Il progetto “Le luci della centrale elettrica”, nella persona del giovane Vasco Brondi, è ormai sulla bocca di tutti.
C’è chi dice che il giovane cantautore ferrarese sia abile a suonare solo due/tre accordi di chitarra, chi nota evidenti somiglianze con Rino Gaetano, Giovanni Lindo Ferretti e addirittura Luca Carboni, chi lo accusa di cantare solamente il degrado, chi afferma con convinzione che il suo precedente Ep era di gran lunga migliore del disco finito, chi si sente offeso dai suoi testi e chi invece lo ha già eletto a messia della nuova generazione.
Evidentemente “Canzoni da spiaggia deturpata” ha fatto centro, riuscendo a calamitarsi addosso in breve tempo le attenzioni di stampa specializzata, media, distribuzione e una grande fetta di pubblico. Un immenso calderone di opinioni contrastanti che alla fine dei giochi convergono in un unico denominatore comune: Vasco Brondi e le sue luci della centrale elettrica non riescono proprio a lasciare indifferenti.
Sono ormai finiti i tempi della “Generazione X”: un giovane e ai più sconosciuto cantautore di Ferrara se n’è reso conto prima degli altri e ha cominciato a urlare con rabbia i depravanti contorni di questa nuova “D-Generation” che l’ha silenziosamente soppiantata, a colpi di precarietà su tutto e visioni seriali di futuri stellati irraggiungibili.
Per far questo si è avvalso dell’esperta vena “noise” dell’ex CSI Giorgio Canali alla produzione e di testi lucidi e visionari che non scendono mai a compromessi usando tinte forti, tossiche, con le quali ha dipinto dieci splendidi “murales” di vissuto quotidiano, ruvidi e tremendamente realistici, dove il significato della parola speranza si è dissolto chissà dove.
Il modo con cui Vasco Brondi osserva e descrive la realtà che lo circonda è qualcosa che fa drizzare in testa tutti i capelli ed allo stesso tempo rinfranca lo spirito: canzoni come “per combattere l’acne”, “la lotta armata al bar” o ancora “la gigantesca scritta coop” sono veri e propri inni che catturano in pieno l’insoddisfazione, le ansie e il lento annichilimento della generazione che verrà: dieci lettere di schiumante protesta da sigillare in busta chiusa e spedire rigorosamente a carico del destinatario, timbrate e siglate da milioni di noi.
Sono certo che la poesia urbana di Vasco Brondi rimarrà, e quando finalmente saranno finiti questi “cazzo di anni zero”, forse qualcuno, piuttosto che sbirciare dentro a qualche polveroso libro di storia, preferirà ascoltarsi, con un misto tra stupore e commiserazione, queste dieci indispensabili “Canzoni da spiaggia deturpata”.
Massimiliano Locandro
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