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Il futuro dell’energia tra Donald Trump ed Elon Musk

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Lo sviluppo del sistema energetico mondiale sarà determinato da una competizione tra le varie tecnologie disponibili dove solo le più efficienti sopravviveranno. Questa selezione può essere alterata da singoli uomini che con le loro decisioni possono ritardare o accelerare il processo evolutivo del sistema energetico, tanto più se questi uomini sono dei miliardari americani dallo straordinario potere politico ed economico.

In questo autunno del 2016 ci sono stati due eventi che, pur avendo avuto nei media generalisti un peso comprensibilmente diverso, potranno influenzare pesantemente il futuro dell’energia.

 

Il primo evento è stato l’elezione a futuro presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump. Personaggio sicuramente controverso su molte questioni, riguardo ai temi energetici e ambientali ha sempre avuto posizioni molto nette: grande sostenitore delle energie fossili, negazionista nei confronti dei cambiamenti climatici prodotti dall’uomo, critico nei confronti dei sussidi alle rinnovabili e dei protocolli di protezione ambientale.

Terminata e vinta la campagna elettorale pare che il miliardario americano stia iniziando ad ammorbidirsi e intervistato dal NYT si è dichiarato aperto al dialogo sull’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici senza quindi minacciare di stracciare tutto, ed ha pure ammesso la possibilità che l’attuale riscaldamento globale possa essere imputabile all’azione dell’uomo.

Anche se una volta insediato alla Casa Bianca Trump dovesse rivedere alcune sue idee estreme, tutti si aspettano grandi favori alle compagnie petrolifere americane e tempi bui per le rinnovabili. L’industria dell’energia pulita, secondo le ultime decisioni del governo Usa, dovrebbe avere sussidi fino al 2020 ma non è dato sapere in che condizioni raggiungerà questa data dopo la traversata nel deserto delle presidenza Trump.

Guidato da un’ideologia protezionista che punta a far diventare il suo paese il più grande produttore di combustibili fossili al mondo, il nuovo presidente dovrà trovare una strategia per far convivere carbone e shale gas, entrambi estratti in grande quantità negli Stati Uniti ma spesso in conflitto tra di loro.

La presidenza Trump si affaccia quindi sul panorama energetico con tanti dubbi, ma sicuramente portando più nuvole che sole.

 

Il secondo evento di questo autunno 2016 rilevante dal punto di vista energetico è la fusione tra Tesla Motors e SolarCity Corporation, patrocinata da Elon Musk. Quest’uomo nato in Sudafrica, dopo essere diventato ricco con la creazione di Paypal, ha deciso di dedicarsi ai suoi hobbies che sono salvare l’umanità dai cambiamenti climatici e farla diventare una razza interplanetaria.

Tesla è l’azienda leader a livello mondiale del settore delle auto elettriche fondata da Musk nel 2003 e dopo anni di difficoltà e sperimentazioni ha concluso il terzo trimestre fiscale 2016 con un utile di 21,9 milioni di dollari. Per la fine del 2017 è previsto il lancio della Model 3, una berlina accessibile ad un vasto pubblico (35 mila dollari), dopo che i primi modelli si erano rivelati eccessivamente costosi (il cliente modello era Leonardo di Caprio).

Solarcity è invece l’azienda leader a livello americano nel settore del fotovoltaico, fondata dai fratelli Rive su suggerimento del loro cugino e grande finanziatore, Elon Musk.

Adesso con l’ingresso di Solarcity in Tesla si viene a creare un ecosistema completo che al cittadino non venderà semplici prodotti ma un intero stile di vita.

Recentemente Musk ha infatti presentato il suo modello ideale di struttura abitativa dotata di un bellissimo tetto con tegole fotovoltaiche, una batteria per accumulare energia elettrica, un garage con caricatore elettrico ed ovviamente un’auto Tesla all’interno. Questo è il pacchetto, o meglio la visione di futuro che ci vuole vendere Musk.

L’impressione è che questa visione sia appunto qualcosa di non concretizzabile nell’immediato, un punto d’arrivo per un percorso ancora lungo ma nell’immediato si rivela essere solo un gioco per milionari che si vogliono pulire la coscienza.

Eppure Musk ci crede e ci vuole convincere che costruire un tetto di tegole fotovoltaiche, ricoprendolo completamente su ogni falda, disinteressandosi della posizione del sole (qualche ingegnere sarà svenuto), costerà meno di un tetto normale perché, sostiene lui, verranno utilizzati metodi più efficienti nella catena di produzione rispetto all’edilizia classica.

Possiamo dargli credito? Ad un uomo che ha creato dal nulla un’agenzia aerospaziale che in 10 anni è arrivata a lanciare in orbita dei veicoli per conto della NASA sì, possiamo dargli credito, ma la strada è ancora lunga.

Le mosse economico finanziarie di Musk sono tutt’ora spericolate e criticate dagli analisti anche perché alla Tesla, come a Jurassick Park, non si bada a spese. Per realizzare il progetto di elettrificazione completa che darà l’addio ai combustibili fossili c’è bisogno dei sistemi di accumulo e per questo Tesla sta costruendo nel Nevada la Gigafactory1, un edificio colossale, il più grande del pianeta, dove verranno prodotto le batterie a ioni di lito per la auto e per gli storage a muro, i powerwall.

 

Trump e Musk, due modi di vedere il mondo con due obbiettivi ben diversi e la capacità di influenzare l’evoluzione del sistema energetico mondiale. Tra questi due estremi, al netto delle ideologie, dei sogni irrealizzabili, delle dichiarazioni ad effetto e degli interessi economici, c’è la gente comune che per quanto possibile deve essere protetta, tutelata e possibilmente accompagnata verso un futuro migliore, anche a piccoli passi, ma nella direzione giusta.

Solo in Europa, secondo uno studio dell’European Environment Agency, quasi mezzo milione di persone muore prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento, prevalentemente da polveri sottili, provocando danni economici tra i 300 e i 900 miliardi di euro.

C’è ancora tanto da fare.

 
Cosimo Biliotti

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