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Pensione a 65 anni

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*Età pensionabile delle donne. Una storia grave e grottesca, dentro l'Italia e l'Europa avviate sulla strada della distruzione dello stato sociale. *

martedì 08 giugno 2010

di Roberta Fantozzi

Tutta la vicenda dell'aumento dell'età pensionabile delle donne e del
rapporto tra l'Europa e il governo italiano è grottesca oltre che
gravissima. Si vuole far passare per forza l'aumento dell'età
pensionabile per le donne -- accelerato dalla manovra - a dispetto di
ogni coerenza di ragionamento, a dispetto di ogni logica.
Tutto è iniziato con la procedura aperta contro l'Italia, motivata in
sede europea dalla necessità di contrastare ogni politica
discriminatoria: in particolare di non discriminare le donne,
obbligandole ad andare in pensione anticipatamente e dunque con pensioni
più basse. Ai rilievi avanzati in sede europea, i diversi governi in
carica, tutti a guida di Silvio Berlusconi non hanno risposto, come
accaduto nel 2005, oppure hanno risposto in maniera omissiva. Non si è
cioè fatto valere il dato di fatto elementare che le donne nel nostro
paese non sono obbligate ad andare in pensione anticipatamente, ma
possono farlo se lo scelgono, come disposto dalla legge 903 del 1977 e
che dunque non si tratta di discriminazione, ma di una possibilità, di
un' opportunità positiva. Esiste inoltre una direttiva dell'Unione
Europea, la 79/7 del 1978 che intervenendo sull'obbligo di rimuovere
ogni discriminazione, lascia salva la possibilità per gli stati di
fissare età pensionabili diversi tra i sessi. Ma i governi italiani non
sono riusciti, o non hanno voluto dimostrare, che a quella direttiva ci
si doveva riferire. In questo modo, e cavillando sulla differenza tra
settori in cui lo stato è datore di lavoro diretto e quelli in cui non
lo è, si è arrivati alla sentenza della Corte di Giustizia Europea.

In sostanza Berlusconi che dovrebbe rispondere politicamente del
comportamento tenuto dai diversi governi di cui è stato a capo, ora può
farsi scudo dell'Europa. E l'Europa che ha deciso oggi la linea della
distruzione dello stato sociale, può farsi scudo del comportamento dei
governi Berlusconi. Non si comprenderebbe altrimenti perché tutta la
vicenda assuma questa rilevanza, anche a fronte del fatto che come
ricordava giustamente qualche giorno fa la segretaria della Funzione
Pubblica Cgil Rossana Dettori, l'Italia negli ultimi due anni è stata
soggetta a oltre 150 procedure di infrazione, di cui più di 60 ancora in
corso. In questa morsa finisce stritolata la sostanza di ogni equità. La
manovra del governo, che ora dovrebbe decidere l'accelerazione
dell'allungamento dell'età pensionabile per le donne del pubblico
impiego dal 2018 al 2012, è un manifesto contro le donne. Lo è con i
"risparmi" sulle pensioni in buona parte derivanti dal posticipo delle
pensioni di vecchiaia, che colpirà soprattutto le donne cioè quelle che
più accedono al trattamento di vecchiaia, non riuscendo a raggiungere i
requisiti contributivi per l'anzianità. Lo è con i tagli alla scuola e
al pubblico impiego. Lo è con i tagli pesantissimi alle regioni e agli
enti locali. Le donne, la cui vita in Italia, è segnata in maniera
particolarmente grave da un'insieme di fattori negativi, tanto materiali
quanto culturali e simbolici. In un paese che è tra gli ultimi in Europa
per occupazione femminile con meno di una donne su due che lavora, con
differenziali di carriera e retributivi medi intorno al 20%. Le donne su
cui si scarica il peso del lavoro domestico e di cura -- più di 5 ore di
media al giorno contro un'ora e mezzo degli uomini - anche in ragione di
uno stato sociale sottofinanziato, altra faccia della medaglia del
primato italiano di evasione fiscale.

La scelta che i paesi europei e l'Italia stanno compiendo, di politiche
iper- restrittive avviterà l'economia del continente in una spirale
recessiva sempre più grave. I tagli non serviranno per ridurre
l'indebitamento, ma distruggeranno quel che resta del welfare europeo: i
sistemi pensionistici, sanitari, formativi. Di questo si tratta. E con
questo, dell'imbarbarimento complessivo della società, della qualità
della vita delle donne, della qualità delle relazioni tra donne e
uomini. Ed anche della democrazia, che non potrà sopravvivere, come
l'abbiamo conosciuta ad un processo di gerarchizzazione sociale sempre
più feroce. Ribellarsi è giusto.

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