La Repubblica di oggi riporta la notizia riguardo l'art. 18 dello Statuto del lavoratori.
Un disegno di legge del Governo è in via di approvazione per impedire il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa.
Nel testo della nuova legge - ormai ad un passo dalla sua approvazione - è scritto che le controversie tra il datore di lavoro e il lavoratore potranno essere risolte dal giudice o da un arbitro.
Il Senatore del Pd Tiziano Treu si dice preoccupato in quanto l'arbitro potrà decidere secondo la sua concezione di equità, non secondo la legge.
La norma si ravvisa di una complessità notevole: modificando lart. 412 del codice di procedura civile, si prevedono due possibilità alternative tra loro: o la via giudiziale o quella arbitrale. Già nel contratto di assunzione potrebbe essere stabilita la clausola che in caso di contrasto la parti si affideranno ad un arbitro. Percorso meno tutelare per il lavoratore il quale oggettivato dal bisogno di assunzione si troverebbe costretto ad accettare. Il giudizio arbitrale sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali.
I sindacati esprimono il loro dissenso. La Cgil afferma che questa è un'offensiva peggiore di quella del 2002. Fulvio Fammoni - segretario confederale della Cgil - sostiene che nel 2002 fu semplice spiegarlo ai lavoratori perchè l'attacco fu diretto; adesso invece, l'ostacolo va oltre l'art. 18 volendo impedire di arrivare al giudice del lavoro.
Il relatore del disegno di legge alla Camera Giuliano Cazzola del Pdl sostiene come i lavoratori non debbano essere considerati "minus habens", incapaci di scegliere consapevolmente un percorso giudiziale o stragiudiziale - l'arbitrato - per dirimere le loro controversie del lavoro.
Il relatore del disegno di legge, dovrebbe sapere che la forza lavoratrice non è priva di comprendonio bensì tende sempre più a rimanere priva di sostegni legittimi legati a quei diritti che si vuole impedire di mantenere e per i quali i lavoratori restano senza tutele.
I sindacati si limitano ad esprimere dissensi ma sostazialmente ben poco offrono a sostanziale difesa.
Negli anni '70 del '900 era impensabile una reazione del genere, la forza lavoro si sarebbe mobilitata, i sindacati sarebbero stati subito pronti a scendere in piazza per lottare con la classe lavoratrice allo scopo di tutelare e mantenere i diritti acquisiti. Adesso se si parla di qualcosa di acquisito sembra che sia un concetto di "abuso di tutela". Persone che, invece, sono sempre più esasperate dal non trovare lavoro, quando lo trovano è sempre in agguato la minaccia del precariato o della cassa integrazione e infine quando finalmente possono ottenere un lavoro stabile si ritrovano con le strafottenze del potere capitalistico che vuole riportare la civiltà agli anni delle schiavitù.
Questa gestione politica fa rimbalzare alla cronaca notizie di scandali e illeciti e intanto lavora nel silenzio per scardinare i valori costituenti di questo Paese e i pericoli di un attentato alla democrazia nei suoi fondamenti sono sempre più vicini.
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