Siamo arrivate a Tunisi in una bella e calda giornata. I giovani passeggiano nella grande strada Bourguiba e sembra che nulla stia avvenendo, nel Palazzo dei Congressi invece fervono i preparativi. Giornalisti, videooperatori e Osservatori si scambiano opinioni e pareri. La mattina presto Io e Francesca siamo andate davanti ad un seggio elettorale e le file delle persone erano interminabili. Anche di mattina il sole era concente e qua e là la gente apriva l'ombrello per difendersi o metteva sulla testa il giornale. Una generazione bella, cosciente del ruolo che li aspettava. Tutti gentili e pronti ad aiutarci e così siamo entrate a vedere da dentro la scuola occasionalmente organizzata per il seggio. Si respirava dignità e consapevolezza.
Il giorno dopo i risultati: ha vinto "Ennahdha" che vuol dire "Rinascita" - un partito di tendenza islamica. Ma quanti hanno votato? Ci dicono che l'affluenza è al di sopra delle aspettative, siamo quasi al 40/50% mentre in Europa sfiorano il 50%.
"Una vittoria indiscutibile e un’affluenza al di sopra delle aspettative (che sfiora il 90%), cancellano le incertezze dei giorni scorsi e dimostrano la volontà del popolo tunisino di decidere il proprio futuro da solo, senza paternalismo. “È la risposta – spiega a Diritto di critica Tejeddine Gmati, responsabile della comunità tunisina in Italia – a chi ha sempre sostenuto che certi paesi non sono pronti alla democrazia: queste elezioni mostrano invece che la Tunisia ci sta entrando dalla porta principale, non solo per l’affluenza, ma per la suspense, per la partecipazione profonda”. Un’atmosfera che dà voce a un entusiasmo inesploso: “Quando Ben Ali è fuggito – continua Gmati – il popolo tunisino aveva paura di festeggiare, a causa della mancanza di sicurezza, del caos totale e questo ci aveva lasciato l’amaro in bocca. Ora ci siamo presi la nostra rivincita”.
"Il partito islamico Ennahdha arriva primo in tutte le 33 circoscrizioni, sfiorando il 40% in Tunisia e il 50% all’estero. Elezioni “gestite con trasparenza – continua Gmati – grazie alla creazione dell’Isie (Istanza superiore indipendente per le elezioni), assoluta novità, presieduta da Kamel Jendoubi, eletto dall’ “Alta istanza per la realizzazione degli obiettivi per la rivoluzione, le riforme politiche e la transizione democratica”, una sorta di parlamento formato dagli esponenti dei vecchi partiti politici (che non erano riconosciuti da Ben Ali) e da personalità nazionali indipendenti, che ha approvato la nuova legge elettorale e ha preparato il terreno per le elezioni”. Un risultato che “segna una continuità con la rivoluzione”, continua Gmati. I tunisini scelgono i partiti “di piazza”, “quelli vicini alla gente, capaci di catturare la fiducia di un popolo che si lamentava di un potere troppo distaccato dalle esigenze reali ”. ...alcune campagne elettorali si sono basati su spot pubblicitari e sui media (vedi Pdp- partito democratico progressista, Upl -Unione Patriottica Libera ed Ettakatol) altri hanno preferito il contatto con la gente”. Partiti che hanno saputo ascoltare, anche grazie “a quell’importante risorsa dei social network – continua Gmati – divenuti parte integrante della società tunisina”. Ogni politico ormai ha la sua pagina facebook, “per riuscire a capire meglio come affrontare il dialogo con il popolo”. Proprio questo è stato il punto di forza di Ennahdha, “che ha il proprio peso, non solo tra le urne, ma anche tra la gente, grazie alla presenza sul territorio”. Un partito, che “era pronto per affrontare le elezioni, con un’esperienza già consolidata alle spalle che gli ha consentito di evitare gli errori precedenti”. Ed ecco allora, che, messa da parte la “rigidità” del passato, Ennahdha ha mostrato agli elettori un volto “moderato”, in modo da archiviare qualsiasi dubbio su una possibile “deriva” fondamentalista. “Durante la campagna elettorale – ricorda Gmati – Ennahdha ha più volte proclamato la massima apertura verso eventuali iscritti non musulmani e ha candidato donne senza velo. Basta entrare nella sede di Ennahdha, per vedere ragazze in jeans e t-shirt”. Un’apertura confermata da un programma ambizioso: “600mila posti di lavoro tra il 2012 e il 2016, l’immagine di una Tunisia aperta sull’Europa, sul Maghreb, sul Mediterraneo, grande attenzione sui giovani tunisini all’estero (con la promessa di nominare un sottosegretario incaricato a riguardo)”. E se qualche dubbio permane, la parola d’ordine è attendere la prossima evoluzione degli scenari. “Tra un anno ci saranno nuove elezioni (quelle legislative) – spiega Gmati -: se questo partito non dovesse rispettare gli impegni presi, un popolo che è riuscito a mandare a casa un dittatore dopo vent’anni, non esiterà a punirlo”. Inoltre, “il rischio di un eventuale fondamentalismo verrebbe arginato da una futura alleanza con altri partiti, necessaria per costituire una maggioranza organica che consenta di governare”. Tra i possibili alleati, il CPR (“Congresso per la repubblica”), il partito di Moncef Marzouki ed Ettakatol (Fdtl, “Forum democratico per il lavoro e la libertà). Le liste indipendenti invece si mostrano sconcertati ma non controbattono. La “Petizione popolare per la libertà, giustizia e sviluppo”, guidata da Hachemi Elhamdi, un “ex” di Ennahdha. Lui, nato a Sidi Bouzid, città simbolo della rivoluzione, “ha portato avanti la sua campagna elettorale, da Londra, attraverso l’emittente televisiva, di sua proprietà, Al-Mostakella, infrangendo – secondo alcuni – le regole della “par condicio” (tanto che si dice che i suoi seggi potrebbero essere ritirati). Tra i punti del suo programma, sanità gratis per tutti i cittadini e mezzi pubblici gratuiti per gli over 65....”.
Il responsabile della comunità tunisina in Italia afferma che il voto è stato all'insegna della continuità con la rivoluzione.
Una esperienza indimenticabile che racconteremo con le immagini che abbiamo prodotte in quei indimenticabili giorni.
Fonte: .............
Francesca Dari e Silvana Grippi
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