La scuola italiana da anni viene percorsa da riforme, controriforme, pesanti tagli di risorse e di personale per contenere la spesa pubblica, come se fosse un costo per il Paese, anziché un investimento!
E' bene chiarirsi. Il recente "Rapporto sullo Sviluppo Umano 2007-2008" (*) presentato dall'United Nations Development Programme analizza la "spesa pubblica per l'istruzione in percentuale della spesa pubblica totale nel periodo 2002-05", in Italia pari a 9,6. Su 177 Paesi esaminati nel Rapporto, peggio di noi solo Brunei Darussalam (9,1), Indonesia (9,0), Gambia e Panama (8,9), Jamaica (8,8), Cameroon (8,6), Grecia e Lussemburgo (8,5), Albania (8,4), Mauritania (8,3), Congo (8,1), Ecuador e Filippine (8,0), Urugay (7,9), Angola (6,4), infine Guinea Equatoriale (4,0). Gli altri 160 Paesi investono per lo più tra il 13% e il 18% della spesa pubblica totale, con punte oltre il 25%!Peraltro nel periodo 2002-2006 il sistema scolastico italiano si è indebitato per un miliardo di euro per esami di stato, supplenze, spese di funzionamento (cfr. nota M.P.I. 2430/22.11.07), ovvero i Dirigenti si sono asssunti la responsabilità di garantire il minimo di funzionamento vitale, impegnando l'Amministrazione oltre i limiti di spesa previsti dopo i dissennati tagli del precedente Governo, mentre gli oneri per TARSU-TIA non coperti da risorse a bilancio ammontano ad alcune centinaia di milioni. Nello stesso periodo l'Italia ha conseguito altri risultati (*):
- ha mantenuto una forte spesa militare (-10% nel periodo 1990/2005, mentre U.S.A. -23%, Francia -26%, Gran Bretagna -31%, Spagna -39%, Š), anzi la Finanziaria 2008 prevede +11% per armamenti!
- siamo secondi ex-aequo insieme a Hong Kong con 1232 abbonamenti di telefonia mobile / 1000 persone nell'anno 2005 (Lussemburgo 1576 / 1000 persone, e per confronto U.S.A. 680, Francia 789, Spagna 952, Gran Bretagna 1088)
- siamo il 10° Paese al mondo fra i produttori di inquinamento, misurato per emissioni totali di CO2.
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