Il "Caffè Michelangiolo" con sede in via Larga (oggi via Cavour 21) a Firenze, era luogo di ritrovo e di vivaci discussioni degli appartenenti al movimento pittorico dei "Macchiaioli",una corrente artistica tra le più significative e innovative della pittura italiana dell'Ottocento.
Nel 1850 si formò a Firenze un gruppo a cui appartennero Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Adriano Cecioni, Silvestro Lega e Giuseppe Abbati, per citare solo alcuni dei più importanti.Il Caffè era composto da due sale dove nella prima trovavano posto i frequentatori generici e per gli artisti era riservata la seconda sala, riprodotta dal Cecioni in un acquerello del 1865,arredata in modo spartano con tavoli in marmo e sgabelli di legno senza imbottitura con due becchi al gas che scendevano dal soffitto come unica illuminazione.Ad un certo punto decisero di fregiare le umili pareti intossicate dal fumo così apparvero molti quadri che allietavano il cuore di chi aveva la fortuna di ammirarli.Il termine "macchiaioli" venne coniato dal critico della "Gazzetta del Popolo" nel 1862 quasi per deriderli. Il nome deriva dalla tecnica usata dagli artisti che attraverso pennellate di colore e contrasti cromatici riuscivano a creare opere piene di luminosità e incredibile realtà dell'ambiente. I macchiaioli erano respinti alle mostre ufficiali ma portarono avanti la loro ricerca visiva con coraggio e grandi sacrifici da veri uomini liberi .In vita gli artisti non ebbero successo a livello monetario, molti di loro morirono poveri, però nel loro cuore ha sempre brillato una luce di orgoglio e tenacia facendo sì che oggi i dipinti e le sculture possano essere ammirate nei musei più grandi del mondo.Non vennero rappresentati più soggetti storici e stereotipati delle accademie ma si portò l'arte a stretto contatto con la natura dipingendo la vita rurale, le attività lavorative e le campagne toscane secondo un intento realistico.Il movimento ebbe contatti anche con l'estero e soprattutto con Parigi,città sempre in fermento artistico,dove conobbero fra gli altri anche Courbet ed il realismo.Approdarono poi molti artisti da tutta Italia, non solo pittori o scultori ma anche illustri letterati. Infatti il Caffè Michelangiolo era un laboratorio d'idee in fermento che ospitava le più turbolente e rivoluzionarie persone dell'epoca. Il Signorini ricorda gli incontri come "il ritovo dei capi anemi, degli eccentrici, dei matti insomma dove le burle di tutti i generi erano all'ordine del giorno, gli stornelli popolari cantati con mirabile armonia. Frammezzo le nubi del fumo dei sigari e le gambe levate sulle tavole, vedevi taluno che schizzava da una parte un gruppo di amici impegnati in una seria discussione, ed un altro preso da una smania di robustezza, alzava con un braccio solo diversi marmi dei tavolini legati insieme".Ormai per chi passava in città era quasi obbligatoria una visita di quei locali.
Pur se il Caffè di Via Larga non ebbe durata secolare resta tuttavia un capitolo fondamentale per la cultura e per la politica italiana che riecheggerà per sempre nella storia.
Giacomo Bartalini
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