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...sempre Sovversivi!!

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Saranno declamate oggi (23 aprile 2008) le ultime arringhe degli avvocati difensori dei tredici imputati di “Cospirazione politica mediante associazione (al fine di:- impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001; - creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato)” prima che domani(24 aprile 2008) venga emessa la sentenza di primo grado dalla corte d’ assise del tribunale di Cosenza. Secondo la requisitoria del pm Fiordalisi (che ha chiesto un totale di 50 anni di carcere, 26 di libertà vigilata e pene accessorie) i tredici avrebbero creato un'associazione "al fine di sovvertire, violentemente, l’ordinamento economico costituito nello Stato ed in particolare l’ordinamento del mercato del lavoro (La supposta associazione avrebbe organizzato, pare con modalità non violente, il 2 luglio del 2001, l’invasione delle agenzie di lavoro interinale di Taranto, Cosenza e Napoli) e di caratterizzare, progressivamente, le associazioni “rete Meridionale del sud ribelle”, “rete No Global” e “Tute Bianche”, per farle diventare una nuova, vastissima, associazione sovversiva (art. 270 c.p.) composta da “ventimila” persone disposte a compiere atti di violenza”.
 Insomma, una vastissima rete di sovversivi, organizzati e violenti, guidati e ispirati dai 13 imputati che a partire dal sud Italia, e in particolare dalla Calabria, compivano scorribande minacciando l’intera penisola, il suo ordine politico ed economico. Le incursioni degli imputati, che presupporrebbero l’esistenza della contestata associazione sovversiva, avrebbero avuto luogo nel corso di manifestazioni di protesta, quali quella in occasione del vertice del terzo Global Forum sulla ”Governance” organizzato dalle Nazioni Unite, dall’Ocse, dall’Unione Europea e dalla Banca Mondiale a Napoli, dal 15 al 17, marzo 2001, e quella durante il vertice internazionale dei capi di stato e di governo del G8 a Genova nel luglio 2001. Tra il marzo del 2001 (manifestazione di Napoli) e il luglio dello stesso anno (G8 di Genova) si sarebbe, infatti, costituita l’associazione “rete meridionale del sud ribelle”. La polizia ne avrebbe appreso l'esistenza a partire dalla intercettazione (che sarebbe stata acquisita il 4 settembre 2001) di uno scritto, diffuso via internet, risalente al 22 maggio 2001, tramite il quale il presunto fondatore dell’ ‘esercito dei sovversivi’ rendeva pubbliche le decisioni della riunione, costituente l’associazione, svoltasi a Cosenza il 19 e 20 maggio 2001.
L’idea che nel sud Italia e in particolare in Calabria possa costituirsi un movimento così vasto di protesta contro il potere costituito, mi pare piuttosto fantasiosa. In Calabria c’è una tradizione così radicata all’obbedienza verso le diverse forme di autorità (la ‘ndrangheta stessa) che sembra improbabile una così vasta adesione a movimenti di tal sorta. Tuttavia un processo che si trascina da sette anni e che propone un’interpretazione in chiave associativo–sovversiva (quasi militare) di, talvolta anche pacifiche, proteste – contro chi, facendo incondizionato uso della violenza, ha escluso la popolazione da ogni possibilità di gestione e di controllo delle risorse mondiali, costringendo le grandi masse all’obbedienza per fame – potrebbe contribuire a sensibilizzare sempre più persone mostrando le continue violazioni da parte dello stato del diritto di parola, di pensiero e di associazione. Quello che, infatti, emerge se si considera la reazione spropositata ed esemplare con la quale lo stato italiano ha risposto alle più che legittime – nei fini piuttosto che nei mezzi – proteste, è la volontà dell’autorità statale di controllare la popolazione in tutte le sue manifestazioni politiche, culturali, psicologiche mostrandosi sempre più come uno stato disumano e dispotico finalizzato solo alla propria perpetuazione.
Da parte mia intendo manifestare solidarietà ai compagni (in senso lato) che oggi si trovano a pagare per non essersi voluti piegare allo sfruttamento al quale i potenti della terra ci hanno condannati. Per quel che riguarda, poi, l’uso della violenza – la nostra repubblica nasce dalla cacciata violenta del dittatore, che sarà celebrata proprio l’indomani dell’emissione della sentenza – non è mai superfluo ricordare come finirono quelle stesse manifestazioni durante le quali si sarebbero delineati i reati contestati agli imputati: le torture alla caserma di Bolzaneto, le ancor più tragiche vicende della scuola Diaz nonché la morte di Carlo Giuliani. Rispondere con violenza alla violenza non sarebbe certo da preferirsi ma non disconosciamo il fatto che la morale del “porgi l’altra guancia” stimolata dalla consolazione che”gli ultimi saranno i primi”, è sempre stata funzionale al mantenimento e alla perpetuazione del potere e ci ha condannati a rimanere ultimi come in terra così in cielo.

