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Cultura: Arriva il testo unico

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Cultura: arriva il testo unico (2) Regione Toscana

(riceviamo e ritrasmetiamo)


Gli interventi di Giuliana Baudone, Stefania Fuscagni, Severino Saccardi, Paolo Marcheschi, Alberto Magnolfi, Marco Carraresi, Pier Paolo Tognocchi, Lucia Franchini

Firenze – “Abbiamo apprezzato lo sforzo di voler stilare un testo unico della cultura, ma questo sforzo appare più una passerella di fine legislatura, che non un articolato realizzabile”. Lo ha dichiarato Giuliana Baudone, sottolineando che il testo “ci potrebbe vedere anche favorevoli, se non tenessimo conto di cosa è stata la cultura toscana in questi anni”. In particolare la consigliera ha ricordato teatri e sale cinematografiche che hanno chiuso o perso la loro funzione primaria. “Con questa presentazione a fine legislatura – ha dichiarato – si vuol far vedere ai toscani un’efficienza che di fatto non esiste”.

“La relazione del presidente Brogi ha raccontato un film che io non ho visto. Un testo unico sulla cultura deve avere un’anima, una visione, una progettualità che invece mancano” ha commentato la vicepresidente della commissione Cultura, Stefania Fuscagni. A suo parere nel testo unico non c’è alcun coinvolgimento del mondo della scuola, per far crescere nei giovani la consapevolezza di essere custodi di un patrimonio inestimabile. Si parla, inoltre, molto di turismo di qualità, ma non si mettono a punto precise strategie. Manca una prospettiva di sistema e, soprattutto, manca l’Europa anche in termini di finanziamenti. Secondo Fuscagni la programmazione è uno strumento nelle mani della sola Giunta regionale, fuori dai meccanismi di valutazione consiliare. “Il Consiglio potrà solo passare da un convegno all’altro”. “Sul piano tecnico giuridico nel testo è stato fatto un grande lavoro – ha concluso – La politica non ha però saputo fare quello che la Toscana chiedeva”.

Secondo Severino Saccardi siamo di fronte ad una semplificazione che consegna un unico quadro di riferimento, messo a punto al termine di un lungo lavoro di approfondimento, sviluppato anche su materie specifiche come le riviste di cultura e il cinema di qualità. ”Spesso nella nostra regione non c’è consapevolezza del valore che ha la cultura diffusa – ha osservato – Non ci sono solo grande eventi, ma anche tante piccole realtà da valorizzare”. Saccardi ha quindi rilevato che, a fronte di una programmazione consegnata interamente all’assessorato, deve essere rafforzata le dimensione della verifica, del monitoraggio e del controllo propri del Consiglio.

“Si parla molto di cultura diffusa, ma nella legge alla musica popolare è dedicato poco più di un comma – ha dichiarato Paolo Marcheschi - Non è un problema di finanziamenti, ma del mancato riconoscimento di una realtà cresciuta nonostante le istituzioni. E’ un’occasione persa per la valorizzazione di nuovi talenti e linguaggi”.

“L’elemento più debole è il neocentralismo che caratterizza la programmazione e mortifica il principio di sussidiarietà – ha rilevato Alberto Magnolfi – Non abbiamo una Regione che cofinanzia progetti elaborati da altri soggetti, ma gli altri soggetti che cofinanziano i progetti della Regione per poter sopravvivere. E’ un’impostazione inaccettabile”.
A suo giudizio l’unica eccezione a questo “modello organizzativo unico, valido sempre e comunque, incapace di cogliere le espressioni e le peculiarità del territorio” è rappresentato dal settore dello spettacolo, con il riconoscimento di alcune realtà nella loro autonomia di proposta.
Secondo Marco Carraresi non c’è semplificazione, “ma una delega in bianco quasi totale alla Giunta, una libertà di cultura per chi decide”. Il testo, inoltre, non consegue i risultati che si proponeva, come l’eliminazione di leggi che non avrebbero mai dovuto essere approvate. “Non si danno soluzioni a questioni annose come le Fondazioni – ha osservato – Sono corpi estranei, liberi di fare quasi tutto quello che vogliono”. Gli oltre cinquecento musei toscani, infine, “restano senza una carta unica”. 
Pier Paolo Tognocchi ha ricordato la proposta di legge presentata cinque anni fa per tutelare le piccole sale cinematografiche. “Le proiezioni del festival internazionale del cinema di Berlino – ha osservato - si svolgono nelle sale restaurate di quella città. Occorre creare una rete non solo per finanziare il cinema prodotto in Toscana, ma anche per avere luoghi in cui vederlo”. A suo parere la normativa che regola l’apertura delle multisale “fornisce garanzie sufficienti” ed alla valorizzazione della cultura diffusa deve affiancarsi anche una valorizzazione delle eccellenze.
Lucia Franchini, dopo aver rilevato che un testo unico in questo settore non può essere solo “una semplificazione burocratica”, ha sottolineato la necessità di riconoscere tutta l’editoria e non solo quella periodica, per evitare “di tagliare fuori tutto un mondo giovanile”.  (dp)

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Novembre 2011 23:43 )  

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