Il Sanremo risanato era quello cui ci avevano preparato ad assistere, dopo alcuni anni di indefinitezza d'organizzazione e conduzione, con un coro unanime per far tornare il guaritore Pippo alla classicità della manifestazione.
Molto accurata la preparazione dei mass media a stimolare la curiosità per questa prima serata che ha mantenuto le promesse: il ritorno alla tradizione, dal gingle Perché Sanremo è Sanremo, ai mostri sacri della storia della canzone italiana, alle gags del conduttore.
Baudo, certamente calato nel suo ruolo più favorevole, ha dimostrato d'essere se stesso e di tenere la scena senza pause imbarazzanti superando i sui ultimi predecessori.
Ancora una volta però poca attenzione alla "canzone italiana" e più all'interprete, e soprattutto allo spettacolo di contorno.
La scelta stessa dei partecipanti sembra tener conto più dei nomi ad effetto che delle melodie a buon pro dell'audience, e per questa première non sembra spiccare un ritornello che rimanga nella storia, un perdere l'amore o un si può dare di più.
Trionfa ancora una volta il buonismo e la famiglia, come già aveva lanciato Bonolis: è il momento del rapporto finto/ideale/emozionato padri-figli dei Facchinetti o normalmente conflittuale del giovane Baroni, cui si aggiungono quest'anno: alienati, bambini uccisi in guerra, disertori, artisti falliti.
Assenti i giovani, nessuna Dolcenera, né un Britti nascente.
E il look? Tramontati purtroppo i colpi di scena Pravo-Oxa-Bertè (qualcuno ricorda la sposa con pancione dell'86?) ci rimane ben poco: il poncho di chiffon di Milva, la giacca di pelle che strizza una Nada con qualche chilo di troppo e tanta voce di meno della quindicenne proiettata sul megaschermo (errore a suo discapito, proprio prima dell'esibizione), i due etti di ombretto blu scintillante sulle palpebre di Leda Battisti.
Sobri (forse troppo) come sempre nel look e nelle musiche i fidanzati ideali Zero Assoluto (ancora in D&G?).
Certo non una brillante esecuzione per Norah Jones, considerata l’interruzione del suo playback, dovuta a un errore tecnico; ma la toppa è stata peggio del buco: ha cercato di giustificarsi dichiarando di aver interrotto volontariamente il pezzo, infastidita dall’errore di un musicista. Un errore preregistrato?
Per concludere il vero neo della serata: un Cornacchione che si può definire solamente con l'attributo "penoso", non essendo riuscito a strappare mezzo sorriso , nemmeno alla claque, con la sua pretesa di satira politica, insulto ai vari grandi Benigni o Grillo che gli sono preceduti.
Gradevole invece la presenza del gruppo Scissor Sisters con un brano attuale, apprezzato ed azzeccato.
The show must go on… Quindi vedremo cosa accadrà nelle prossime serate. Per adesso nessuna esplosione, né emozione: chiamiamolo pure prudenzialmente senza infamia e senza lode.
Ernesto Dario Marino
Molto accurata la preparazione dei mass media a stimolare la curiosità per questa prima serata che ha mantenuto le promesse: il ritorno alla tradizione, dal gingle Perché Sanremo è Sanremo, ai mostri sacri della storia della canzone italiana, alle gags del conduttore.
Baudo, certamente calato nel suo ruolo più favorevole, ha dimostrato d'essere se stesso e di tenere la scena senza pause imbarazzanti superando i sui ultimi predecessori.
Ancora una volta però poca attenzione alla "canzone italiana" e più all'interprete, e soprattutto allo spettacolo di contorno.
La scelta stessa dei partecipanti sembra tener conto più dei nomi ad effetto che delle melodie a buon pro dell'audience, e per questa première non sembra spiccare un ritornello che rimanga nella storia, un perdere l'amore o un si può dare di più.
Trionfa ancora una volta il buonismo e la famiglia, come già aveva lanciato Bonolis: è il momento del rapporto finto/ideale/emozionato padri-figli dei Facchinetti o normalmente conflittuale del giovane Baroni, cui si aggiungono quest'anno: alienati, bambini uccisi in guerra, disertori, artisti falliti.
Assenti i giovani, nessuna Dolcenera, né un Britti nascente.
E il look? Tramontati purtroppo i colpi di scena Pravo-Oxa-Bertè (qualcuno ricorda la sposa con pancione dell'86?) ci rimane ben poco: il poncho di chiffon di Milva, la giacca di pelle che strizza una Nada con qualche chilo di troppo e tanta voce di meno della quindicenne proiettata sul megaschermo (errore a suo discapito, proprio prima dell'esibizione), i due etti di ombretto blu scintillante sulle palpebre di Leda Battisti.
Sobri (forse troppo) come sempre nel look e nelle musiche i fidanzati ideali Zero Assoluto (ancora in D&G?).
Certo non una brillante esecuzione per Norah Jones, considerata l’interruzione del suo playback, dovuta a un errore tecnico; ma la toppa è stata peggio del buco: ha cercato di giustificarsi dichiarando di aver interrotto volontariamente il pezzo, infastidita dall’errore di un musicista. Un errore preregistrato?
Per concludere il vero neo della serata: un Cornacchione che si può definire solamente con l'attributo "penoso", non essendo riuscito a strappare mezzo sorriso , nemmeno alla claque, con la sua pretesa di satira politica, insulto ai vari grandi Benigni o Grillo che gli sono preceduti.
Gradevole invece la presenza del gruppo Scissor Sisters con un brano attuale, apprezzato ed azzeccato.
The show must go on… Quindi vedremo cosa accadrà nelle prossime serate. Per adesso nessuna esplosione, né emozione: chiamiamolo pure prudenzialmente senza infamia e senza lode.
Ernesto Dario Marino
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