Lady Chatterley si scopre fiorentina.
Gli eventi per gli 80 anni del romanzo
Gli interventi alla conferenza stampa di presentazione: il vicepresidente Angelo Pollina, la responsabile scientifica Serena Cenni, il presidente di Scandicci Cultura Aldo Frangioni
Il Consiglio Regionale comunica
E’ stato il vicepresidente dell’assemblea toscana, Angelo Pollina, ad aprire la conferenza stampa portando il saluto del Consiglio regionale della Toscana.
Un evento significativo a livello internazionale - ha commentato - che ancora una volta sceglie come scenario le nostre città, Firenze, Scandicci, a testimonianza dell’importanza storica dei nostri luoghi. Siamo felici come Consiglio regionale di poter contribuire a eventi culturali di questo peso”.
“E’ proprio in questi luoghi – ha aggiunto Aldo Frangioni, presidente di Scandicci Cultura – che ha visto la luce L’amante di Lady Chatterley ed è giusto che proprio in questi luoghi si renda omaggio al suo autore, che aveva trovato sulle colline di Scandicci un luogo ideale dove risiedere. Lawrence conosceva e amava la Toscana, era profondamente interessato al mondo etrusco. Fu grazie all’impegno del libraio Orioli, figura storica di riferimento per tutti gli intellettuali che frequentavano Firenze in quel periodo, e al coraggio della piccola Tipografia Giuntina, l’unica al mondo disponibile a pubblicare il romanzo, che le prime copie de L’amante di Lady Chatterley furono date alla stampa”.
E’ stata quindi Serena Cenni, professore ordinario di Letteratura inglese all’Università di Trento e responsabile scientifica del progetto, ad illustrare più in dettaglio il programma degli eventi. “Un’operazione culturale che vede coinvolte più istituzioni, nel comune intento di ricordare e valorizzare le origini del romanzo – ha affermato – Lawrence considerava L’amante di Lady Chatterley, anche e soprattutto nelle scene più scabrose, più erotiche, un lavoro profondamente morale; si opposte sempre con fermezza ai grigi puritani della sua epoca e alle loro accuse di pornografia. Aveva trovato a Firenze un luogo ideale che gli permise anche di esprimersi, pubblicando e diffondendo le prime copie di quello che è oggi considerato uno dei romanzi più significativi del secolo scorso”. (ab)
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D. H. LAWRENCE E FIRENZE
Che L’amante di Lady Chatterley sia uno dei romanzi più famosi e più coinvolgenti del Novecento è, da lungo tempo, un dato di fatto. Quello che è meno noto (se non agli studiosi o ai lawrenciani tout court), è il coinvolgimento di Firenze nella creazione e nella pubblicazione di un’opera giudicata allora, da importanti editori inglesi e americani, troppo trasgressiva e immorale per poter essere data alle stampe.Lawrence arriva a Firenze nella primavera del 1926 con la moglie Frieda von Richthofen prendendo alloggio presso la Pensione Lucchesi sul Lungarno della Zecca. Il progetto dello scrittore è di non fermarsi a lungo; ma un invito a pranzo da parte di un pittore inglese, Arthur Wilkinson, che vive in una villa sopra Scandicci, gli fa conoscere una zona collinare di estrema bellezza che, immediatamente, ravviva in lui il desiderio di trovare uno spazio in cui risiedere e dal quale spostarsi agevolmente a Sud verso i siti archeologici delle città e delle necropoli etrusche per catturare, di quel popolo così vitale ed enigmatico cancellato dai romani molti secoli prima, la possente fisicità e il senso profondo del sacro.L’accordo stipulato con la proprietaria di un’antica dimora situata a San Polo a Mosciano porta Lawrence e Frieda a lasciare la piccola pensione sul lungarno e a prendere possesso di alcune stanze al primo piano della villa e, dal 13 Maggio del 1926 al 7 Giugno del 1928, le numerosissime lettere inviate ad amici, conoscenti, editori e agenti letterari porteranno nell’intestazione il riferimento preciso al luogo toscano d’elezione: Villa