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7 milioni di poveri

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La condizione di povertà nel nostro paese si conferma sostanzialmente stabile: si trova in questa condizione l'11,1% delle famiglie italiane, la stessa percentuale di un anno prima. Si tratta di 2 milioni 623 mila nuclei familiari, ossia 7.537.000 persone, pari al 12.9% della popolazione. Lo stima l'Istat che oggi ha presentato i dati sulla povertà relativa in Italia nel 2006. Anche nel 2005 la povertà stimata riguardava l'11,1% delle famiglie corrispondente al 13,1% degli italiani. L'Istat sottolinea che da quattro anni la povertà è "sostanzialmente stabile così come sono immutate le principali caratteristiche delle famiglie in condizioni di povertà". Il fenomeno resta per lo più diffuso nel Mezzogiorno (qui risiede il 65% delle famiglie povere), fra le famiglie numerose e dove vivono anziani". La soglia di povertà, calcolata sulla spesa familiare per consumi, relativa nel 2006, è stata fissata a 970,34 euro mensili per una famiglia di due persone, ossia più 3,6% rispetto al 2005. A fronte di una stabilità della povertà, resta tuttavia grave la situazione nel Mezzogiorno (dove, ad esempio, sono povere le famiglia con uno o più figli raggiungono percentuali di povertà al 48%) e si è arrestato al nord il miglioramento della condizione degli anziani (dal 6,3% al 7,9%; gli anziani soli dal 5,8% all'8,2%). "La criticità del sud - ha detto Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat - non si intacca. Al sud ci sono segnali non positivi sull'occupazione e molto negativi sull'inattività delle donne che rinunciano addirittura a cercarsi un lavoro. E il lavoro femminile è un antidoto alla povertà familiare". Rispetto all'Europa, l' Italia - ha aggiunto - registra un' "alta disuguaglianza. Soprattutto una maggiore distanza fra ricchi e poveri del sud rispetto a ricchi e poveri del nord". Questi, a livello territoriale, i valori di povertà del 2006 confrontati al 2005: Nord 4,5% e 5,2%; Centro 6% e 6,9%; Mezzogiorno 24% e 22,6%. Le regioni meno povere l'Emilia Romagna (3,9%), la Lombardia (4,7%), il Veneto (5%). Sicilia (28,9%), Calabria (27,8%) e Basilicata (23%) quelle con maggiori difficoltà. Al nord, fra l'altro, la povertà risulta in crescita anche per le famiglie con a capo una persona ritirata dal lavoro (da 5,2% a 6,9%), con basso titolo di studio (da 7,7% a 9,5%) o composte da due componenti (4,2% a 5,4%). Al centro la povertà cresce fra le famiglie con due o più anziani (da 9,2% all'11,9%) e le famiglie in cui la persona di riferimento è ritirata dal lavoro (da 7,2% all'8,8%). Gli unici segnali di miglioramento riguardano alcune tipologie familiari del mezzogiorno, in particolare quelle con a capo una persona con meno di 35 anni (dal 24,9% al 20%) ma anche quelle con anziani, anche se fortemente superiore alla media, che sono passate dal 28,2% al 25,5%. Inoltre, al mezzogiorno sono al di sopra della media nazionale di povertà (5%) le famiglie degli impiegati (13,3%) e degli operai (27,5% contro il 13,8% nazionale).

Fonte: ansa

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 21:20 )  

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