”Se vogliamo combattere la criminalità organizzata, cominciamo col non votarla alle elezioni” (Daniele Luttazzi)
Grande polverone hanno sollevato le parole di Marco Travaglio sulle pericolose frequentazioni del Presidente del Senato, Renato Schifani. La sortita del celebre giornalista a “Che tempo che fa” ha sollevato una repentina e dura condanna bipartisan.
Si è contestato a Fabio Fazio di aver permesso che si criticasse un politico, senza concedergli l’immediata possibilità di replica. E nessuno che si sia reso conto della goffaggine e dell’ipocrisia di questa affermazione.
Primo problema: Un giornalista non ha diritto di cronaca, se non in presenza del politico di cui sta parlando?
Inevitabile corollario: Se questo fosse vero, significherebbe che, se un politico responsabile di qualche peccato, decidesse di sottrarsi al confronto con un giornalista scomodo, non potrebbe mai essere messo di fronte alle proprie responsabilità.
Secondo problema: Quando un politico, davanti a milioni di persone, mette alla berlina un emerito semisconosciuto (magari passato alle cronache solo per un quarto d’ora), presunto responsabile di qualche reato, membro di una piccola associazione, manifestante in un corteo poco gradito, si è sempre preteso che la controparte potesse ribattere agli attacchi? A noi non sembra così.
Ci viene in mente il caso Gol, la contestazione dell’ambasciatore israeliano all’Università di Firenze: noi fummo testimoni di una contestazione politica pacifica, che fu vergognosamente trasformata in aggressione antisemita da parte di tutta la classe politica italiana, con un gruppo di studenti insultato a reti unificate, senza la minima possibilità di controbattere.
E qui arriviamo al terzo, fondamentale, problema: Si può realmente parlare di controparte impossibilitata a difendersi, di mancanza di contraddittorio, quando la persona messa in discussione è un importante personaggio politico che appare a spron battuto su giornali e televisioni per dire la propria? In altre parole, Schifani, per il ruolo sia politico, sia istituzionale, ha da anni la possibilità di far sentire tutti i giorni la propria voce a milioni di italiani. Questo gli dà un sostanziale diritto di replica in ogni occasione e contro chicchessia. Né si può negare che il Presidente del Senato sia persona politicamente aggressiva e che usi ogni occasione per sbranare letteralmente chiunque gli passi dinnanzi. Chi di spada ferisce...
A proposito, il quarto e ultimo problema: tutta questa cagnara, non sarà un pretesto per occultare la sostanza delle parole di Travaglio, ovvero le frequentazioni mafiose della seconda carica istituzionale dello Stato? Ma non possiamo parlare di tutto questo, a meno che il Presidente Schifani non decida, di grazia, di passare da noi in redazione.
Grande polverone hanno sollevato le parole di Marco Travaglio sulle pericolose frequentazioni del Presidente del Senato, Renato Schifani. La sortita del celebre giornalista a “Che tempo che fa” ha sollevato una repentina e dura condanna bipartisan.
Si è contestato a Fabio Fazio di aver permesso che si criticasse un politico, senza concedergli l’immediata possibilità di replica. E nessuno che si sia reso conto della goffaggine e dell’ipocrisia di questa affermazione.
Primo problema: Un giornalista non ha diritto di cronaca, se non in presenza del politico di cui sta parlando?
Inevitabile corollario: Se questo fosse vero, significherebbe che, se un politico responsabile di qualche peccato, decidesse di sottrarsi al confronto con un giornalista scomodo, non potrebbe mai essere messo di fronte alle proprie responsabilità.
Secondo problema: Quando un politico, davanti a milioni di persone, mette alla berlina un emerito semisconosciuto (magari passato alle cronache solo per un quarto d’ora), presunto responsabile di qualche reato, membro di una piccola associazione, manifestante in un corteo poco gradito, si è sempre preteso che la controparte potesse ribattere agli attacchi? A noi non sembra così.
Ci viene in mente il caso Gol, la contestazione dell’ambasciatore israeliano all’Università di Firenze: noi fummo testimoni di una contestazione politica pacifica, che fu vergognosamente trasformata in aggressione antisemita da parte di tutta la classe politica italiana, con un gruppo di studenti insultato a reti unificate, senza la minima possibilità di controbattere.
E qui arriviamo al terzo, fondamentale, problema: Si può realmente parlare di controparte impossibilitata a difendersi, di mancanza di contraddittorio, quando la persona messa in discussione è un importante personaggio politico che appare a spron battuto su giornali e televisioni per dire la propria? In altre parole, Schifani, per il ruolo sia politico, sia istituzionale, ha da anni la possibilità di far sentire tutti i giorni la propria voce a milioni di italiani. Questo gli dà un sostanziale diritto di replica in ogni occasione e contro chicchessia. Né si può negare che il Presidente del Senato sia persona politicamente aggressiva e che usi ogni occasione per sbranare letteralmente chiunque gli passi dinnanzi. Chi di spada ferisce...
A proposito, il quarto e ultimo problema: tutta questa cagnara, non sarà un pretesto per occultare la sostanza delle parole di Travaglio, ovvero le frequentazioni mafiose della seconda carica istituzionale dello Stato? Ma non possiamo parlare di tutto questo, a meno che il Presidente Schifani non decida, di grazia, di passare da noi in redazione.
Giulio Gori
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