Cinema: The prestige

Venerdì 26 Gennaio 2007 10:07 Giulio Gori
Stampa

The prestige

Regia di Christopher Nolan.
Con Hugh Jackman, Christian Bale, Scarlett Johansson, Michael Caine, Rebecca Hall, David Bowie. Genere Azione. Produzione: USA, Gran Bretagna, 2006. Durata 135 minuti.

Nella Londra vittoriana un giovane prestigiatore, Robert Angier, accusa un amico e collega, Alfred Borden, di essere responsabile della morte della moglie durante un pericoloso spettacolo. Inizia così un crudele gioco al massacro tra i due rivali. Una sfida in cui si confondono bravura e slealtà. Questa rivalità comincerà a trasformarsi in ossessione, quando i due si misureranno in un nuovo prestigio, mai messo in scena da nessun altro fino ad allora: il teletrasporto umano
Un film crudele, a tratti macabro, costruito su un sapiente impianto narrativo, dotato di una sceneggiatura degna di quel prodigioso marchingegno che Nolan ci regalò con Memento. Come ci spiega il vecchio Cutter, il mago, per stregare il pubblico, deve attenersi a una procedura composta da tre parti fondamentali: la promessa, la svolta e il prestigio. E il film rispetta in pieno questa regola, rendendo il prestigio finale, forse non imprevedibile, ma almeno intuibile solo a narrazione molto avanzata.
Ma la trama è anche la storia dell’amore per la magia, della capacità dei prestigiatori di sacrificare una vita ad essa, quasi fosse una missione. Anzi, un’ossessione. La stessa ossessione dello scienziato eretico Nikola Tesla (interpretato da un ingrassato quanto prodigioso David Bowie), l’inventore della diabolica macchina per il teletrasporto.
E’ un film diverso, nuovo, spesso spiazzante, molto cupo, affascinante, e anche molto bello.
La cura dei particolari è maniacale, eccellenti le scenografie e, senza il timore di eccedere, meravigliosa la fotografia. E questo, il fascino che l’immagine trasmette all’occhio, è un aspetto da non sottovalutare: è il segno distintivo di un film, il suo biglietto da visita, il messaggio che per primo arriva allo spettatore, quel primo fotogramma che svela la cura con cui si è realizzato un lavoro, l’intensità elegantissima dei blu, dei rossi e dei marroni. Se il cinema italiano fosse capace di dominare l’affascinante linguaggio del colore…
Ahinoi, tuttavia un difetto c’è: il prestigio si svela, sì, in un finale ben scritto e ben girato, ma purtroppo i capetti della Warner Bross hanno imposto che i due protagonisti, l’uno vincente, l’altro morente, ci rispiegassero per fila e per segno tutte le trappole di questo labirinto, quasi a darci di imbecilli che han bisogno della maestrina per capire la morale della favola. Ma gli imbecilli, in tutta evidenza, non sono gli spettatori.

Giulio Gori - DEA

Share

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Gennaio 2007 10:10 )