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Labiopalatoschisi: il caso Massei

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“Il Meyer non doveva cacciarlo”. Da tutta Italia, e non solo, partono telefonate, messaggi sui blog, sui social network, sulle mailing list; da Gorizia, a Firenze, da Napoli, alla Svizzera, in centinaia sono pronti a difendere il professor Alessandro Massei, il chirurgo plastico che più di vent'anni fa inventò una nuova procedura per operare i bambini malati di labiopalatoschisi, volgarmente nota come labbro leporino e gola lupina. Questa patologia, al di là del grave handicap estetico, provoca seri problemi di espressione e di alimentazione; ma un'operazione riuscita può restituire il bambino a una vita normale.
Secondo il tam tam partito dai genitori di molti bambini già operati, il mancato rinnovo del contratto con Massei da parte del Meyer, per “sopraggiunti limiti di età”, sarebbe un grave errore. Massei, 69 anni, già primario di chirurgia plastica patologica al Cisanello di Pisa, è andato in pensione del 2008, ma è riuscito a operare ancora una novantina di bambini grazie alla chiamata dell'allora direttore del Meyer, Paolo Morello, che gli mise in mano bisturi e sala operatoria.
La procedura ideata da Massei negli anni '80, nota come periostioplastica, consente, secondo i suoi sostenitori, un migliore risultato sia dal punto di vista estetico sia da quello funzionale, con la necessità di ricorrere a un numero minore di interventi chirurgici. Da anni, pur restando un'opzione molto minoritaria, la periostioplastica è stata recepita da chirurghi inglesi e latinoamericani. Ma in Italia a metterla in pratica ora c'è soltanto il prof. Gianluca Gatti, allievo di Massei al Cisanello di Pisa. Considerato l'altissimo numero di richieste da tutta la penisola e la necessità, per la buona riuscita dell'intervento, di operare i bambini nei primissimi mesi di vita, con la separazione tra Meyer e Massei dello scorso 17 dicembre, il problema delle liste di attesa è diventato insormontabile per molti genitori.
“Quando ti nasce un figlio malato è come se avessi vinto la lotteria al contrario – racconta Rita di Napoli – Ma pensi che la sfortuna che hai avuto sia già abbastanza. E invece è crudele scoprire che sei costretta a subire una sfortuna ulteriore con un ospedale che ti impedisce di farti operare dal chirurgo che hai scelto" Suo figlio Davide è stato operato per la prima volta da Massei il 26 novembre e dovrà subire, come vuole la prassi, un secondo intervento entro pochi mesi. Ma dal 17 dicembre Rita non aveva avuto più alcuna certezza sul futuro del figlio; ed è solo grazie alla pressione dei genitori che il direttore generale del Meyer, Tommaso Langiano, ha infine consentito a Massei di seguire personalmente i nove bambini che ha già operato, ma che non hanno terminato il percorso.
“Io avrei voluto insegnare la mia procedura a quanti più medici possibile – racconta Massei – ma non posso farlo con i chirurghi maxillo-facciali, perché abbiamo un approccio diverso, e al Meyer non ci sono chirurghi plastici”. E aggiunge: “Forse è proprio questa mia difficoltà a comunicare con l'equipe maxillo-facciale la ragione per cui non mi hanno più voluto”. Ma dal Meyer spiegano invece di aver recepito le “utili indicazioni di Massei” e che la periostioplastica non sarà abbandonata: “L’Azienda ha riorganizzato l'attività per assicurare la continuità del servizio – dice una nota – e nello stesso tempo la migliore assistenza dei piccoli pazienti. Infatti è già da anni attiva al Meyer una valida équipe di chirurghi di Chirurgia Ricostruttiva e Maxillo-Facciale, composta dal professor Mirco Raffaini e dal dottor Giuseppe Spinelli”.
Ma i genitori dei bambini operati da Massei non ci stanno e chiedono alla Regione di organizzare corsi affinché Massei possa insegnare ad altri la sua tecnica, perché altri bambino possano essere fortunati quanto i loro. "Trovo oltraggioso che una persona come il Prof. Massei che probabilmente in un altro Paese sarebbe il fiore all'occhiello della sanità, sia messo alla porta!” dice Ilaria, madre di Leonardo, operato da Massei con un risultato “sbalorditivo”. Federica, di Scandicci, chiede invece al Meyer di "restituire ai nostri bimbi quello che la natura ha negato loro, cioè il sorriso". “Io e mio marito abbiamo adottato un bambino indiano malato di labiopalatoschisi – spiega Fatima di Lucca – convinti che avremmo potuto regalargli una vita migliore facendolo operare dal prof. Gianluca Gatti. Ma ora, senza Massei, tutti vengono a Pisa e le liste d'attesa sono diventate impossibili”.
Luciano Albonetti, di Faenza, fa da capofila di questo tam tam; e non gli va di passare per un “povero illuso”: "Io, prima di operare mia figlia – racconta – sono andato a vedere altri bimbi operati da diversi centri, sono entrato nel gruppo dei genitori di Bologna che hanno bimbi operati con tecniche diverse, ho parlato con questi bimbi, li ho visti con i miei occhi, ho chiesto ai genitori quante ore di logopedia hanno fatto, quante sedute di ortodonzia, mi sono informato delle fasi pre e post intervento… E questo l’ho fatto con tantissimi bimbi... E alla fine ho deciso in base a quello che io ho capito. E hanno fatto così tanti altri genitori. Non siamo degli sprovveduti che hanno trovato il santone di turno”.

Giulio Gori

bimbo_massei

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