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La plastica è ovunque

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La quantità di plastica che viene prodotta e gettata ogni giorno è a dir poco incredibile e l’inquinamento ambientale da plastica è incredibilmente ubiquo: dalla cima dell’Everest ai fondali della fossa delle Marianne, sotto i ghiacciai delle montagne, sulle coste di isole remotissime, fino a formare una enorme isola di plastica nell’oceano pacifico, la plastica si trova ovunque ed ha invaso il mondo.

Secondo un report della World Bank, nei prossimi 30 anni la produzione di rifiuti di plastica crescerà del 70%.

L’accumulo di plastica più noto al mondo è certamente il great pacific garbage patch, conosciuto anche come Pacific Trash Vortex o, in italiano, Grande chiazza di immondizia del Pacifico.

Non si conoscono con precisione le dimensioni di questa enorme “isola”, ipotizzabili da 700mila kilometri quadrati a oltre 10 miliardi di chilometri quadrati (più grande della superficie degli Stati Uniti).

L’accumulo esiste dall’inizio degli anni ’80 e si è formato a causa dell’azione di una corrente oceanica spiraleggiante che cattura i rifiuti galleggianti e li aggrega tra loro, creando quella che ormai è divenuta una vera e propria isola.

Gli scienziati della Japan Agency for Marine – Earth Science and Technology, un ente di ricerca giapponese, hanno scoperto l’esistenza di rifiuti di plastica, ad esempio buste, sul fondo della fossa delle Marianne, ovvero ad 11 kilometri di profondità.

Perfino l’Everest, la cima più alta al mondo, si sta letteralmente riempiendo di plastica. Circa 800 persone ogni anno tentano la scalata e lasciano sulla montagna rifiuti pari a circa 132 tonnellate ogni anno.

L’Enea, ente pubblico di ricerca italiano, ha detto chiaro e tondo che entro il 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. Ovviamente gli abitanti di mari ed oceani sono i primi a pagare il prezzo di questa invasione.

Una ricerca pubblicata su Royal Society Open Science ha evidenziato che perfino gli anfipodi, piccoli crostacei simili a gamberetti che vivono nelle profondità del mare, ingeriscono microplastica che si accumula nel loro intestino fino ad ucciderli.

Peraltro, la plastica non uccide solo gli altri esseri viventi. Essa è presente anche all’interno del nostro organismo: uno studio condotto dalla Università di Heriot-Watt di Edimburgo ha dimostrato che una persona ingoia in media 68.415 fibre di plastica dal proprio cibo all’interno di un qualsivoglia ambiente domestico, derivanti in gran parte dalle polveri domestiche che finiscono nel piatto.

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