
Oggi è un giorno speciale per l’Albania. Era il lontano 28/11/1912 quando Qemal Stafa e i suoi uomini riuscirono ad alzare la bandiera albanese a Valona e a dare la possibilità al piccolo Paese delle Aquile di raggiungere l’indipendenza dal lungo e pesante giogo ottomano.
L’Albania è stata abitata sin dalla preistoria. I progenitori degli Albanesi sono gli Illiri, popolazione autoctona che occupava territori -dal Danubio ai Balcani. Storici illustri, come Demostene e Strabone, ricordano il valore di queste “tigri della guerra”. In particolare Strabone, che descrisse tutte le tribù illiriche, nomina quella degli Albanet. Verso il 1000 a.c. , gli Illiri occuparono il territorio dell'attuale Albania fondandovi un regno. Lo scontro con Roma, che mirava ad estendere il proprio controllo sull'Adriatico, fu inevitabile: le guerre illirico-romane, iniziate nel 229 a.C. si conclusero nel 167 a.C. con la vittoria di Roma. Il popolo illirico fu ridotto in schiavitù e il suo territorio fu frazionato in piccole unita' amministrative. Nello stesso anno pero' iniziò una tragica serie di incursioni barbariche: Visigoti, Unni, Ostrogoti si riversarono in Illiria, Macedonia e Grecia. In ultimo, verso la fine del VI secolo tribù slave di Serbi raggiunsero il territorio albanese dove stabilirono numerosi principati autonomi e cancellarono dalla storia gran parte della popolazione autoctona, assimilandola. Solo gli Illiri del sud resistettero agli uragani dei tempi, per riapparire sulla scena alcuni secoli più tardi col nome di Albanoi. Nei secoli X e XI iniziò il declino del sistema sociale schiavistico, mentre al suo posto subentravano gli elementi caratteristici del feudalesimo: i nobili arbereshe si sganciarono da Bisanzio e formarono il principato di Arberia, il primo stato feudale albanese della storia.
Nei secoli successivi il Paese – dove già dall'XI secolo è documentato il nome di “Albanesi” per designare i discendenti degli Illiri – fu teatro di accese rivalità per il suo possesso tra i Bulgari, Veneziani, Svevi, Angioini, ecc., finché nel 1389 sopraggiunsero gli invasori turchi. I principati locali resistettero uniti sotto la guida del principe Gjergj Kastrioti (Giorgio Castriota), detto Skanderbeg (1405-1468), che combattè con successo contro i Turchi, guidando l' insurrezione del popolo albanese, terrorizzato dai metodi repressivi dei dominatori. Durante la lotta degli Albanesi contro gli Ottomani continuò a svilupparsi il processo di formazione di un unico Stato centralizzato, ed il vessillo della famiglia Kastrioti, con l' aquila nera bicipite in campo rosso, divenne la bandiera nazionale albanese. Alla morte di Skanderbeg, gli Albanesi furono travolti dall'impero ottomano, che non aveva mai cessato di spedire regolarmente eserciti guidati dai più abili pascià turchi. La definitiva occupazione ottomana portò con sé la rovina economica del paese e la decadenza della cultura autoctona, con la distruzione di città, opere d'arte e architettoniche e la conversione di gran parte della popolazione alla fede musulmana. All' inizio dell’900, sotto la minaccia dello smembramento e dell' annessione del territorio da parte delle monarchie balcaniche, le forze rivoluzionarie albanesi ripresero vigore: nel 1910 scoppio la rivolta contro i Turchi. Durante la prima guerra balcanica, in reazione alle incursioni in territorio albanese della coalizione nemica, Ismail Kemal Bey il 28 novembre 1912 proclamò l'indipendenza.
Le potenze europee riconobbero tale indipendenza, ma affidarono il potere al principe tedesco Guglielmo di Wied (aprile 1914). Lo scoppio della prima guerra mondiale spazzò via questa fragile costruzione politica. L'Italia, la Grecia e vari altri paesi occuparono l'Albania, la cui indipendenza fu riconosciuta finalmente nel 1920.
Ma arrivando ai giorni d’oggi, dopo una ferrea dittatura duratasi 50 anni, l’Albania si ritrova con una situazione politica ed economica molto fragile. In una situazione assai difficile molti trovano come soluzione la via di fuga in altri paesi, lontani o vicini, trovandosi ad affrontare mentalità e culture diverse. L’immagine dell’Albania in questi tempi è circoscritta. Secondo me l’Albania in questo momento ha due facce: la prima quella della droga, prostituzione e corruzione-che esiste come in ogni altro posto del mondo- e la seconda quella la quale migliaia e migliaia di persone offrono il suo sudore, la loro cultura. E’ solo che quest’ultima non fa scalpore e si trova difficilmente tra le pagine di cronaca quotidiana. La prova? Nelle università italiane studiano più di mille studenti albanesi. E’ più di 47 studenti all’anno riescono a laurearsi.
Vorrei introdurre 2 interviste. Si tratta di due ragazze albanesi, le quali a settembre 2007 si sono laureate in Economia e Commercio a Firenze. Una si chiama Eni e l’altra Betta,rispettivamente di 23 e 22 anni.
-Ciao ragazze.
Eni, Betta: Ciao.
-E’ da poco che vi siete laureate in economia?
Eni, Betta: Si è vero. E’ un po’ strano per adesso, pero ci stiamo ambientando a meraviglia. Finalmente abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo, ma non ci fermiamo qui. Adesso stiamo seguendo la specialistica.
-Vi siete laureate in tempo, ma durante questo tempo avete lavorato o meglio i vostri mezzi di mantenimento?
Eni, Betta: Fino ad ora abbiamo sempre usufruito della Borsa di studio che ci permetteva di avere un posto alloggio e il pasto gratuito in mensa.
- Durante gli anni di studio, quale sono state le difficoltà che avete avuto?
Eni, Betta: Ma in generale nessuna. Magari introdursi, è difficile farsi conoscere nei ambienti studenteschi. Qui le amicizie sono già instaurate. Invece noi abbiamo dovuto cominciare da capo. Per esempio, noi due, io e Betta, ci siamo conosciute qui, a Firenze. Ambientarsi a modi diversi, giudizi diversi è stato quello un po’ difficile ma allo stesso tempo un modo per riflettere e capire.
-Quante lingue sapete?
Tutte e due: Italiano, Inglese, Spagnolo e un po’ di Francese.
-In Albania, pensate di ritornare?
Tutte e due: Le nostre famiglie sono là. Ci mancano, è una buona giustificazione per tornarci.
-Ma per sempre ci tornereste?
Betta, Eni: Ci sarà sempre nei nostri pensieri tornare in Albania.
Io vi ringrazio ragazze della vostra disponibilità e della vostra cortesia e ne approfitto per augurare ad Eni buon compleanno, che oggi, il giorno dell’ indipendenza, compie 23 anni.
Vi auguro a tutte due ulteriori progressi e un successo in tutti i campi della vita.
Era a questo che eroi come Skanderbeg e Ismail Qemali miravano. Ad una Albania forte, libera culturalmente ed economicamente. Sono persone come loro che dovrebbero far scalpore, ma spesso anche volontariamente queste notizie fuggono ai masmedia.
Aurora Alushaj-DEApress
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