E' uscito nelle
sale il 25 gennaio l'atteso film di Federico Moccia “Scusa ma ti chiamo amore”,
tratto dall'omonimo romanzo dell'autore romano, e che vanta nel cast la
presenza di uno degli attori italiani più
amati dal grande pubblico, Raoul Bova.
E' la storia di
un trentasettenne pubblicitario, Alex (Raoul Bova)in crisi sentimentale dopo
che Elena (Veronika Logan),sua fidanzata storica, lo abbandona senza apparente
motivo. Ma se dopo la pioggia arriva il sereno, ecco che con giovanile
spavalderia si infila, nelle ormai tristi giornate del pubblicitario romano, lo
splendore di una diciasettenne, Nicki (Michela Quattrociocche)che lo ammalia e
lo seduce. Almeno fino a quando Elena, non decide di ritornare al suo nido.
Parla di sogni, il regista, figlio del grande mestierante Pipolo. Parla di
“sole”, “cuore” e “amore”, di adolescenti ribelli, figli di una libertà che
trascende qualsiasi regola o vincolo che possa porre limiti alla loro corsa, al
divertimento full time, anche perché i loro modelli, i loro genitori leggono e
studiano sugli stessi libri. E allora si vedono quattro uomini, di una certa
età, a pranzo con quattro adolescenti;una moglie che tradisce il marito, con il
suo migliore amico; uno stimato avvocato, marito e padre che si delizia e si
consola tra un bicchiere di schampagne ed una modella polacca. Non bisogna
quindi meravigliarsi se liceali bonaccioni paragonano il pessimismo leopardiano
al dolore provato da Francesco Totti per
l'infortunio prima dei mondiali. Ma è davvero questa la realtà?
Ne abbiamo discusso con il
regista, Federico Moccia, e con i protagonisti: Raoul Bova, Michela
Quattrociocche, Beatrice Valente Covino, Michelle Carpente e Francesca
Ferrazzo.
Raoul Bova,
protagonista di numerosi film “impegnati”, d'azione. Cosa lo ha spinto ad
interpretare questa commedia sul mondo adolescenziale?
Penso sia giusto
per un attore percorrere un po' tutte le strade che il cinema offre, un cammino
che d’altronde ha caratterizzato anche le carriere di artisti e attori
internazionali. E' anche un modo per mettersi in gioco. E poi, girare un film
con i giovani e per i giovani, dove quest'ultimi possano riconoscersi e anche
divertirsi penso sia importante è altamente stimolante.
Moccia, questo film è la
trasposizione cinematografica di un suo bestseller che ha avuto molto successo
tra i più giovani. Ma, durante tale passaggio, c'è qualcosa che manca,
che è venuto meno o si è perso nel momento in cui il romanzo è stato portato su
pellicola?
Certo non è
stato facile, ma vedere le pagine del romanzo che improvvisamente prendevano
corpo sulla pellicola è stata una sensazione unica. Anche per questo, durante
le riprese, abbiamo deciso di redigere un diario, per segnare passo passo
l'evoluzione del film e che raccoglie foto, schizzi e appunti, aneddoti e
pensieri. Così è stato più agevole raccontare una società stupidamente
consumista, che non parla e non sa comunicare con i giovani, ed è questo un
grosso male, il silenzio, che non aiuta nessuno. Questa è la realtà, degli
adolescenti come dei quarantenni ed è giusto che se ne parli, e che non passi
nel silenzio.
Moccia, “Scusa
ma ti chiamo amore” si inserisce pienamente nel filone del cinema
adolescenziale, difatti si può intravedere, ad esempio, un parallelismo con l'
“Ultimo bacio” di Gabriele Muccino. Un filone che sta riscuotendo ampi consensi
di pubblico, perché fotografa una realtà
sociale in cambiamento. Secondo lei, com'è cambiato il nostro Paese?
