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Teatro: Un curioso accidente

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Un curioso accidente

La Compagnia Molière/Teatro di Sicilia/Crt Cremona presenta Mario Scaccia in “Un curioso accidente” di Carlo Goldoni. Con Debora Caprifoglio, Antonella Piccolo, Rosario Coppolino, Consuelo Ferrara, Mario Patanè e Edoardo Sala. Scene di Andrea Bianchi e Laura Forlani. Costumi di Antonia Petrocelli. Regia di Beppe Arena

Un ufficiale francese, Monsieur de la Cotterie, è ospite convalescente nella casa di un nobile mercante olandese; Monsieur Filiberto. Tra il soldato e Giannina, la figlia dell’ospite, scocca la scintilla. Ma il padre non deve sapere. Il vecchio mercante si troverà tuttavia raggirato dall’inganno di Giannina e soprattutto dallo scherzetto che lui stesso aveva organizzato ai danni di un ricco finanziere, suo conoscente.
Mario Scaccia torna a recitare l’amato Goldoni interpretando Monsieur Filiberto, dopo la straordinaria prova di recitazione espressa in quel capolavoro testamentario che sono i Mémoires. La magia del teatro si fa evidente quando a calcare la scena c’è un monumento che con la propria voce, straordinariamente espressiva, riesce ad incantare, a sedurre, a far sognare.
A dire la verità, tendendo l’orecchio alle chiacchiere del foyer, durante la prima della Pergola, si è potuto sentire la grande ingenuità di molti giovanissimi presenti, che criticavano la voce ormai “impastata” del maestro. Ignoranza. E’ pur vero che in alcune accelerazioni verbali, le parole non si facevano così nitide e scandite, ma è del tutto fuori luogo non rendersi conto che il passare degli anni, la sedimentazione, la stratificazione del tempo sulle corde vocali, hanno finito per aumentare profondità, calore, unicità del timbro. Sicché non possiamo non elogiare l’interpretazione di Scaccia, la sua grande capacità di stare sulla scena, la sua espressività fisica, oltreché vocale.
Ma allo stesso tempo dobbiamo riconoscere l’ottima prestazione di tutta la compagnia, con due menzioni in particolare: Rosario Coppolino, Monsieur de la Cotterie, è bravissimo nel saper alternare toni e registri diversi, dimostrando di possedere piena dimestichezza con i tempi e i toni del comico, concentrandosi attentamente sul carattere principale del suo personaggio: la codardia. Debora Caprifoglio, dal canto suo, stupisce per l’ottima impostazione vocale e per la capacità di esprimere in modo così acceso una vispissima malizia femminile, dimostrando che quel che viene dalla televisione, e dal cinema minore, non è necessariamente tutto da buttare. In generale ci troviamo di fronte a ottime interpretazioni, forse un po’ sopra le righe, gigionesche, ma coerenti con lo spirito soavemente grottesco della commedia.
Una commedia pochissimo rappresentata nel novecento che, a detta dello stesso Mario Scaccia, “non ha un grande spessore poetico ma sviluppa un gioco teatrale raffinatissimo: non per niente il grande critico Renato Simoni l’aveva definita un leggendario capolavoro”. Ed effettivamente si tratta di una recita di contenuti piuttosto leggeri, ma di intelligente sceneggiatura, di solida unità di tempo, di dialoghi basati su una comicità raffinata e talvolta sottilissima.
Tutto funziona perfettamente, dal testo alla recitazione, dagli splendidi costumi settecenteschi alla semplice ma calda scenografia, realizzata sulla base di quinte fisse, con un fondale scorrevole in cui appaiono pitture di interni molto belle.
Una soave commedia che Beppe Arena definisce come un “meccanismo, semplice e trasparente, privo di trame intricate o complesse, sapiente nella costruzione e perfetto d’equilibrio e di ritmo, squisito nella disposizione armonica delle parti, nello specchio delle simmetrie, nella dosatura e nella sfumatura degli effetti”.

Al Teatro della Pergola fino al 28 gennaio

Giulio Gori - DEA

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