Yemen, rifiutata la mediazione saudita

Venerdì 15 Aprile 2011 18:40
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Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato oggi a Sanaa, in Yemen, per chiedere ancora una volta le dimissioni di Ali Abdullah Saleh, in carica dal 1978. Manifestazioni anche a Taiz, Aden e Hadramawt. A Taiz 13 manifestanti sono stati feriti dai sostenitori del presidente, che hanno aperto il fuoco sulla folla. L’opposizione tuttavia non si arresta. I leader del movimento hanno intimato a Saleh un termine di due settimane per dimettersi (fonte: Al Jazeera). Nei giorni scorsi, il Consiglio di Cooperazione del Golfo –- alleanza militare guidata dai sauditi – ha espresso preoccupazioni relative al perdurare dei disordini in Yemen. Secondo le dichiarazioni ufficiali, i sauditi temono che le manifestazioni antigovernative possano favorire l’attività di Al-Quaeda nel paese, in un contesto dove la stabilità è già messa a dura prova da un movimento secessionista a sud e da una ribellione sciita a nord. Il Consiglio si è offerto di mediare fra le posizioni del presidente e quelle degli insorti, nell’intento di guidare il paese fuori dalla crisi politica che lo paralizza da mesi. Saleh ha espresso parere favorevole all’operazione, tuttavia si è dichiarato disponibile a lasciare la propria posizione solo a seguito di nuove elezioni. I sauditi hanno garantito protezione al presidente e alla sua famiglia contro eventuali persecuzioni. Martedì scorso i leader del movimento rivoluzionario hanno incontrato gli ambasciatori di Arabia Saudita, Oman e Kuwait, rifiutando tuttavia la loro collaborazione. Mohammed al-Mutawakkil, uno dei principali esponenti del movimento antigovernativo, ha dichiarato che le proposte del Consiglio non incontrano le rivendicazioni dell’opposizione, né offrono garanzie circa le immediate dimissioni del presidente. Si teme che la mediazione saudita possa favorire il permanere di Saleh in carica fino al termine del suo mandato, previsto per il 2013 (fonte: Reuters). Farid Toshi, un attivista pro-Saleh, ha espresso durissimi giudizi nei confronti degli insorti, accusandoli di voler perpetrare un colpo di stato (fonte: Al Jazeera). Nel frattempo anche gli studiosi di religione e i leader tribali si sono uniti agli oppositori del presidente. Il predicatore Abubakr Obaid, nel corso di un comizio di fronte all’università di Sanaa - dove i manifestanti si radunano sin da Febbraio - si è rivolto alla folla con queste parole: “La caduta del governo è solo una questione di giorni. La rivoluzione non può essere fermata. È necessario spodestare questa famiglia e il suo regime di corruzione” (fonte: Reuters). Gli insorti hanno esortato la popolazione a mettere in atto una campagna di disobbedienza civile, sospendendo il pagamento di tasse e bollette. La settimana scorsa numerose scuole e uffici hanno scioperato nella città di Aden. A Sanaa, Taiz, Hudaida e Ibb alcune tribù hanno assaltato centrali elettriche. Il governo ha accusato i responsabili di agire per conto dell’opposizione (fonte: Al Jazeera).

 

Federico Fragasso

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