Mirenda, Scandicci, Florence.Qui, in un’atmosfera campestre quasi idilliaca e spesso appoggiato al suo pino o olivo preferiti, Lawrence inizierà a creare la fabula audace e vincente dell’amore “fallico” tra una aristocratica, sposata a un baronetto invalido, e il guardiacaccia della sua tenuta, scrivendola di getto e rielaborandola più di una volta fino alla stesura definitiva del 1928.La consapevolezza di aver scritto qualcosa di innovativo ma di troppo provocatorio, di profondamente morale, ma di eccessivamente ‘immorale’ per il pubblico dei ‘grigi puritani’ e dei pavidi benpensanti, si rafforza sempre di più nello scrittore quando, alla fine di Marzo, il suo editore londinese, Martin Secker, lo informa che non è nemmeno ipotizzabile che un tale romanzo possa essere presentato in Inghilterra, anche se ‘depurato’ delle scene erotiche più audaci. Risoluto e fermo nell’idea di dare alle stampe la versione originale, integrale di quel suo romanzo che offre una visione del corpo e del desiderio mai delineata prima di allora con tanta intensità e sensualità, accetta il consiglio dell’ amico Giuseppe Orioli, proprietario di una piccola libreria antiquaria sul Lungarno Corsini, di farlo stampare privatamente. Così, verso la fine di quel giugno del 1928, presso la Tipografia Giuntina, una piccola ma storica stamperia fondata da Leo Olschki, uno dei più straordinari romanzi del Novecento può finalmente vedere la luce - in mille copie firmate e numerate - stampato in carta color avorio e rilegato in una sobria copertina rigida dalla tonalità rosso cupo con impressa l’immagine di una fenice, disegnata dallo scrittore stesso, che si innalza in volo da un nido pieno di fiamme.Nel frattempo Lawrence ha lasciato con Frieda Villa Mirenda per trascorrere in Svizzera l’estate, dal momento che il clima caldo-umido della Toscana non si confà alla malattia polmonare che lo sta affliggendo e indebolendo sempre più e non farà più ritorno a Firenze (se non per un breve soggiorno nel luglio del 1929). Riceverà copia del romanzo il 28 Giugno, inviatagli dal solerte Giuseppe Orioli che si adopererà affinché centinaia di esemplari raggiungano, da Firenze, l’Inghilterra e l’America eludendo i controlli delle rigide dogane.La storia della ricezione del romanzo e della conseguente pirateria editoriale è cosa nota: intercettato quasi subito dai doganieri americani, solo poche copie riescono a filtrare sul mercato, mentre più di seicento vengono distribuite su suolo inglese. Come ricorda lo scrittore stesso in una postfazione all’edizione parigina del 1929 dell’Amante di Lady Chatterley, a distanza di poco più di un mese dalla pubblicazione fiorentina, già circolavano a New York facsimili dell’originale eseguiti col sistema fotografico, che vengono prontamente riprodotti anche in Inghilterra e in Francia da librai fraudolenti. E se le edizioni illecite, non autorizzate, fioriscono numerose, le critiche e le accuse di pornografia sui giornali contribuiscono ad alimentare il mercato delle vendite e a stimolare la pruderie del pubblico che corre ad accaparrarsi copie del romanzo, inconsapevole del falso editoriale e ignaro del messaggio profondamente etico di Lawrence: “Questo è il vero significato del mio libro. Voglio che uomini e donne siano in grado di ‘pensare’ il sesso in maniera piena, completa, onesta, pulita”.In questa ottica non stupisce, allora, che nella trama allusiva dell’inquieta Lady Chatterley e del guardiacaccia Mellors si condensi, per poi esplodere in modo vibrante, tutta la nervatura ideologica e politica della poetica lawrenciana che, utopisticamente, inscrive nella esaltazione del corpo, del desiderio e dell’esperienza fallica il riscatto intensamente morale per un genere umano mortificato e intrappolato nelle maglie soffocanti e cristallizzate delle convenzioni e della civiltà.
Serena Cenni
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