“OSARE, La musica e l’arte in sospensione simultaneamente”

Roberto Fabbriciani, Giulia Leone, Franco Fedeli
Giulia Leone ha presentato ieri alla sua Galleria il Serraglio (Via dei Serragli 41/r, Firenze) la nuova mostra di Franco Fedeli intitolata “OSARE", visitabile fino al 10 Dicembre. L’inaugurazione ha visto la partecipazione del musicista Roberto Fabbriciani, che si è esibito al flauto per accompagnare e trasporre in musica le opere. Fedeli, eclettico artista aretino attivo dalla fine degli anni ’60, invitato ad esporre una sua installazione alla 54esima Biennale dell’arte di Venezia, ha avuto negli ultimi anni riconoscimenti internazionali nelle più quotate riviste, ed espone in Italia ed all’estero.
La mostra, da lui curata, ha presentato, oltre ad opere inedite, quella che è stata la sua arte dagli anni ’80 ad oggi, in un percorso il cui filo conduttore è una continua ricerca verso la purezza dell’espressione.
I suoi ultimi dipinti, che si presentano su tela, cartone, materiale di recupero,elementi di arredo, collage, consolidano la sua tendenza all’espressionismo.

Tra i lavori presenti alla mostra, quelli a cui l’artista si dice più affezionato sono appunto quei dipinti in cui vediamo tutto il suo espressionismo, e che più sente suoi perché fatti “di getto”, senza contaminazioni.
In tutte la opere ci sentiamo invitati ad una libera interpretazione onirica; il loro espressionismo e surrealismo (i suggestivi spazi alla De Chirico), ci portano a cercare di conoscere la mente e l’interiorità, del pittore e di noi stessi. Le figure accennate, fatte di puro colore si sfumano, si mescolano e si confondono con l’insieme del quadro e ci riportano a quell'idea di doppia esposizione che troviamo anche nelle sue fotografie
In alcune opere troviamo anche la sua poesia, che entra nell’immagine non in modo didascalico ma come un graffito.

Il riutilizzo e la personalizzazione di materiali preesistenti, come copertine di libri o cornici, creano queste opere “aperte”, in cui la cornice fa da finestra sull’arte. Roberto Fabbriciani parte proprio da questi quadri per creare l’analogia con la sua musica e,parlando del flauto iperbasso (da lui inventato), afferma che la cornice di cui si serve lui è quella della nuova possibilità elettronica, attraverso la quale si possono sentire quelle note altrimenti irraggiungibili.

La musica e la pittura hanno quindi un’unica lingua, quella dell’arte, ed entrambe si rinnovano continuamente. Il maestro Fabbriciani ha parlato di “arte astratta per eccellenza ed arte visiva per eccellenza” che si incontrano attraverso le forme e soprattutto i colori. Il suono è materia e colore e, come dice Kandinskij, il colore del flauto è il Blu. Quel Blu onnipresente nelle opere di Fedeli, in quelle figure allungate e verticali, scolpite o dipinte, che richiamano l’etrusca “Ombra della sera”, e che simboleggiano l’elevazione dell’uomo verso il cielo, l’universo, la spiritualità. Il musicista ha presentato la sua performance spiegando che i brani, da lui composti appositamente per l’amico Franco, nascono da rimembranze del passato e ripercorrono il percorso dell’artista con un occhio al presente.
Le note hanno riempito la galleria dove il musicista, guardando i dipinti, ha reso con il suo linguaggio quelle stesse sensazioni.
La musica sperimentale di Fabbriciani ha fatto da colonna sonora alle immagini, creando, con il soffio e il suono, gli stessi contrasti di puro colore, e allo stesso tempo ha arricchito ed è stata arricchita dalle opere, in una totale sinestesia.
Irene Sonnati