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Zoom Festival

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ZOOM FESTIVAL

giovin' Astri

      

Seconda settimana per Zoom Festival VI edizione, domani 6 dicembre al Teatro Studio alle ore 21.15 il gruppo veneto Anagoor, affermatosi sulla scena nazionale nell’ultimo biennio, presenta Fortuny. 
Lo spettacolo diretto da Simone Derai vede in scena quattro attori Anna Bragagnolo, Pierantonio Bragagnolo, Moreno Callegari e Marco Menegoni e fa parte di un progetto più ampio che ha visto vari allestimenti site specific in luoghi d’arte e l’allestimento teatrale in debutto in prima al Festival Drodesera in luglio 2011.
“Non si tratta solo di uno spettacolo sulla figura di Mariano Fortuny, poliedrico artista d’origine andalusa ossessionato dalla bellezza di Venezia, che per tutta la vita ha cercato di carpirne l’essenza e di trasformarla. Piuttosto Anagoor intende ritrovare lo sguardo dell’uomo sulla città, per tentare di catturarne il lavoro fra catalogazione della memoria e trasmissione delle forme. In una realtà di politica e conservazione dei beni culturali come quella attuale italiana, la compagnia veneta vuole concretizzare un possibile potere sovversivo che la riappropriazione della memoria e dell’immaginario possono implicare. La scena del conflitto è il ventre di una nave, l’interno di un palazzo, un museo, un’arca. L’adolescente che si scherma, come una crisalide, ma che, ribollente sotto il cappuccio, è pronto anche ad armarsi, è al centro di questa scena. L’azione è un tentativo corsaro di trafugare un tesoro di simboli ed immagini, violarli, strappandoli all’uso strumentale e non critico che si fa della storia e della tradizione, confidando nel potere sovversivo di questo stesso patrimonio. Un patrimonio di forme luminose, oggi troppo spesso dimenticate, con radici che affondano nel sangue e nella disperazione di vite e destini passati.  La drammaturgia per immagini sceglie la forma dell’enigma perché il pensiero sia più chiaro a chi vorrà ascoltare e vedere. Questi giovani pirati entrano nel labirinto a passo di danza, con movenze che inseguono le trame sinuose del dedalo. Danza, labirinto, enigma, tessuto, destino, fortuna, dolore e memoria sono da sempre connessi in un unico indissolubile intreccio. Fusi ed indistinguibili come i colori dell’iride.Anche oggi, in una realtà come quella italiana, la disaffezione ignorante e criminale per la memoria culturale e per la bellezza, lo strazio subìto dalla terra e dal paesaggio, e il disagio di chi vive una delicatissima età di formazione corrono velocissimi su binari paralleli e talvolta spaventosamente si intrecciano. Non potrebbe essere altrimenti per chi nella fase di metamorfosi percepisce la fragilità delle cose preziose e la noncuranza con cui le cose preziose sono sacrificate in nome del profitto infinito. Un sentire che subito si incarna, ferisce, rende il sé duro e fragile al tempo stesso. Sono tensioni che vibrano latenti e minacciano di esplodere. Quando a più livelli i padri sono assenti o si fanno osservare senza vergogna sconvolti dal furore luminoso del dominio e della fortuna allora si addensano nubi all’orizzonte che non promettono niente di buono. E a Venezia, in epoca rinascimentale il legame tra fortuna e tempesta era ben conosciuto.”

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