia che solo giovani preparati ed ambiziosi riescono ad esprimere.
Il sound dei The Shadow Line amalgama con successo tutta l’energia del rock con le più scure atmosfere new-wave, e denota un gran lavoro di ricerca melodica, improntato ad ottenere atmosfere di grande impatto emotivo e di facile assimilazione, che vengono rese ancor più coinvolgenti dalle notevoli caratteristiche vocali del cantante Daniele Giannini.
Le undici canzoni scivolano via piacevolmente, tra ritmiche intrecciate, progressioni melodiche e improvvise scariche di adrenalina. Da sottolineare l’iniziale “Untitled”, potente e coinvolgente quanto basta per rendersi subito conto di quanta freschezza sia presente nel sound dei  The Shadow Line, “Hi-Hat” che aggiunge all’irruenza rock quella sana componente melodica “easy listening” che non guasta mai e la successiva “The Crash”, energica cavalcata giocata con classe su una progressione melodica molto coinvolgente.
E’ comunque l’intero lavoro a convincere nella sua interezza, risultando ben curato e prodotto: veramente un buon lavoro da parte di questi giovani musicisti romani e complimenti a HitBit Records, che in questo caso ha dimostrato di averci “l’occhio lungo”.

 



Massimiliano Locandro



 (50) THE CALORIFER IS VERY HOT: “Marzipan in Zurich” 


The Calorifer is very Hot è un progetto che ruota attorno alla figura del giovane e talentuoso Nicola Donà, al suo album d’esordio per My Honey Records.
”Marzipan in Zurich” si compone di nove tracce in puro stile lo-fi, stralunate e non catalogabili in un genere musicale vero e proprio: qui la melodia pop a tratti dialoga con il country, dando vita a svagate cantilene quasi svogliate, ma appena si volta l’angolo si viene investiti da una cassa a quattro quarti e da potenti ritmi elettronici, il tutto condito con qualche goccia di sperimentazione sonora e  con l’ulteriore aggiunta di malinconiche ballate folck.
Insomma, un gustoso calderone di influenze musicali tenute insieme dall’estro musicale di Nicola Donà, che “sbriga la pratica” in poco più di venti minuti, dimostrando di avere talento, anche se non ancora messo del tutto a fuoco.
Si parte così col country stralunato e quasi svogliato di “Orange is a ba-ball”, per poi cambiare improvvisamente rotta ed imbattersi nel melodioso tappeto sintetico di “Slowmotion dream”,  primo singolo estratto dall’album, su cui si dipana una ipnotica cantilena folk.
C’è anche spazio per un corposo riff in stile indiepop, colonna portante di “Take care go home”, in cui tornano alla memoria alcune belle cose dei Pavement e per l’estro musicale di “Smelling candles” dove l’incedere dei Calorifer si fa quasi psichedelico, sfociando in melodici cori distorti. In “Outside is cold for us” c’è anche spazio per un’ospite: Paolo Torreggiani, che aggiunge a questo lavoro quell’irresistibile ritmo tipico dei “My Awesome Mixtape”, con l’aggiunta di disturbi melodici imbastiti ad arte.
Irresistibili sono anche gli accordi acustici di “Wocko” su cui risalta la malinconica voce quasi svogliata di Nicola Donà, per poi proseguire con l’incasinato “pazzeggio” in salsa indiepop di “Panda loser”, che dal vivo mieterà sicuramente molte vittime.
Si conclude con il ritmo narcolettico di“Cats day afternoon”, caratterizzato dall’uso di organetti e tastierine giocattolo che aggiungono quel tocco di geniale sperimentazione e, nei contorni di un lavoro talmente vario e a tratti geniale, di sicuro non guasta.

 



Massimiliano Locandro

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2020 20:05 )  

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