02. SENZA CUORE
03. PISCIARSI SULLE SCARPE
04. BIANCO & NERO
05. IMPARARE A VOLARE
06. HAI RAGIONE TU
07. GIOCHI CON LE PAROLE
08. KAPPAO’
09. NON PUOI ESSERE ME
10. NON C’ENTRA NIENTE
11. IL CIELO E’UNA STRISCIA BLU
12. CENERE
13. MAMMIFERI DELL’ACQUA
Apro la busta che qualcuno ha gettato con noncuranza sulla mia scrivania e rimango come un ebete a fissare un’innocua bottiglietta di Coca-Cola che lentamente scivola giù, fino a colpirmi sul dorso del piede.
La osservo stupito, la raccolgo e la stringo più volte tra le mani, quasi a volerne saggiare l’effettiva consistenza fisica, mentre improvvisamente mi accorgo di provare un intenso desiderio di bere. Mentre cerco freneticamente quel dannato apribottiglie che si nasconde in chissà quale recondito anfratto della mia memoria, ho un sussulto: il tappo della bottiglietta è di uno strano colore: un fucsia intenso, fosforescente.
Che si tratti di un’altra trovata di marketing, magari pensata ad arte per attirare quelle smaliziate pischelle tutte casa e chiesa che il sabato sera si perdono dentro a quegli assurdi bicchieri d’acqua naturale corretta al lime?
Serro la presa sulla bottiglietta, con uno scatto felino la rigiro tra le mie mani e avvicino meglio gli occhi, che strabuzzano in una smorfia di stupore non appena si ritrovano a stretto contatto con la lista degli ingredienti, come al solito in bella vista sul retro della bottiglia.
Mi si accappona la pelle, non voglio credere a ciò che leggo: 2,09% di coloranti bianco & nero, 3,53% di cenere, 4% di papaveri gialli e addirittura il 4,07% di aromi estratti da non meglio precisati mammiferi d’acqua .
Non mi sono mai fidato delle multinazionali, ma questo è decisamente troppo: in un impeto di rabbia faccio saltare il tappo con la bocca, non senza provare un acuto dolore ai denti (dannate carie non curate: maledette Zigulì) e getto di sbieco un’occhiataccia al contenuto. L’avvicino alla bocca e annuso: il solito odore senza odore della Coca-Cola, è proprio Lei, ci sono anche le bollicine che mi scoppiettano gentilmente in faccia, ma…un attimo: cos’è quest’aroma repellente ? Sembrerebbe proprio il classico odore delle olive ascolane.
Basta un attimo, un rapido flash-back e si innesca un immediato effetto-domino coni decine di collegamenti mentali che si attivano ad intermittenza nel traffico dei miei neuroni atrofizzati: adesso è tutto più chiaro. Si tratta della nuova bevanda, anzi, del nuovo album di Jacopo Gobber, fresco e da bere a piccoli sorsi, onde evitare sgradevoli controindicazioni. Che stupido, come ho fatto a non pensarci prima
Primo sorso: è frizzante e gradevole, ma cos’è questa strana immagine di un pellicano parlante che mi vuole per forza accompagnare attraverso un campo di papaveri gialli ? Sarà forse il caso di smettere? No, via, proviamo ancora una volta, in fondo mi è rimasta ancora un po’ di sete.
Secondo sorso: buono, ma adesso mi inizia a girare un po’ la testa. Forse ora dovrei seriamente smettere, non vorrei correre il rischio di fare la fine di quel mio amico che, picchia e mena, si è anche pisciato sulle scarpe.
Terzo: sai che quasi quasi inizio quasi ad abituarmi a questo strano gusto frizzantino? E’ proprio buono, e poi secondo me ci hanno messo dentro anche qualcosa di chimico: questi americani ne sanno una più del Diavolo. Adesso però inizio a sentirmi un pochettino sbronzo, non mi va di gettare la spugna sul più bello: non si dica a giro che è bastata una semplice bevanda per mettermi Kappaò, e poi… proprio ora che manca così poco.
Ultimo sorso: aiuto, adesso mi gira veramente tutto attorno: non riesco neanche più a leggere per bene il testo delle canzoni, mi sembra che le parole si sciolgano nell’acqua e cadano giù oblique, come se volessero fuggire alla mia vista: malandrine
Mi alzo stancamente dalla sedia, barcollo fino ad arrivare in camera da letto e mi lascio letteralmente cadere a peso morto sopra il letto, desiderato come non mai.
Prima di chiudere gli occhi, un pensiero mi assale e capisco di averlo cullato beffardamente per troppo tempo in un angolo nascosto della mia mente, fino a farlo diventare minaccioso, serio, martellante.
E’ solo un attimo, ma si tratta di una percezione talmente precisa ed inquietante che mi si drizzano tutti i capelli in testa, prima di cadere in un torpore opprimente e remissivo.
Sorrido mestamente prima di chiudere le palpebre e abdicare di fronte all’ineluttabile forza che mi costringe a letto, ormai privo di forze.
Tutto mi è chiaro: “E’ solo cenere! E’ questa la verità! E questo sono io”
Massimiliano Locandro
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