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Luca Carboni: "Musiche Ribelli"

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Viviamo tempi oscuri e caotici, in cui l’apparenza trionfa sovrana ed ingannevole, i cattivi fanno di tutto per apparire buoni, mettendo in cattiva luce proprio coloro che in realtà meriterebbero di essere tratti in salvo: navighiamo a vista in una sorta di secondo Medioevo, iper-tecnologico.
In mezzo a tutto questo caos c’è ancora qualche anima caritatevole che ci sveglia e ci rammenta che non è mai troppo tardi per tornare ad usare il nostro cervello: anzi, forse è proprio questo il momento giusto per tornare ad adoperarlo, almeno un pizzico, sebbene sia stato seriamente messo alla prova da decenni di inattività.
Luca Carboni dovrebbe ricevere un immenso plauso per aver fatto una cosa estremamente semplice che adesso corre il rischio di essere definita come rivoluzionaria: ha rispolverato una manciata di canzoni che erano rimaste sepolte da tanto, troppo tempo, scritte circa trent’anni fa da alcuni “mostri sacri” della musica italiana.E’ forse solo questo il suo merito? No, perché si presuppone che Luca Carboni, grazie anche al prezioso contributo dei fratelli Sinigallia, prima di interpretarle con il suo inequivocabile stile, queste canzoni le abbia prima di tutto scelte. Ebbene, lo ha fatto con un gusto ed una sensibilità davvero fuori dal comune: “Musiche ribelli” dona la possibilità di riscoprire con stupore una manciata di canzoni “immortali” a tutti quei giovani che mai prima di adesso avevano sentito parlare di alcuni artisti italiani brillanti e anche un po’ “scomodi” del calibro di Pierangelo Bertoli, Franceso Guccini e Claudio Lolli.

Questo progetto, come spiega chiaramente il titolo, è un autentico urlo liberatorio di ribellione: le dieci stupende interpretazioni contenute in “Musiche Ribelli” hanno un messaggio chiaro da portare a destinazione e lo fanno senza mezzi termini, rivendicando con furore il sacrosanto diritto di tornare ad essere finalmente padroni delle nostre esistenze. Un lancinante grido di libertà lasciato riecheggiare nel vuoto: sono convinto che saranno in molti a trovarsi disorientati e stupiti di fronte al contenuto di queste canzoni che non hanno né tempo né età.

Tutto questo mentre siamo immersi nell’annuale purga che ci viene proposta dal “Sacro” Festival di Sanremo e come al solito qualche presunto critico musicale elogerà il “Festival dei contenuti”: ebbene io vi sfido a trovare anche una sola canzone tra quelle “festivaliere” degli ultimi decenni che possa in qualche modo provare a reggere il confronto con i testi rivoluzionari e diretti di queste dieci brillanti canzoni, così  “vecchie” e così ancora tremendamente attuali.Su tutte luccica “Ho visto anche degli zingari felici”, vero e proprio inno alla ribellione scritto da Claudio Lolli nel 1976, il cui testo andrebbe fatto imparare a memoria ai bambini fin dalle scuole elementari: “riprendiamoci la vita e l’abbondanza” è una di quelle frasi che devono prima di tutto far riflettere sui motivi per cui nel mondo ci sia questa folle sproporzione nel distribuire risorse che, a pensarci bene, potrebbero e dovrebbero spettare a tutti.
E poi come non soffermarsi sulla grande interpretazione di “Up Patriots to Arms”, in cui un giovane e sempre geniale Battiato scriveva senza mezzi termini “noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre” o sulla chiusura del disco, affidata alle caustiche liriche de “L’Avvelenata” di Francesco Guccini, inebrianti e genuine come una caraffa di vino rosso.

Insomma, devo dire con tutta franchezza che ascoltando “Musiche Ribelli” ho rivalutato la figura di un’artista che non mi era mai entrato troppo nel cuore: in fondo Luca Carboni non ha fatto altro che rimuovere le troppe dita di polvere che si erano accumulate, chissà per quale motivo, su queste stupende canzoni, ma lo ha fatto con grande stile, spogliandole di quell’alone di inutile e falsa retorica che si portavano dietro, e con tempi e modi assolutamente perfetti.

Sono passati quasi quarant’anni e in Italia tutto è immobile, le cose non accennano neanche velatamente a migliorare, tutt’altro: “Musiche Ribelli” è una sorta di “giornata della memoria” dedicata al tentativo beffardamente riuscito di annichilire i nostri cervelli; una sorta di urgente terapia “elettroshock” imprescindibile per bloccare il torpore che sta deteriorando le nostre innate facoltà cerebrali: è l’ennesima dimostrazione che la musica, quella vera, può fare miracoli.

I nostri nonni facevano le guerre, i nostri padri pensavano le rivoluzioni, noi siamo arrivati in silenzio-assenso al termine di questa infausta iperbole: urge un deciso cambio di rotta.

 

Massimiliano Locandro 

 

Tracklist:

 01. HO VISTO ANCHE DEGLI ZINGARI FELICI (testo e musica di Claudio Lolli, 1976)
02. RAGGIO DI SOLE (testo e musica di Francesco De gregari, 1978)
03. VENDERO’ (testo di Eugenio Bennato, musica di Edoardo Bennato, 1976)
04. EPPURE SOFFIA (testo di Pierangelo Bertoli, musica di Alfonso Borghi, 1975)
05. VINCENZINA E LA FABBRICA (testo e musica di Enzo Jannacci, 1974)
06. MUSICA RIBELLE (testo e musica di Eugenio Finardi, 1976)
07. LA CASA DI HILDE (testo di Francesco De Gregari e Edoardo De Angelis, 1973)
08. UP PATRIOTS TO ARMS (testo e musica di Franco Battiato, 1980)
09. QUALE ALLEGRIA (testo e musica di Lucio Dalla, 1977)
10. L’AVVELENATA (testo e musica di Francesco Guccini, 1976)
 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 23 Febbraio 2009 14:24 )  

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