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Infanzia palestinese

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 Il 14 marzo i rappresentanti toscani della popolazione palestinese hanno sfilato per le strade di Firenze per denunciare al mondo occidentale la loro condizione di affamati, di assetati, di malati, di emarginati. Uomini che rischiano di trovarsi stranieri nella loro patria, sulla quale si è stanziata la nazione più occidentalizzata d’Oriente, che possiede un esercito armato di tutto punto al cui fianco è pronta a schierarsi la super potenza americana. La  comunità islamica fiorentina è scesa in strada per solidarizzare con il popolo di Gaza;anche qualche italiano si è unito ai cori incitanti la resistenza palestinese. Un appoggio, quello da parte delle popolazioni occidentali tutt’altro che scontato. La Palestina, infatti, ha dovuto fare a meno per molto tempo di una rappresentanza politica internazionalmente riconosciuta, tanto che, i palestinesi hanno maggiore possibilità di farsi sentire per le strade italiane piuttosto che nella loro terra, dove il dissenso si misura in morti. Nell’infanzia di un palestinese costretto ad abbandonare la propria terra, sulla quale ha programmato di prosperare il popolo di Israele, e a elemosinare un posto nel quale sopravvivere, la spensieratezza e l’innocenza cedono il passo ad una coscienza politica che irrompe nelle loro vite scacciandone via il gioco e la spensieratezza. Questa è l’impressione che i bambini in marcia a Firenze offrono a noi osservatori estranei, intenti a immortalare l’evento con le nostre fotocamere. Non giuocano, come ci si sarebbe aspettato, posando scherzosi davanti l’obbiettivo, ma nascondono i propri volti ponendo d’avanti ad essi le foto dei corpi mutilati dei loro connazionali rimasti in patria. “La nostra fanciullezza - sembrano volerci dire -  l’abbiamo lasciata in Palestina e solo lì la ritroveremo”.


Matteo Staglianò – DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 26 Aprile 2008 00:21 )  

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