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Information Safety and Freedom
newsletter n. 134/II, gennaio 2008

Afghanistan: giornalisti protestano per collega condannato a morte. La sua colpa?, aver scaricato dal web materiale sulla parità dei sessi
24.01.2008 - "Una sentenza frettolosa che non tiene conto dei fatti": E' questo il giudizio di Rahimollah Samandar, presidente della Libera associazione dei giornalisti afgani, sulla sentenza di morte emessa ieri da un tribunale di Balkh nei confronti di Perwiz Kambakhsh, redattore di 'Jahan e Now' (Il nuovo mondo), un giornale di Mazar-i-Sharif.  Il tribunale di primo grado di Mazar-i-Sharif ha emesso la sentenza di condanna capitale contro Kambakhsh, accusato di aver diffuso un articolo ritenuto blasfemo. Il giovane, studente dell'Università di Balkh e reporter per 'Jahan e Now', è stato arrestato nell'ottobre scorso per aver scaricato da Internet materiale sul ruolo delle donne nelle società islamiche. "Secondo le leggi islamiche - spiega Sanmandar all'AKI ADNKronos International - leggere e venire a conoscenza di un peccato non equivale a commetterlo". "Kambakhsh non ha commesso alcun peccato leggendo un articolo ingiurioso nei confronti dell'Islam, cosi come aver ceduto la copia a qualche collega non può essere definito diffusione di testi ingiuriosi". "Sono convinto - aggiunge Samandar - che i religiosi che hanno giudicato il nostro giovane collega e lo hanno condannato, non erano ben informati dei fatti ed hanno dettato la sentenza  influenzati dai loro sentimenti". Il presidente dei giornalisti afgani esprime poi il sospetto che "che chi ha condannato Kambakhsh era convinto che lui fosse l'autore di questi articoli e non un semplice lettore". Negli articoli 'incriminati' si parla della discriminazione delle donne nell'Islam e la necessità di riconoscere alle donne gli stessi diritti degli uomini.

C
omunicato stampa di ISF: "la condanna a morte in Afghanistan diu un giorvane giornalista è una vittoria dei talebani"
24.01.2008 - "La condanna a morte di uno studente di giornalismo di 23 anni da parte di un Tribunale afgano, per blasfemia rappresenta una sconfitta dell'impegno internazionale per la costruzione della democrazia e un'oggettiva vittoria dei principi affermati dai Talebani. Salvare Kambakhsh dal patibolo non è solo un dovere morale per le associazionidei giornalisti, quelle umanitarie e per le istituzioni internazionali, ma anche un preciso impegno politico per quei Governi e quella Comunità Internazionale che da anni si sono impegnati in una guerra che ha come obiettivo la costruzione di una effettiva democrazia in Afghanistan. Se un Tribunale del nuovo Stato afgano condanna a morte uno studente con i metodi Talebani e per un reato di opinione, vuol dire che si è molto lontani dal raggiungere gli obbiettivi di quella missione. Rappresenta un vero e proprio, tragico, fallimento. Il Tribunale di Mazar i Charif, nel nord dell'Afganistan ha condannato a morte in un'udienza a porte chiuse e senza la presenza di un avvocato, Sayed Perviz Kambakhsh, accusato di aver diffuso un articolo ripreso da internet che commentava un passo del Corano relativo alle donne. L'Associazione dei giornalisti indipendenti dell'Afganistan (Aija) dichiara che questa sentenza contrasta con i principi della libertà di stampa e di espressione garantiti dalla Costituzione. Secondo il presidente dell'associazione Rahimullah Samandar, ritiene che la condanna sia una reazione di circoli fondamentalisti locali ad alcuni articoli scritti dal fratello di Kambakhsh, Iaqub Ibrahimi, contro le autorità di Balkh. Proprio il 3 maggio dello scorso anno ISF aveva celebrato la Giornata Mondiale della Libertà di Informazione invitando in Italia Mir Haidar Mutaha , membro dell'Aija, che aveva lanciato un appello a nome dei giornalisti afgani, affinché i colleghi occidentali non li abbandonassero alle pressioni e alle violenze provenienti dai guerriglieri talebani, dal governo e dalle autorità militari dei contingenti stranieri. Ma, il loro appello è caduto nel nulla e sono stati lasciati soli". Sayed Parwiz Kambakhsh, reporter di 'Jahan-e Naw' ("Il Mondo nuovo"), è in carcere dal 27 ottobre 2007.
APPROFONDIMENTI
Aderisci alla campagna per l'immediata liberazione del giovane giornalista afghano Parwiz Kambakhsh 
Appello dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (Rawa)

