Chi ci garantisce dai brogli elettorali? La propaganda di molti partiti, nei giorni precedenti alle elezioni, ha parlato di eserciti di rappresentanti di lista, pronti ad impedire i brogli dell’avversario. Ma è solo fumo negli occhi, pure manovre diversive. Credere che il problema del voto limpido e pulito si risolva ancora alla maniera di Calvino ne “La giornata di uno scrutatore” è, per usare un eufemismo, un’ingenuità.
Oggi i giochi si sviluppano più in alto: esattamente al livello della trasmissione dei dati, tra gli uffici elettorali comunali e il Viminale. Lo statunitense Clinton Curtis qualche anno fa ha realizzato un programma informatico semplicissimo, che ha permesso, malgrado le intenzioni del suo creatore, di realizzare brogli elettorali. Col 'sistema Curtis', il momento del broglio sta nella fase del trasferimento dei dati: è sufficiente che nel sistema centrale sia inserito un programma del genere, che i dati che pervengono a destinazione risultano diversi da quelli di partenza, secondo dei parametri preimpostati. Nessuno può accorgersene, ma soprattutto è sufficiente il coinvolgimento di cinque persone per metterlo in pratica.
Il documentario “Uccidete la democrazia” di Enrico Deaglio ha raccontato bene questi meccanismi, ma il silenzio assordante che l’ha ricoperto, ha fatto in modo che molti dimenticassero la realtà delle elezioni del 2006, quando scomparvero moltissime schede bianche, contemporaneamente all’inaspettato successo di un singolo partito.
I fatti sono inequivocabili: non serve un metodologo delle scienze sociali per capire la truffa perpetrata ai danni degli italiani.
Il calo delle ‘bianche’ in sé non direbbe molto, ma la sua analisi specifica non lascia al contrario spazio a nessuna diversa ipotesi. Le schede bianche nelle tornate elettorali precedenti variavano notevolmente da regione a regione, andando dal 2-3% a oltre il 10%. Nel 2006 invece la forchetta sta tra lo 0,8 e il 2%. Con una diminuzione proporzionalmente coerente in tutte le regioni. Un dato così pulito, così nitido, non è giustificabile in alcun modo, se non con un intervento artificiale.
Inoltre bisogna considerare che gli exit-poll indovinarono tutti i risultati, tranne quello di un singolo partito, guarda caso proprio quello del responsabile delle elezioni di due anni fa. C’è chi potrà dubitare dell'affidabilità di questi sistemi di rilevazione del voto, ma oggi sono talmente affidabili che, in molti paesi a rischio, vengono utilizzati per vagliare la correttezza dei risultati elettorali. Nelle elezioni in Georgia del 2003 Shevardnadze è stato costretto ad ammettere la vittoria di Saakashvili dopo che gli exit poll hanno dimostrato i brogli elettorali. Stranamente gli unici due dati che hanno sforato rispetto alla forchetta proposta in Italia dalla Nexus sono quelli delle schede bianche e di quell’unico partito... E casualmente le due variazioni sono inversamente proporzionali.
Basterebbe poco per risolvere il problema. Basterebbe che al Viminale venisse formata una squadra di un centinaio di persone, dedicata alla verifica dei risultati tramite telefono: si chiamano tutti gli uffici elettorali, si registrano i dati e si confrontano con quelli usciti dalle linee telematiche. Se qualcosa non torna, se non coincide, allora partono le verifiche. Ma i partiti preferiscono parlare di rappresentanti di lista, di scrutinio delle schede una a una, senza fare i classici monti... Ma è solo fumo negli occhi, pure manovre diversive.
Giulio Gori
Oggi i giochi si sviluppano più in alto: esattamente al livello della trasmissione dei dati, tra gli uffici elettorali comunali e il Viminale. Lo statunitense Clinton Curtis qualche anno fa ha realizzato un programma informatico semplicissimo, che ha permesso, malgrado le intenzioni del suo creatore, di realizzare brogli elettorali. Col 'sistema Curtis', il momento del broglio sta nella fase del trasferimento dei dati: è sufficiente che nel sistema centrale sia inserito un programma del genere, che i dati che pervengono a destinazione risultano diversi da quelli di partenza, secondo dei parametri preimpostati. Nessuno può accorgersene, ma soprattutto è sufficiente il coinvolgimento di cinque persone per metterlo in pratica.
Il documentario “Uccidete la democrazia” di Enrico Deaglio ha raccontato bene questi meccanismi, ma il silenzio assordante che l’ha ricoperto, ha fatto in modo che molti dimenticassero la realtà delle elezioni del 2006, quando scomparvero moltissime schede bianche, contemporaneamente all’inaspettato successo di un singolo partito.
I fatti sono inequivocabili: non serve un metodologo delle scienze sociali per capire la truffa perpetrata ai danni degli italiani.
Il calo delle ‘bianche’ in sé non direbbe molto, ma la sua analisi specifica non lascia al contrario spazio a nessuna diversa ipotesi. Le schede bianche nelle tornate elettorali precedenti variavano notevolmente da regione a regione, andando dal 2-3% a oltre il 10%. Nel 2006 invece la forchetta sta tra lo 0,8 e il 2%. Con una diminuzione proporzionalmente coerente in tutte le regioni. Un dato così pulito, così nitido, non è giustificabile in alcun modo, se non con un intervento artificiale.
Inoltre bisogna considerare che gli exit-poll indovinarono tutti i risultati, tranne quello di un singolo partito, guarda caso proprio quello del responsabile delle elezioni di due anni fa. C’è chi potrà dubitare dell'affidabilità di questi sistemi di rilevazione del voto, ma oggi sono talmente affidabili che, in molti paesi a rischio, vengono utilizzati per vagliare la correttezza dei risultati elettorali. Nelle elezioni in Georgia del 2003 Shevardnadze è stato costretto ad ammettere la vittoria di Saakashvili dopo che gli exit poll hanno dimostrato i brogli elettorali. Stranamente gli unici due dati che hanno sforato rispetto alla forchetta proposta in Italia dalla Nexus sono quelli delle schede bianche e di quell’unico partito... E casualmente le due variazioni sono inversamente proporzionali.
Basterebbe poco per risolvere il problema. Basterebbe che al Viminale venisse formata una squadra di un centinaio di persone, dedicata alla verifica dei risultati tramite telefono: si chiamano tutti gli uffici elettorali, si registrano i dati e si confrontano con quelli usciti dalle linee telematiche. Se qualcosa non torna, se non coincide, allora partono le verifiche. Ma i partiti preferiscono parlare di rappresentanti di lista, di scrutinio delle schede una a una, senza fare i classici monti... Ma è solo fumo negli occhi, pure manovre diversive.
Giulio Gori
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