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Terremoto ad haiti. Almeno 1000 morti

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(ANSA) PORT-AU-PRINCE - E' ancora notte ad Haiti colpita da devastanti scosse di terremoto e si continua a scavare a mani nude fra le macerie, al buio perché manca la corrente. E' ancora impossibile fare un bilancio delle vittime, ma si teme che i morti siano migliaia. Duecento persone sono disperse in un albergo di lusso nella capitale, il Le Montana. Dei quattro ospedali di Port-au-Prince, tre sono crollati e il quarto non riceve più feriti perché intasato. In città sono comparsi gli sciacalli, che hanno saccheggiato un supermercato crollato. Sono circa 190, secondo la Farnesina, gli italiani che dovrebbero essere presenti sull'isola. 

I voli di linea per la capitale sono stati cancellati, ma l'aeroporto è agibile.
La Francia ha fatto partire due aerei con soccorritori e materiale, uno dalla Martinica e uno da Marsiglia. Dall'Italia partirà oggi un C130 militare con un ospedale da campo, personale medico e una squadra della Protezione civile. Anche altri paesi hanno offerto aiuti al governo locale. Non funzionano i telefoni nella capitale e non si riesce a comunicare con le persone che si trovano lì. Nelle ore successive al disastro, l'assenza di comunicazioni accresce l'ansia e soprattutto ostacola i soccorsi. 

Il capo dell'unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, ha dichiarato che al momento non risultano italiani coinvolti, ma ha precisato che "a mancanza di informazioni non vuol dire che non ce ne siano". "Non riusciamo a metterci in contatto con Haiti - spiega il portavoce dell'ambasciata italiana a Santo Domingo, Gianfranco Del Pero -. E' un problema nostro, dei colleghi francesi, americani, tedeschi e spagnoli con i quali stiamo collaborando. Nessuno ha davvero notizie per adesso. Tutti siamo in attesa di riallacciare le comunicazioni. Ma per ora è impossibile". Nessuna notizia si ha degli almeno 190 italiani che si trovano ad Haiti. L'ambasciata in Italia del paese caraibico è intanto tempestata di email e telefonate di studenti haitiani che vivono qui e che cercano notizie delle loro famiglie.

Immediatamente è stato diramato l'allarme tsunami per tutta la regione delle Antille: Cuba, Haiti, Repubblica Domenicana e Bahamas. Il centro di vigilanza tsunami ha chiarito che l'allerta è stato diramato a titolo precauzionale perché "nella storia della zona non esistono precedenti di onde anomale distruttive. Tuttavia esiste la possibilità della formazione di uno tsunami locale che potrebbe investire le coste a non più di 100 chilometri dall'epicentro".

L'ambasciatore di Haiti a Washington, Raymond Alcide Joseph, ha definito una "catastrofe di proporzioni devastanti" il terrremoto che ha investito l'isola, lo stato piu' povero dell'area. Il diplomatico ha raccontato alla Cnn di aver parlato con un consigliere del presidente che gli ha raccontato di aver visto "case sbriciolate ovunque". Joseph ha lanciato un appello agli Stati Uniti e a tutto il mondo per intervenire immediatamente, anche per Haiti non è in grado di prestare autonomamente soccorsi per una sciagura di tali proporzioni.

Il presidente americano Barack Obama ha riferito che gli Usa sono pronti a prestare aiuto. In una dichiarazione diffusa in serata dalla Casa Bianca, Obama scrive: "I miei pensieri e le mie preghiere vanno a chi è stato colpito dal terremoto. Stiamo seguendo la situazione da vicino e siamo pronti ad aiutare il popolo di Haiti". Il presidente ha chiesto al Dipartimento di Stato, all'Usaid (l'agenzia per gli aiuti umanitari) e al Southern Command del Pentagono, da cui dipende l'area dei Caraibi, di prepararsi ad assistere Haiti con aiuti d'emergenza.

(Internazionale.it) La tremenda scossa sismica che ha distrutto la capitale Port-au-Prince, in piedi da 250 anni, non è che l’ultimo colpo inferto a un paese già in gravissime difficoltà. Negli ultimi vent’anni il paese caraibico ha dovuto far fronte a una pesante instabilità politica: colpi di stato, elezioni truccate, governi incompetenti. La criminalità nel paese ha approfittato della debolezza della politica e si è rafforzata. Infine lo scorso anno l’isola è stata colpita da due uragani che hanno devastato le cittadine e la regione più fertile del paese.

“Haiti ha un passato glorioso, ma un presente drammatico e un futuro fosco”, commenta Dreyfuss. “È un paese profondamente diviso per classi sociali, ricco di cultura e di tradizione, con una vita artistica nota in tutto il mondo, ma è anche il paese più povero del mondo. E di questo ce ne renderemo conto nei prossimi giorni. Per questo motivo questo terremoto è un colpo allo stomaco e fa sentire in colpa noi che abitiamo in paesi dove c’è una rete di sostegno in casi d’emergenza come questo”, continua il giornalista haitiano che vive negli Stati Uniti.

Le notizie che giungono dal paese colpito dal sisma affermano che Haiti non ha le attrezzature per reagire a questa disgrazia, “ma gli haitiani sono un popolo forte che è sopravvissuto a secoli di potere corrotto e alla tremenda crudeltà del colonialismo”. È necessario che la comunità internazionale intervenga in maniera massiccia “per ricostruire il paese e garantirgli un futuro”.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 13 Gennaio 2010 13:39 )  

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