Il nuovo (vecchio) Statuto dell’Università di Firenze.
E così anche l'Università di Firenze si è dotata del nuovo Statuto dell'Ateneo, obbligata dalla Legge Gelmini a modificare il precedente che solo tre anni fa era stato ampiamente riscritto dopo quasi due anni di intensi lavori preparatori, e approfondito e partecipato iter consultivo, che aveva interessato tutte le strutture dell'Ateneo, con grande interesse e condivisione generale. Tutto l’opposto di quanto è accaduto oggi. La carta fondamentale della vita democratica dell'Istituzione che lega, coordina e governa tutta la nostra comunità è stata così stravolta in appena sei mesi, scritta e condivisa da pochi, senza che strutture e personale potessero dare un contributo elaborato, convinto e partecipato. Alla faccia della tanto sbandierata autonomia dell’università, una università invece sempre più subalterna e prona a questo governo.
Anche a Firenze un colpo quasi mortale alla democrazia dell’Università.
E certo non basta a mitigare l’amarezza e lo sconforto il fatto che ad una primo confronto con gli altri atenei italiani, lo statuto fiorentino appare molto meno compiacente verso gli indirizzi governativi. Di questo diamo pure atto al Rettore Tesi e alla commissione e agli organi che l’hanno elaborato e approvato e che, pur stretti e vincolati all’obbligo di applicazione della legge 240, hanno cercato di limitare i danni all’impianto democratico e rappresentativo. Ma la mission era davvero impossible e i quindi i danni alla vita dell’ateneo, alla didattica ed alla ricerca pubblica inevitabilmente si aggraveranno.
Quindi altro che atto di modernità e innovazione, salutato con soddisfazione interessata da Confindustria Firenze pronta ad occupare uno dei tre posti riservati agli esterni; quello in atto a livello generale per l’università italiana e un vero processo di restaurazione guidato dal centralismo dirigistico del governo, che da una parte taglia fondi a didattica e ricerca, stipendi, concorsi, borse di studio, e dall’altra prepara il terreno, sempre più segnato ed evidente, al ritorno ad una università per pochi e per ricchi, privata o pubblica che sia.
Eppure proprio in questo quadro voglio ancora una volta ricordare e sottolineare i lodevoli sforzi e gli eccellenti risultati della comunità universitaria fiorentina che nonostante le enormi difficoltà gestionali prodotte soprattutto dal sempre più insufficiente sostegno finanziario dello Stato, ha saputo in questi anni comunque far affermare il nostro Ateneo fra i primi in Italia sia per la ricerca che per la didattica.
Riusciranno allora i “nostri eroi” ad invertire la rotta e a produrre una nuova stagione di riscatto questa si davvero nuova e democratica?
Alberto Di Cintio
ricercatore della Facoltà di Architettura
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