Viviamo tempi oscuri e caotici, in cui l’apparenza trionfa sovrana ed ingannevole, i cattivi fanno di tutto per apparire buoni, mettendo in cattiva luce proprio coloro che in realtà meriterebbero di essere tratti in salvo: navighiamo a vista in una sorta di secondo Medioevo, iper-tecnologico.
In mezzo a tutto questo caos c’è ancora qualche anima caritatevole che ci sveglia e ci rammenta che non è mai troppo tardi per tornare ad usare il nostro cervello: anzi, forse è proprio questo il momento giusto per tornare ad adoperarlo, almeno un pizzico, sebbene sia stato seriamente messo alla prova da decenni di inattività.
Questo progetto, come spiega chiaramente il titolo, è un autentico urlo liberatorio di ribellione: le dieci stupende interpretazioni contenute in “Musiche Ribelli” hanno un messaggio chiaro da portare a destinazione e lo fanno senza mezzi termini, rivendicando con furore il sacrosanto diritto di tornare ad essere finalmente padroni delle nostre esistenze. Un lancinante grido di libertà lasciato riecheggiare nel vuoto: sono convinto che saranno in molti a trovarsi disorientati e stupiti di fronte al contenuto di queste canzoni che non hanno né tempo né età.
Tutto questo mentre siamo immersi nell’annuale purga che ci viene proposta dal “Sacro” Festival di Sanremo e come al solito qualche presunto critico musicale elogerà il “Festival dei contenuti”: ebbene io vi sfido a trovare anche una sola canzone tra quelle “festivaliere” degli ultimi decenni che possa in qualche modo provare a reggere il confronto con i testi rivoluzionari e diretti di queste dieci brillanti canzoni, così “vecchie” e così ancora tremendamente attuali.E poi come non soffermarsi sulla grande interpretazione di “Up Patriots to Arms”, in cui un giovane e sempre geniale Battiato scriveva senza mezzi termini “noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre” o sulla chiusura del disco, affidata alle caustiche liriche de “L’Avvelenata” di Francesco Guccini, inebrianti e genuine come una caraffa di vino rosso.
Insomma, devo dire con tutta franchezza che ascoltando “Musiche Ribelli” ho rivalutato la figura di un’artista che non mi era mai entrato troppo nel cuore: in fondo Luca Carboni non ha fatto altro che rimuovere le troppe dita di polvere che si erano accumulate, chissà per quale motivo, su queste stupende canzoni, ma lo ha fatto con grande stile, spogliandole di quell’alone di inutile e falsa retorica che si portavano dietro, e con tempi e modi assolutamente perfetti.
Sono passati quasi quarant’anni e in Italia tutto è immobile, le cose non accennano neanche velatamente a migliorare, tutt’altro: “Musiche Ribelli” è una sorta di “giornata della memoria” dedicata al tentativo beffardamente riuscito di annichilire i nostri cervelli; una sorta di urgente terapia “elettroshock” imprescindibile per bloccare il torpore che sta deteriorando le nostre innate facoltà cerebrali: è l’ennesima dimostrazione che la musica, quella vera, può fare miracoli.I nostri nonni facevano le guerre, i nostri padri pensavano le rivoluzioni, noi siamo arrivati in silenzio-assenso al termine di questa infausta iperbole: urge un deciso cambio di rotta.
Massimiliano Locandro
Tracklist:
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