Monicelli e il suo ultimo film

Mercoledì 29 Novembre 2006 23:35 Silvana Grippi
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Mario Monicelli, regista del film "Le rose del deserto"

Sono molto emozionata nell'incontrare il grande maestro Monicelli (mi diceva Pio Baldelli: "Devi conoscerli per poterne parlare"). Finalmente ho visto Mario Monicelli, lo avevo già sentito dialogare in TV e mi era piaciuto. Un uomo schietto, che dice sempre "ciò che pensa" e che sa farsi valere. Me lo aspettavo proprio così, combattivo e incazzato. Durante l'intervista chiede un vino bianco e Inizia dicendo che in questo film non gli interessavano i dettagli ma i grandi spazi: attori e spazi nello stesso piano in modo collettivo. Ci guarda e poi domanda chi ha visto il film; nessuno naturalmente. L'approccio dei giornalisti televisivi che vomitano parole lo innervosiscono e quindi inizia a rispondere a tono aspro e pungente.

Chiede un bicchiere di vino bianco e si prepara a rispondere alle domande sul "cinema oggi", dato che nessuno è preparato sul suo film. Io l'ho già visto ma mi vergogno...Lui, poi in modo provvocatorio, dice che il cinema è "Arte appplicata quindi arte minore" e non capisce perché i giornalisti vi si buttano sopra.

Un giornalista stupido gli chiede se la commedia all'italiana è superata... Monicelli si altera dicendo che "Lui", il supremo Dante, ha inventato "la commedia" e noi tutti ci rifacciamo alla sua letteratura: l'amarezza, l'ironia  e la morte fanno parte della vita con tutto quello che ci sta dentro, quindi la commedia italiana è parte del nostro vissuto e lo sarà sempre, così come la tragedia. 

Poi continua: "La mia convinzione è che il cinema ha iniziato a rovinarsi con il sonoro...con il dialogo non c'è piu la libertà di esprimersi... con il colore è diventata pittura e poi si è aggiunta anche la musica. Oggi è un mix...".

Alla domanda su chi sia stato il piu grande regista dei nostri giorni, risponde Antonioni. Sulla scrittura del film ribadisce che è una cosa precisa, con sequenze e parole. Aggiunge che se non avesse fatto il regista avrebbe voluto essere un musicista per sapere scrivere musica - penso che per associazione mentale intenda paragonare la composizione della musica al lavoro di regista.

Chiedo di tornare a parlare del film in quanto mi interessano le motivazioni per cui Monicelli ha scelto di farlo e sono riuscita ad avere un quadro completo sulla sua scelta ponderata e attenta.

Alla mia domanda: "chi è il protagonista del film", risponde: Il grande protagonista è il deserto, con le asprezze del territorio, i grandi spazi.....tutto il contesto ma non il personaggio... Questo film non è altro che la storia di alcuni italiani, poveretti,  che vanno in guerra con poca consapevolezza di ciò che li attende ma - non sono piagnucolosi - sanno sempre arrangiarsi.

E durante la discussione si lascia andare coni suoi ricordi: "...la storia di Tobino mi è piaciuta perché anch'io sono stato mandato in Libia e quindi avevo ben presente la realtà dell'esercito italiano abbandonato a se stesso in un paese straniero. E poi sono stato anche in Eritrea andando in Somalia". Poi ci racconta che due personaggi del film sono frutto di incontri avvenuti in altro luogo e non fanno parte del libro di Tobino. Racconta, ancora che una volta credeva di parlare con un arabo ma invece era un siciliano. Anche il personaggio del frate è legato a un altro incontro. Poi afferma che buona parte del film non è stato girato in Libia.

Chiedo inoltre un aneddoto su Pio Baldelli - se lo ricorda - e mi risponde che ricorda bene quando creò un contraddittorio all'Università tra docenti e studenti sull'Armata Brancaleone... I giovani furono tutti concordi che l'anno mille, in Italia, era proprio così, mentre gli altri dovettero ammettere che la cultura in quel momento era in mano agli arabi. Il Baldelli era l'unico con cui era piacevole discutere e litigare, rimanendo amici. Lo definisce un uomo senza peli sulla lingua che discutendo "ha tenuto testa".

Sono andati via tutti, restiamo in pochi e discutiamo sull'Africa in generale e in particolare sulle problematiche libiche. Egli aggiunge che l'Italia è sempre stata sconfitta e che non si presenta bene con i paesi forti perché non ci sono leader intelligenti e quando scegli i personaggi, dice che gli interessano uomini umili "..ad esempio nel film ci sono "i soldati con le gambe storte" e le camminate inutili ordiante da uomini inutili...".Quello che mi piace di lui è che massacra e dissacra la sceneggiatura e la rende ridicola come la nostra situazione attuale.

Concludiamo parlando della metafora del titolo: dei fiori di pietra, senza odore e senza vita, fermi nel tempo ma con un nome che sa di fiore profumato che vive, sboccia e muore, ma anche con tante spine.  Dunque un film umano che rappresenta una riflessione sulla vita e  con un accento ironico sulla follia della guerra.

Ma a sentirlo parlare mi sembra un uomo stanco che cerca di trasmetterci la sua riflessione sulla nostra società disorientata e stupida. Grazie Mario alla prossima.

 

Scheda sintetica della Mikado

Una sezione sanitaria dell'esercito italiano si accampa nell'estate del 1940 a Sorman, una sperduta oasi nel deserto della Libia. La guerra lì appare come qualcosa di astratto e distante, di cui arriva solo un’eco saltuaria e menzognera attraverso la retorica dei bollettini di guerra. Nel campo c'è un'aria rilassata: il maggiore comandante passa il tempo a scrivere appassionate lettere d'amore alla sua giovane moglie mentre un frate italiano coinvolge i militari nel soccorso della popolazione locale bisognosa di aiuto.

La spedizione sembra così trasformarsi in una missione umanitaria. La situazione della guerra nell'Africa settentrionale, però, all’improvviso, cambia bruscamente e il campo di Sorman viene invaso, prima dai soldati in fuga, poi dai feriti che cercano scampo dagli inglesi. Ufficiali e soldati della sezione si trovano per la prima volta bruscamente a contatto con la realtà della guerra.
Tratto dal romanzo "Il deserto della Libia" di Mario Tobino, un grande cast per raccontare la "sporca guerra", uno sguardo nel passato per un tema sempre attuale.

Silvana Grippi / DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 20 Giugno 2012 19:11 )