Iran: giornalista curdo denuncia, "un genodicio bianco ci cancella dalla storia del Paese, così Teheran tiene le minoranze lontane dal potere"
24.01.2008 - Quello che la Repubblica Islamica mette in atto contro la popolazione iraniana di etnia curda è un "vero genocidio bianco", destinato a cancellare la cultura e la dignità di questi cittadini, costringendoli a "restare fuori dalla storia del paese". E' l'amara constatazione di Jalil Azadikhah, intellettuale curdo iraniano, ex direttore del settimanale 'Aso', fuggito dall'Iran circa un anno fa, dopo aver subito pressioni e gravi minacce. "Vivere in Iran e portare avanti il mio lavoro era l'obiettivo della mia vita - spiega Azadikhah in un'intervista rilasciata all'AKI ADNKronos International da una località  che chiede di non rivelare - Ma andare avanti era diventato impossibile"...
>>> leggi tutto l'articolo

Slovacchia: l'Osce definisce la nuova legge sui media un "grave limite" alla libertà di stampa
24.01.2008  - L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha definito la bozza di legge sui media della Slovacchia un testo che "limiterà gravemente" la libertà di stampa. Miklos Haraszti, rappresentante per i media dell'Osce, ha inviato una lettera al ministro degli Esteri slovacco Jan Kubis nella quale chiede che il testo venga bocciato dal Parlamento, ed il suo ufficio era pronto a fornire una revisione legale dell'atto. "Il presente atto contiene delle parti che andrebbero  a ledere pesantemente l'autonomia editoriale, ed in più andrebbe a violare i patti internazionali siglati dalla Slovacchia in materia di protezione della libertà di stampa", scrive Haraszti. Il rappresentante dell'Osce, ha aggiunto che questa legge sulla stampa permetterebbe al Ministero della Cultura, di decidere se "l'informazione sia stata pubblicata in modo da sminuire, scusare o supportare la promozione di una lunga lista di comportamenti socialmente pericolosi". Sono inclusi nella lista notizie riguardanti guerre, azioni disumane, uso di narcotici, ed anche 16 differenti tipologie di odio, tra le quali risalta quello fondato su base "ideologica e politica". "Vista la totale soggettività  e vaghezza dei concetti chiave, la legge potrebbe essere usata arbitrariamente per restringere e punire anche semplici reportage su eventi ed opinioni", ha dichiarato Haraszti. "soprattutto trovo particolarmente deprecabile che la legge autorizzerebbe il direttore responsabile a rescindere il contratto, e comminare un'ammenda fino a 200mila corone slovacche. E questa violazione sarebbe inaccettabile dalle democrazie occidentali. (Fonte: Agenzia Radicale)

Zambia: giornalista satirico britannico a rischio di espulsione
24.01.2008 - La Corte Suprema dello Zambia sta decidendo in merito all'espulsione di uno scrittore britannico, Roy Clarke, il quale nel 2004 aveva insultato su un quotidiano il presidente, Levy Mwanawasa, paragonandolo ad un ridicolo elefante. Secondo il giudice Philip Musonda l'ordine di espulsione è incostituzionale; lo scrittore ha il diritto di fare satira politica. Anche due ministri erano rappresentati come babbuini. Clarke ha la residenza nel Paese e sua moglie è un'attivista dei diritti delle donne dello Zambia. (Fonte: Peace Reporter)

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Gennaio 2008 18:42 )  

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