Segue un brano scritto dal principale imputato del processo di Cosenza Francesco Cirillo*:

Il processo di Cosenza ai no global  e l’omicidio Fortugno. (18/10/2005)
 
“Quanto è durata l’occupazione dell’agenzia interinale a Cosenza nel 2001”  chiede il Pm Fiordalisi “ qualche minuto” risponde l’ispettore della Digos Aiello. Di questo si sta parlando al processo sul Sud Ribelle in corso a Cosenza. Delle “azioni” sovversive che i tredici imputati avrebbero commesso prima di andare insieme a Genova contro il famoso G8. Azioni sovversive come l’occupazione di un’agenzia interinale, la manifestazione a Policoro contro i rifiuti nucleari, la manifestazione a Napoli contro il global forum dove “ continua l’ispettore Aiello, sollecitato dal PM Fiordalisi-  si è vista l’imputata Azzarita protestare con una zucca sulla testa e il sottoscritto sventolare un ramoscello d’ulivo davanti ad una fila di poliziotti”.  Mentre nell’aula di Cosenza, vuota di pubblico, si sentivano queste “azioni sovversive”, fuori sulle scalinate del palazzo di giustizia , avvocati, clienti, poliziotti in borghese, cittadini di passaggio discutevano animatamente del delitto Fortugno, della potenza della mafia, delle intimidazioni che non finiscono mai. In tutta la calabria in un solo anno 300 fino a pochi giorni fa , gli attentati, i ferimenti, le minacce, decine gli omicidi nei regolamenti di conti fra bande, ed ora il salto di qualità con Fortugno. La vera emergenza dicono gli esperti è la mancanza di personale, la mancanza di magistrati, di poliziotti, di finanziamenti che facciano funzionare la macchina giudiziaria, ancora finanche priva di carta per fotocopiare. Il territorio non può essere controllato senza mezzi né persone dicono tutti. Ma se per tre anni decine di uomini della Digos sono stati a pedinare militanti che organizzavano manifestazioni contro gli inceneritori, o protestavano pacificamente contro il mercato del lavoro che produce una disoccupazione del 40% in Calabria; se per tre anni sono stati spesi oltre un miliardo di lire in intercettazioni telefoniche, pedinamenti,appostamenti, fotografie, filmati, facendo credere , in un inchiesta di 65 mila pagine dal peso di oltre 80 chili, che l’emergenza in Calabria era la sovversione  e la cospirazione piuttosto che la mafia che uccide o la massoneria che si infiltra nei partiti e nelle istituzioni governando insieme alla mafia , è logico che ora che la mafia alza il tiro ci si trovi tutti con il culo scoperto. Se l’emergenza è la mafia si mettano d’accordo tutti i magistrati operanti in Calabria e decidano una volta per tutte di non perseguire chi fa lotte sociali, chi denuncia le storture di questa regione , chi lavora fra i giovani attraverso centri sociali, iniziative culturali, impegno diretto nei quartieri cosiddetti a rischio. Il processo in corso a Cosenza in una Calabria dal territorio devastato da mafia , rifiuti e  cemento rappresenta un paradosso incredibile che dimostra come uomini e mezzi si possano togliere al territorio proprio per favorirla.
 
Francesco Cirillo

Clicca sul seguente link per leggere la memoria difensiva di Francesco Cirillo del 23 ottobre 2003:
http://www.sciroccorosso.org/altriscritti.htm#coll05 

* Nato a Diamante (CS) dove vive e lavora. Scrittore (sono usciti dieci libri di saggi e racconti sulla Calabria), giornalista pubblicista ha collaborato con varie testate regionali, ora è redattore di Mezzoeuro e direttore del giornale L'Olmo di Diamante. Militante ambientalista del movimento no global è accusato di associazione sovversiva nel processo al Sud Ribelle in corso a Cosenza. Pittore e grafico, ha svolto diverse mostre in Italia ed in Calabria. L'ultima a Febbraio 2005 nel Museo del Presente a Rende. Ha svolto l'attività di vignettista con Il Quotidiano ed oggi le sue vignette escono su giornalini locali come Il Diogene di Scalea e di Praia a Mare. Per l'attività giornalistica sull'ambiente ha ricevuto a Settembre 2005 il Luigiano D'Oro.

Matteo Staglianò - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Maggio 2008 12:55 )  

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