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Mark Jenkins a Roma

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Mark Jenkins a Roma: l’emozione del surreale

I modelli dell’urban artist americano invadono la città

Fino al 26 Aprile, presso la galleria d’arte contemporanea Wunderkammern di Roma sarà possibile visitare la prima mostra italiana dello street artist americano Mark Jenkins, pioniere della Tape Sculpture ed uno fra più attivi sulla scena internazionale.

Organizzata in collaborazione con Macro e Roma Capitale, l’esposizione è parte di un progetto pluriennale, “Living Layers”, promosso da Wunderkammern, che intende attivare letture del territorio e dei suoi spazi attraverso l’arte contemporanea.

Questa volta il progetto ha coinvolto l’artista statunitense che ha portato nella capitale le sue originali creazioni.

Pellicola trasparente per alimenti e nastro adesivo sono gli ingredienti che, plasmati su oggetti e corpi umani dalle mani dell’artista, prendono vita occupando lo spazio urbano.

Una strada, un muro, un tombino, un cassonetto, un segnale stradale diventano elementi della scenografia mentre i passanti, colti da un improvvisa sensazione di straniamento che li preleva dalla routine cittadina mettendoli di fronte a situazioni surreali e paradossali, sono gli spettatori inconsapevoli.

Un uomo addormentato su di una amaca ricavata dalle reti arancioni per i lavori in corso, appesa tra due pali, riposa tranquillo tra le vie del quartiere universitario romano San Lorenzo.alt Un’altra presenza, la cui conformità fisica rispecchia quella dell’artista stesso, siede in ginocchio davanti ad una famosa vetrina delle vie del centro come se stesse facendo la sua dichiarazione d’amore alla sua amata, un manichino ben vestito che dall’altra parte del vetro ascolta le parole mute del suo principe.

altModelli di uomini, di donne, di oggetti che, una volta inseriti nel tessuto cittadino, prendono vita pur rimanendo immobili e senza espressione ma che si animano grazie alle reazioni del passante che, colto da un sussulto emotivo non esula dallo stabilire, anche solo per un momento, un’inusuale connessione percettiva, dando vita ad un sistema di relazioni che esce dagli ordinari schemi quotidiani.

Qualcuno, coperto di rifiuti fino al volto, si è seduto a terra, al lato di una strada che conserva i segni di un’educazione disattenta di qualche cittadino maldestro che ha lasciato a terra lattine, bottiglie di plastica e cartacce invece di riporli negli appositi contenitori.

Cosa ci vorrà  comunicare la creatività di Mark Jenkins? Elena Giulia Rossi, esperta di arte moderna, ci suggerisce che quella di Mark è una creatività che sfocia in una vera e propria indagine sociologica che parte dall’emotività dove “le sculture agiscono da veicoli per interagire con l’altro” stabilendo un “mondo di relazioni”.

Lo street artist americano non si limita però ad invadere e a lasciare le sue tracce sul palcoscenico metropolitano. Anche gli spazi interni diventano scenografia per installazioni con tele appese ai muri dalle quali fuoriesce un braccio di un uomo che porge dei fiori colorati o che contrariamente mostra il dito medio. alt

A completare la serie di opere presentate alla galleria Wunderkammern alcuni modelli concepiti dall’artista privi di un rivestimento esterno che ci lascia vedere la trasparenza della struttura di nastro adesivo.

alt

Se per caso, camminando per strada ci imbattiamo in due gambe che escono da un cassonetto dei rifiuti non ci allarmiamo, magari sussultiamo per lo shock visivo ma è proprio questo fremito emotivo che consente a Mark Jenkins di continuare a portare, nelle città di tutto il mondo, il suo “teatro dell’umanità” in grado di generare reazioni totalmente personali ed uniche in chi vi si trova di fronte.

 

Tutte le foto: Credit Mark Jenkins - Courtesy Wunderkammern

 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 13 Aprile 2014 13:53 )  

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