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Teatro: Madre Coraggio

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Madre Coraggio

di Bertolt Brecht, adattamento Antonio Tarantino, traduzione Roberto Menin, regia Cristina Pezzoli
con Isa Danieli, Alarico Sasaroli, Marco Zannoni, Lello Serao, Arianna Scommegna, Xenia Bevitori, Carlo Caracciolo, Matteo Cremon, Tiziano Ferrari, Vesna Hrovatin, Paolo Li Volsi, Aurora Peres, Sergio Raimondi, Shi Yang.
Scene Bruno Buonincontri, costumi Gianluca Falaschi, musiche Pasquale Scialò, luci Cesare Accetta.

Al Teatro della Pergola (Firenze) fino a domenica 8 febbraio

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Cos’è un classico? Quando, pur parlando del proprio tempo, pur affrontando orizzonti limitati, anzi, proprio perché rivolto all’osservazione di un microcosmo, uno scrittore è capace di aprire uno squarcio sulle verità dell’uomo e della società, di sapere sezionare la realtà, arrivando a cogliere l’essenza del vero, della ragione, della politica, diviene capace di parlare a ogni epoca, di rispondere alle domande di ogni tempo. E Brecht, con ‘Madre coraggio’ ci parla della società umana, attraverso una piccola donna, sospesa al di sopra del tempo, ci parla di guerra e di economia, di valori, di interessi, tramite una storia epica e, al tempo stesso, intrisa di reale, attraverso un proposito didattico che tuttavia evita inutili schematismi, con la volontà di superare il teatro borghese per raggiungere verità ulteriori rispetto alla semplice constatazione descrittiva. E dalla sua lezione piovono scuri sulle nostre coscienze: perché soldati che dicono “Questa guerra è diversa” ricordano terribilmente da vicino le operazioni di polizia internazionale, le guerre umanitarie, l’esportazione di democrazia.
E Brecht diviene un classico nonostante il suo sforzo titanico per non diventarlo affatto, per trasformare ogni opera in uno strumento di agitazione politica che con la finzione scenica non abbia a che fare. In questa “Madre coraggio” la compagnia si adegua al verbo dello scrittore riproducendo lo straniamento, la non-immedesimazione reclamata dal testo, tramite interruzioni, divertissement canori, salti temporali, ellissi, paradossi scenici, non senza alcune irruzioni di pertinenti elementi contemporanei. Ma al tempo stesso ha il merito di inventare un linguaggio nuovo, volto, attraverso brevi quadri teatrali pienamente compiuti, di ri-costruire un’immedesimazione per squarci, sincopata, ovvero tante recite capaci di coinvolgere, in luogo di un’unica recita didattica. Il risultato è brechtianamente ineccepibile, e contemporaneamente risponde alle esigenze del teatro tradizionale, che ha come scopo il coinvolgimento del pubblico.
Si tratta quindi di un meccanismo estremamente delicato che funziona grazie a un scelta di labor limae sulle interpretazioni dei protagonisti, sulla finezza della loro espressione, affiancata invece da una recitazione più propriamente “dimostrativa” affidata ai personaggi marginali. E’ un lavoro per cerchi concentrici che parte da un esterno netto e stagliato e si avvicina al centro sfumandosi e raggiungendo una sempre maggiore sottigliezza. E al centro c’è proprio madre coraggio, una Isa Danieli sontuosa che oltre a recitare in modo memorabile ha, appunto, un ruolo fondamentale in questo complesso lavoro di de-straniamento.

Giulio Gori

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 06 Marzo 2009 19:30 )  

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