Il Presidente del Consiglio Romano Prodi è stato contestato a Trento per la questione della base militare vicentina, la Dal Molin. Molto spesso nella storia del nostro paese, e di molti altri che si presumono democratici, abbiamo assistito a contestazioni di personalità politiche da parte di operai e studenti.
Come Prodi, anche Bertinotti e D'Alema, e come loro Storace e Gasparri; e prima ancora ricordiamo Giovanni Falcone, vittima illustre dei fischi degli studenti. In pochi si sono salvati, forse soltanto quelli che hanno cautamente evitato i luoghi caldi della protesta, in particolare officine e atenei.
Ma allora per quale ragione sei studenti fiorentini di Scienze Politiche e Giurisprudenza sono ancora sotto processo per la contestazione di due anni fa nei confronti dell'ambasciatore israeliano Ehud Gol? Chi scrive era presente quel giorno, e ricorda una dura, ma innocua protesta; non certo quell'aggressione antisemita di cui parlarono untuosi giornali, testimoni soltanto della disinformazione della nostra stampa.
Una legittima protesta politica e civile di un gruppo di studenti particolarmente sensibili e informati, trasformata in un caso da Codice Penale.
Il procuratore Nannucci ha voluto il processo contro gli studenti, accusandoli di schiamazzi. Proprio così: ormai gli atenei non sono più fucine di dibattiti e querelles, talvolta infiammate, e di crescita culturale e critica, ma sono solo fabbriche in cui si producono laureati. Fortunatamente non la pensano così decine di illustri docenti che hanno firmato una pubblica lettera di solidarietà nei confronti degli imputati.
Ma Nannucci ha pure pensato di chiedere l'imputazione per "Mancata obbedienza a disposizione di pubblico ufficiale": vale a dire, quando i poliziotti han gridato "Fuori!", gli studenti hanno compiuto il gravissimo reato di non scattare dai banchi della sala della conferenza incriminata, per raggiungere di corsa i corridoi... Peccato però che quei poliziotti fossero agenti della DIGOS in borghese, e che abbiano completamente dimenticato di qualificarsi.
In realtà Nannucci schiuma di rabbia perché non ha trovato il modo, e non avrebbe in alcun modo potuto trovarne, di portare quei ragazzi e quelle ragazze alla sbarra con l'accusa di antisemitismo. Sì, perché difendere a spada tratta Israele (senza sapere assolutamente nulla di storia e di attualità) è particolarmente di moda; e certamente per chi segue le ultime tendenze sarebbe stato un bel fiore all'occhiello consegnare al pubblico ludibrio un gruppo di studenti rossi, totalitaristi, nonché inguaribilmente antisemiti. Al povero Nannucci purtroppo è andata male. Si è trovato di fronte a un gruppo di persone intelligenti, pacate, preparate e determinate; che gli daranno senza dubbio filo da torcere.
In ogni caso, resta da capire perché contestare Falcone non è reato, dare dell'assassino a Bertinotti nemmeno, mentre chiedere a un ambasciatore di tornarsene a Tel Aviv debba essere assolutamente censurato. Sarà l'eccezione israeliana, sarà l'ignoranza... O forse sarà la bassissima consapevolezza democratica dei nostri mediocri rappresentanti istituzionali...
Giulio Gori - DEA
Come Prodi, anche Bertinotti e D'Alema, e come loro Storace e Gasparri; e prima ancora ricordiamo Giovanni Falcone, vittima illustre dei fischi degli studenti. In pochi si sono salvati, forse soltanto quelli che hanno cautamente evitato i luoghi caldi della protesta, in particolare officine e atenei.
Ma allora per quale ragione sei studenti fiorentini di Scienze Politiche e Giurisprudenza sono ancora sotto processo per la contestazione di due anni fa nei confronti dell'ambasciatore israeliano Ehud Gol? Chi scrive era presente quel giorno, e ricorda una dura, ma innocua protesta; non certo quell'aggressione antisemita di cui parlarono untuosi giornali, testimoni soltanto della disinformazione della nostra stampa.
Una legittima protesta politica e civile di un gruppo di studenti particolarmente sensibili e informati, trasformata in un caso da Codice Penale.
Il procuratore Nannucci ha voluto il processo contro gli studenti, accusandoli di schiamazzi. Proprio così: ormai gli atenei non sono più fucine di dibattiti e querelles, talvolta infiammate, e di crescita culturale e critica, ma sono solo fabbriche in cui si producono laureati. Fortunatamente non la pensano così decine di illustri docenti che hanno firmato una pubblica lettera di solidarietà nei confronti degli imputati.
Ma Nannucci ha pure pensato di chiedere l'imputazione per "Mancata obbedienza a disposizione di pubblico ufficiale": vale a dire, quando i poliziotti han gridato "Fuori!", gli studenti hanno compiuto il gravissimo reato di non scattare dai banchi della sala della conferenza incriminata, per raggiungere di corsa i corridoi... Peccato però che quei poliziotti fossero agenti della DIGOS in borghese, e che abbiano completamente dimenticato di qualificarsi.
In realtà Nannucci schiuma di rabbia perché non ha trovato il modo, e non avrebbe in alcun modo potuto trovarne, di portare quei ragazzi e quelle ragazze alla sbarra con l'accusa di antisemitismo. Sì, perché difendere a spada tratta Israele (senza sapere assolutamente nulla di storia e di attualità) è particolarmente di moda; e certamente per chi segue le ultime tendenze sarebbe stato un bel fiore all'occhiello consegnare al pubblico ludibrio un gruppo di studenti rossi, totalitaristi, nonché inguaribilmente antisemiti. Al povero Nannucci purtroppo è andata male. Si è trovato di fronte a un gruppo di persone intelligenti, pacate, preparate e determinate; che gli daranno senza dubbio filo da torcere.
In ogni caso, resta da capire perché contestare Falcone non è reato, dare dell'assassino a Bertinotti nemmeno, mentre chiedere a un ambasciatore di tornarsene a Tel Aviv debba essere assolutamente censurato. Sarà l'eccezione israeliana, sarà l'ignoranza... O forse sarà la bassissima consapevolezza democratica dei nostri mediocri rappresentanti istituzionali...
Giulio Gori - DEA
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