E' stato stimato che gli incidenti mortali per un bicchiere di troppo siano la prima causa di morte tra i giovani. Il ministro Livia Turco quindi, ha proposto di non far bere i giovani sino a 18 anni. Sempre più giovani nella passata estate 2007 sono morti magari per un "binge drinking", cinque-sei bevute d'un fiato in un sabato sera come il caso di Appignano, nell'aprile scorso, dove un ragazzo Marco Ahmetovic è salito sul furgone ubriaco ed ha falciato quattro ragazzi in motorino. E proprio all'indomani della sentenza di Ascoli, il ministro Turco è tornata sull'argomento, uno tra quelli che le stanno più a cuore: alzare il divieto dagli attuali 16 ai 18 anni, "perché è anche l'età simbolica della maturità". Responsabilizzare i giovani al consumo di una sostanza che se abusata (e lo è sempre di più), uccide più di ogni altra. I kit di autocontrollo del tasso etilico ne sono uno strumento: mettono in mano ai ragazzi un test fai-da-te per capire se si è alticci, e in mano a un amico il volante se la risposta è positiva. Sono previsti accordi in corso con le farmacie. L'Organizzazione mondiale della Sanità nel 2001 ha contato 55mila 15-29enni morti per alcol, in Italia il 40% degli incidenti mortali tra i giovani è provocato da ebbrezza che è anche la causa del 46% delle vittime tra i 14 e i 24 anni. Le idee in questi ultimi mesi sono state varie, alcune realizzate, vedi la stretta sulla sicurezza stradale: niente alcol nei locali notturni dopo le due, con i gestori che devono avere per obbligo all'uscita un alcol test volontario. Per chi schiaccia sull'acceleratore con un goccio di più in corpo, multe d'eccesso di velocità che si sommano a quelle per eccesso etilico, vale a dire almeno 200 euro in più. Ma la Turco ha anche altre idee in evoluzione o progressiva applicazione, punta molto sugli accordi con le aziende produttrici, con le farmacie, i pubblicitari. Anche a loro chiede un'assunzione di responsabilità, a chi fa gli spot di dare informazioni corrette, a chi imbottiglia di avvertire dei pericoli. Etichette "choc" come quelle sulle sigarette e kit di autocontrollo. La Turco inoltre ha ricordato che il 45% degli incidenti è tra il venerdì e sabato, quando i ragazzi cercano di strafare, di andare oltre. "Certo non siamo marziani, altrove è anche peggio", ma è segnale che bisogna interpretare, e governare: con misure forti e interventi decisi "senza che si parli di proibizionismo", ma anche con un lavoro più diffuso e articolato e partecipativo, ci riguarda tutti.
Fonte: La Repubblica
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