Ma è cambiato
tantissimo, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, ai nuovi strumenti di
comunicazione di cui i giovani sono i primi ed i principali fruitori. Ed'è
necessario, in qualche modo adeguarsi, stare al passo con i tempi, capire la
natura di questi cambiamenti. Io, per esempio, ho girato tantissimo nelle
scuole, da nord a sud e ho trovato ragazzini di dodici-tredici anni totalmente
diversi dai ragazzini di un tempo. C'è molta più maturità, le ragazze talvolta
si trovano sole in casa e quindi diventano donne prima del tempo. Questo è il
vero cambiamento.
Raoul Bova, lei
ha interpretato un ruolo delicato e oggetto già di critiche, quello ciò di un
uomo maturo che inizia un rapporto sentimentale con una ragazzina non ancora
ventenne. Pensa sia davvero possibile?
Ma io nel personaggio che interpreto vedo
solo puro romanticismo che va aldilà di qualsiasi differenza di età. Come
diceva Moccia, i tempi sono cambiati, e, anche se difficile, non dobbiamo
perdere il passo. Il fatto è che noi trentenni o quarantenni di oggi
ingiustamente riteniamo che i giovani di oggi debbano comportarsi come i
giovani di un tempo, senza considerare appunto che la società è in evoluzione.
E allora io mi chiedo, qual’ è il
problema? E' l'età o siamo noi stessi?
Moccia, ripercorrendo un po' la
storia del cinema, si nota come il passato sia costellato di film, per così
dire, impegnati, a differenza di un presente caratterizzato per lo più da un
“cinema di evasione”. Questo soprattutto per i giovani, i quali sempre più
vengono intesi come prodotto.
Io credo che
davvero i ragazzi rappresentino il nostro futuro, e noi per troppo tempo siamo
stati distratti, non ci siamo interessati a loro. Ma io mi chiedo, chi sono
veramente i giovani d'oggi? Sono ragazzi che a tredici anni già sanno scrivere,
che leggono, che usano messanger quotidianamente, che usano tutti i nuovi
strumenti di comunicazione a disposizione per esprimere ciò che sentono e
provano. Già sono maturi, e da questo punto di vista si sta tornando indietro,
ai tempi dei nostri genitori e dei nostri nonni, quando a diciassette-diciotto
anni le ragazze già erano mature per metter su famiglia.
Cosa ne pensano,
le giovani protagoniste, di questo film? E' davvero diseducativo, come è stato
definito, oppure pensate che ci sia qualcosa di reale, veritiero?
B. Covino: Penso
che il film ben rappresenti una buona parte di noi adolescenti e che per questo
la storia possa considerarsi reale. Ciò che non trovo giusto, e “non reale” è
che ci siano ancora famiglie o genitori che costringono i figli a fargli fare
qualcosa che non vogliono. Ecco, non so se questo sia giusto.
M.Quattrociocche
: Sono del parere che lo scopo o il fine ultimo di un film non è quello di
educare, bensì quello di intrattenere, far divertire e far sognare, almeno per un'ora
e mezza. E questo film c riesce benissimo.
Carlo Nizzani,
ieri in questa stessa sede, disse che la maggior parte dei film contemporanei
hanno una certa somiglianza tra di loro, sono un po' tutti uguali. Questo
perché in passato, gli artisti tutti vivevano come se fossero in comunità, in
continuo scambio di idee. Cosa che non accade oggi, dove ognuno, ogni singolo
artista tende a stare e pensare da solo con il risultato di dar vita ad opere
molto simili.
Moccia : Non
conosco molto bene la storia passata, o meglio, la conosco solo per sentito
dire. Anche se in effetti non è completamente sbagliata come analisi, ci sono
“piccoli clan”, tipo Pieraccioni che raccoglie a sé la cerchia di amici e
attori toscani. Ma non penso però questo costituisca un limite. Certo la
situazione è questa, c'è da parte di tutti la voglia di sperimentare, di
cercare e trovare altre vie ma non sempre è facile e non sempre è possibile.
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