Non sono un "complottista", ma dopo numerose sollecitazioni da parte di amici, conoscenti e chi più ne ha più ne metta, ho deciso di guardare il documentario “Zeitgeist”.
Per chi non lo sapesse, si tratta di una produzione indipendente senza alcun fine di lucro, disponibile con sottotitoli in italiano e liberamente “disponibile” in rete. Ho sempre avuto una predilezione per tutto ciò che è in grado di stimolare riflessioni e devo ammettere che Zeitgeist, pur con le sue pecche, riesce pienamente nel suo intento, senza per questo risultare troppo pesante. Il documentario è diviso in tre parti, che a prima vista potrebbero sembrare scollegate tra di loro ma che alla fine si completano come tre pezzi di uno stesso puzzle.
La prima parte affronta il complicato tema della religione e produce una serie di argomentazioni da cui risulta che la maggior parte delle religioni non sarebbero nient’altro che una sorta di “rilettura” della venerazione che già i nostri antenati riservavano per l’osservazione degli eventi naturali, in particolar modo per il sole e per gli astri.
Il messaggio che emerge, neanche troppo velatamente, è che una volta che viene “costruito su misura” un mito da idolatrare, c’è il forte rischio che questo si trasformi in un facile e pericoloso strumento per manipolare le masse.
Nella seconda parte si affronta il tema della strage dell’11 settembre, negando la tesi ufficiale dell’ attentato da parte dei Talebani e affermando che tutto ciò sia stato solo un pretesto “creato ad hoc” dagli stessi servizi segreti americani per poter orientare l’opinione pubblica ed ottenere il sostegno per l’entrata in guerra contro Afghanistan ed Iraq. Il tutto viene esaminato in modo dettagliato, avvalorando queste tesi con numerose prove documentali e cercando di ricreare il contesto storico che da sempre ha caratterizzato l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America.
Anche questa volta il messaggio appare chiaro: una volta creato un mito da gettare in pasto alla gente, avvalorato e sostenuto a gran voce dai mezzi di comunicazione di massa (sui quali spicca la televisione, vera e propria “Drug Of The Nation”) diventa più molto facile manovrare l’opinione pubblica ed ottenerne il consenso, necessario per intraprendere azioni estreme che implicano una presa di coscienza collettiva, come ad esempio quella di entrare in guerra contro un altro Paese.
Nella terza parte infine si analizzano l’importanza ed il peso che la finanza ha sempre rivestito (rigorosamente eclissata dietro le quinte) durante i principali accadimenti che hanno sconvolto il mondo in questi ultimi anni.
Questa è a mio avviso la parte più interessante dell’intero documentario e vi posso assicurare che vi farà riflettere a fondo, sia nel momento in cui si elencano le varie implicazioni finanziarie che hanno sconvolto i mercati finanziari negli ultimi anni (tra l'altro l’argomento è di stringente attualità), sia quando vengono passate in rassegna le varie implicazioni che hanno caratterizzato i finanziamenti alle guerre più devastanti, con la partecipazione diretta (e soprattutto dietro le quinte) degli Stati Uniti d'America, infine quando si giunge ad alcune acute e non banali conclusioni.
Inutile dire che dietro le righe, e neanche troppo, si può leggere il seguente messaggio: urlate una cosa, ripetetela più volte attraverso gli altoparlanti affabulatori ed ipnotici dei principali media e la gente inizierà a crederci senza porsi troppe domande (basti pensare al ruolo che hanno in economia le aspettative future in borsa).
Ecco creato il migliore modo possibile per ottenere il consenso del popolo: un efficace e sicuro strumento che può essere utilizzato senza limiti per assicurarsi un potere di devastante portata.
Ho sempre pensato che ascoltare le voci che provengono dal sottosuolo e che viaggano “controcorrente” sia un esercizio molto intelligente e proficuo e rimango convinto che al giorno d’oggi sia ancor più necessario farlo: è assai importante conoscere il suono dell'altra campana, senza preconcetti, soprattutto in tempi “bui” come quelli in cui stiamo vivendo, in cui la globalizzazione dell'informazione sta prendendo lentamente il sopravvento.
La storia insegna che c’è sempre qualcuno fortemente interessato a far rimanere il popolo in uno stato di disinteresse, disinformazione e privo di qualsiasi stimolo critico. Ritengo che l’unica arma che possiamo avere oggi per controbattere questo stato dei fatti sia quello di cercare di riattivare i nostri neuroni e prendere coscienza dello stato in cui viviamo: in questo contesto le droghe, l’alcool, i videogiochi e la televisione non sono certo gli strumenti adatti per cercare di raggiungere questo obiettivo.
Ogni persona dovrebbe cercare di mettere in funzione il proprio cervello, riflettere, andare alla ricerca delle informazioni autonomamente (internet in questo senso è un valido strumento, fino a quando, ci potete giurare, qualcuno troverà un falso pretesto per limitarlo pesantemente), cercare di avere più rispetto per se stessi e non avere paura di pensare qualcosa di totalmente diverso dal “pensiero comune”.
Qualcuno ha detto che il vero potere risiede nella proprietà dei principali strumenti di informazione: di sicuro costui non era uno sprovveduto.
Massimiliano Locandro
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