Teatro stabile di Firenze presenta 'Il compleanno' di Harold Pinter. Traduzione Fausto Paravidino e Alessandra Serra, regia di Fausto Paravidino. Con Beppe Chierici, Ariella Reggio, Giuseppe Battiston, Valentina Cenni, Fausto Paravidino, Paolo Zuccari. Scene e luci di Laura Benzi, costumi di Sandra Cardini.
Teatro Mercadante, Napoli
Un misantropo è il solo ospite di una piccola pensione guidata da un'anziana coppia. Sembra un soltanto un uomo solitario, che campa di rendita, ma due misteriose persone lo stanno cercando. Cosa vogliono da lui? Vogliono vendicarsi? Punirlo? Per quali colpe?
Harold Pinter affronta il tema del rapporto tra individuo e società, anzi, più sarcasticamente, tra individuo e democrazia. E si pone delle domande: di fronte a regole imposte dal conformismo della maggioranza, affermare il libero arbitrio, la propria dissidenza, è possibile? E' consentito rinnegare patria, famiglia e religione? O, per porsi la domanda fondamentale: è davvero democrazia?
Pinter è scrittore sovversivo, radicale, che non rinuncia a tranciare il velo di ipocrisia che copre le presunte liberalità del mondo occidentale. Memorabile è la sua lezione di politica estera tenuta all'Università di Firenze, quando professori da vetrata medioevale, attoniti, si resero conto che stavano conferendo la laurea honoris causa, non a un polveroso signore dai modi d'antan, ma a un nemico lucidissimo del loro stesso perbenismo.
Fausto Paravidino fa una felice scelta di rigore; rispetta alla lettera il verbo di Pinter: realismo, linguaggio piano, crudeltà e ironie sommesse, garbati paradossi. La sua è una direzione che agisce per sottrazione e che si esalta nelle splendide interpretazioni di Giuseppe Battiston (Stanley), Beppe Chierici (Petey) e Ariella Reggio (Meg) e, soprattutto, nell'indovinato utilizzo delle pause, che amplificano il realismo della scena, gli imbarazzi, le incomunicabilità tra gli esseri. E’ il testo che deve emergere, è sulla bellezza del testo che si deve concentrare l’attenzione; perché, come suggerisce l’autore, per bocca di Petey e Meg: “E’ uno spettacolo vero, questo”; “In che senso?”; “Non ci sono né balli né canti”; “E allora che fanno?”; “Parlano”.
Tuttavia Paravidino, se intende saggiamente fare un passo indietro come regista, al contrario è troppo invadente nella sua interpretazioni di Goldberg: troppo marcato l'accento da gangster, troppo evidenti i movimenti, troppo sopra le righe. Di fronte a recitaizioni composte, di fronte a un “Compleanno” freddo e calcolato, la sua ridondanza (forse dovuta alla continua ricerca di concentrazione tramite calcati cliché) non può non sortire l’effetto di uno strumento mal accordato in un'orchestra senz'altro superba.
Giulio Gori
Harold Pinter affronta il tema del rapporto tra individuo e società, anzi, più sarcasticamente, tra individuo e democrazia. E si pone delle domande: di fronte a regole imposte dal conformismo della maggioranza, affermare il libero arbitrio, la propria dissidenza, è possibile? E' consentito rinnegare patria, famiglia e religione? O, per porsi la domanda fondamentale: è davvero democrazia?
Pinter è scrittore sovversivo, radicale, che non rinuncia a tranciare il velo di ipocrisia che copre le presunte liberalità del mondo occidentale. Memorabile è la sua lezione di politica estera tenuta all'Università di Firenze, quando professori da vetrata medioevale, attoniti, si resero conto che stavano conferendo la laurea honoris causa, non a un polveroso signore dai modi d'antan, ma a un nemico lucidissimo del loro stesso perbenismo.
Fausto Paravidino fa una felice scelta di rigore; rispetta alla lettera il verbo di Pinter: realismo, linguaggio piano, crudeltà e ironie sommesse, garbati paradossi. La sua è una direzione che agisce per sottrazione e che si esalta nelle splendide interpretazioni di Giuseppe Battiston (Stanley), Beppe Chierici (Petey) e Ariella Reggio (Meg) e, soprattutto, nell'indovinato utilizzo delle pause, che amplificano il realismo della scena, gli imbarazzi, le incomunicabilità tra gli esseri. E’ il testo che deve emergere, è sulla bellezza del testo che si deve concentrare l’attenzione; perché, come suggerisce l’autore, per bocca di Petey e Meg: “E’ uno spettacolo vero, questo”; “In che senso?”; “Non ci sono né balli né canti”; “E allora che fanno?”; “Parlano”.
Tuttavia Paravidino, se intende saggiamente fare un passo indietro come regista, al contrario è troppo invadente nella sua interpretazioni di Goldberg: troppo marcato l'accento da gangster, troppo evidenti i movimenti, troppo sopra le righe. Di fronte a recitaizioni composte, di fronte a un “Compleanno” freddo e calcolato, la sua ridondanza (forse dovuta alla continua ricerca di concentrazione tramite calcati cliché) non può non sortire l’effetto di uno strumento mal accordato in un'orchestra senz'altro superba.
Giulio Gori
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