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Terra 3.0 - 03/07/12

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Rio +20, le solite promesse: Se ancora è presto per dare un giudizio definitivo al summit Onu sullo sviluppo sostenibile che si chiuso a Rio de Janeiro il 22 giugno, intanto una prima conferma su un punto fondamentale c'è stata. Finalmente ora è chiaro chi sono i veri leaders dello sviluppo sostenibile e chi invece al massimo è un bravo attore. Nella capitale brasiliana c'erano entrambe le categorie. I capi di governo con tutti i loro collaboratori e delegati vari hanno svelato la loro incapacità o la loro non volontà di saper guidare quella nuova rivoluzione economica, culturale e ambientale di cui il pianeta ha bisogno. Le parole dei governanti erano piene di buoni propositi, appelli accorati a cambiare, ma alla fine il documento finale che è stato presentato è privo di obbiettivi, strumenti e fondi per arginare la crisi ambientale che sta colpendo il pianeta. Questi politici chiaramente sono gli attori, tanto bravi a recitare la parte dei governanti preoccupati quanto ad evitare di prendere decisione scomode contro le lobbies degli idrocarburi.

I veri leaders dello sviluppo sostenibile si trovavano invece al controvertice presso la Cupula dos povos. Qui si sono riunite centinaia di associazioni, aziende, scienziati, ed esponenti delle popolazioni indigene. Sono queste persone che nel loro piccolo riescono a fare grandi cose per il bene del pianeta.

 

 

L'Italia insiste sul carbone: Mentre a Rio si discuteva di un futuro sostenibile in Italia il carbone, la fonde di energia più inquinante che esista, ha messo a segno due colpi vincenti. Il primo, nel nord Italia, dove il consiglio di stato ha dato il via libera al proseguimento della conversione delle centrale ad olio combustibile di Porto Tolle in una centrale a carbone. Il secondo nel sud Italia, in Calabria, dove il governo ha firmato il decreto di Valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di una centrale a carbone a Saline Ioniche sollevando le veementi proteste degli ambientalisti. Questi due eventi possono essere il segnale di un nuovo cambiamento nel panorama energetico italiano: se la rinnovabili mettono in difficoltà il gas, i produttori del termoelettrico rispondo con il carbone che è la fonte attualmente più economica. E la più dannosa...

 

 

Cina, dalla discarica nasce una città: A 150 chilometri da Pechino è sorta Tianjin Eco-City, la prima città ecologica della Cina. La sua costruzione, voluta dal governo cinese in collaborazione con quello di Singapore, è iniziata nel 2008 e si prevede che sarà terminata nel 2020. L'intento è stato quello di creare una città dove l'uomo e la natura vivono in armonia e il consumo di risorse ed energia è ridotto al minimo. Inoltre la città è nata su un territorio bonificato dove prima sorgeva una discarica. La città, che ospiterà 350 mila abitanti sarà progettata in modo da favorire i pedoni e i ciclisti oltre ad essere dotata di una forte rete di trasporto pubblico ecologico. Ovviamente ampio spazio sarò dato al riciclaggio dei rifiuti e alle energie rinnovabili.

 

 

In Italia il fotovoltaico ha superato l'eolico:

A febbraio 2012 il fotovoltaico ha superato l'eolico in energia prodotta ed è diventato la seconda fonte energetica rinnovabile italiana dopo l'idroelettrico. I dati dell'Ufficio studi di Confartigianato parlano di 10.678 GWh del fotovoltaico contro i 10.568 GWh dell'eolico. A maggio la differenza è passata a 14.490 GWh contro 11.541 GWh e c'è da immaginare che i dati di giugno saranno ancora più significativi. Da maggio 2011 a maggio 2012 la produzione di energia fotovoltaica è aumentata di ben 11.220 GWh, contro i 2.448 GWh dell'eolico sopperendo al calo della produzione dell'idroelettrico che ha sofferto il clima di siccità prolungato. Inoltre Confartigianato riporta il crollo della produzione termoelettrica che in un anno ha prodotto 12.373 GWh in meno.

 

 

03/07/12

Cosimo Biliotti

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