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Munir

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Lettera dallo Yemen -

Sono mancina.
In un Paese arabo questa anomalia te la possono far notare in certe occasioni, come per esempio quando si mangia. La mano sinistra infatti, da queste parti si usa per la toeletta personale. Sabato scorso, tornando a Sana'a da Sayun, l'autobus su cui viaggiavo si e' fermato a Marib per la sosta pranzo. Ho cercato di capire se nel ristorante dove tutti si affrettavano a prender posto c'era la sala riservata alle famiglie dove anche le donne sole possono accomodarsi.
Si, perche' in ogni momento della vita sociale di questo Paese (e quindi anche al ristorante) bisogna mantenere, garantire e rispettare la separazione tra uomini e donne. Dato che comunque al ristorante ci devo mangiare tutti i giorni per ovvie ragioni, ad essere sincera non mi sono mai preoccupata piu di tanto di sapere se nei ristoranti che frequentavo c'era la "family room" altrimenti la scelta si sarebbe limitata a pochi locali.
Ho sempre accettato di buon grado l'essere circondata dagli sguardi curiosi (ma allo stesso tempo discreti) dei commensali presenti (tutti uomini) e del personale (tutto maschile). A Marib pero' mi ero intestardita di capire se c'era questa benedetta sala riservata alle famiglie. Nel frattempo l'autista del bus si era raccomandato che non mi allontanassi da li' (la zona di Marib e' a rischio sequestri) e forse per paura che lo facessi o forse solo perche' era gentile, lui e i suoi colleghi maschi,  mi hanno invitato a mangiare con loro nell'ufficio della YEMITCO. Forse sono stata considerata un po' spudorata, perche' comunque le donne mangiano insieme agli uomini solo se questi sono i rispettivi mariti, fratelli o padri. Pero' a me ha fatto piacere quell'invito. Mi hanno chiesto pero' di non usare la mano sinistra per mangiare, ma la destra. E cosi' ho fatto. Non so se sono  fortunata io, ma ricevere inviti a pranzo o comunque a stare in compagnia e' normale da queste parti. L'altro ieri mi trovavo a Manakha, un villaggio sui monti Haraz. Camminando per la strada del paese, si e' affacciata da una muro una ragazzina, sorelle dei bambini con cui stavo chiacchierando in quel momento per strada, che mi ha invitato a salire in casa.
E cosi' anche a Manakha ho avuto il piacere di conoscere una famiglia yemenita. Sono stata fatta  accomodare nella stanza dove le donne stanno insieme: tappeti per terra, tanti cuscini e l'immancabile te'. Munir' la sorella piu' grande faceva da interprete e cosi' anche stavolta, in uno strano linguaggio fatto di parole arabe, inglesi e di gesti abbiamo chiacchierato (sembra impossibile!) di tante cose.
La mamma di Munir, 34 anni e otto figli, si e' sposata a 12 anni.Ecco perche' quando dico che io ne ho 41 di anni e non sono sposata lo stupore e l'incredulita' cala sui volti di tutte le donne presenti. Ieri, con la mia brava guida Ali' che ho conosciuto nell'albergo di Manakha ho fatto un bellissimo trekking sui monti Haraz: da un villaggio ad un'altro, fino ad arrivare ad Al Hajjara, dove abita la famiglia di Ali' e dove "ovviamente" sono stata invitata a pranzo, ho raggiunto luoghi inimmaginabili per me, dove ho finalmente visto la natura incontaminata.Incontaminata dalle tonnellate di immondizia che popolano i paesi, i margini delle strade, i campi e gran parte delle periferie urbane.Montagne di plastica colorata che rimarra' li' per decenni o forse secoli a testimoniare un'umanita' incapace di rispettare se stessa e l'ambiente in cui vive. Angela


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 27 Dicembre 2007 15:05 )  

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