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Legambiente sui progetti urbanistici per Cintoia

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NO ALLA RENDITA, SÌ AL REDDITO E ALLA SOSTENIBILITÀ!

Dopo la lunga serie di interviste apparse sulla stampa nel corso degli ultimi mesi sulla questione del Piano di Recupero connesso alla chiusura dello stabilimento della sorgente Cintoia, Legambiente sente di esprimere il proprio profondo dissenso su un'operazione immobiliare che, se attuata, sconvolgerebbe l'equilibrio di una valle tutelata da decenni dal vincolo ambientale (ex L. 1497/39) e considerata tra i paesaggi più significativi dell'intero Chianti.

L'idea proposta dall'imprenditore Paolo Fresco, ex Amministratore delegato FIAT, è duplice: da una parte si propone di trasformare in residenze gli edifici della ex filanda, (operazione condivisibile e peraltro prevista dal vigente RUC di Greve in Chianti). Dall'altra si minaccia di distribuire le migliaia di metri cubi di volume edificatorio scomputato dallo stabilimento soggetto a demolizione, in una vallata di oltre 650 ettari di estensione, tutelata dal vincolo ambientale e nella quale un comune cittadino per ottenere la semplice modifica di una finestra deve chiedere autorizzazione alla Soprintendenza ed attendere mesi per i permessi. Questa seconda opzione è la negazione stessa della filosofia che ha informato negli ultimi anni la legislazione e la pianificazione della Regione Toscana: è rendita non reddito! Un'operazione sbagliata e fuori luogo, che tra l'altro (in un momento di crisi economica senza precedenti come quello che stiamo vivendo) si rivolge chiaramente ad un pubblico di potenziali acquirenti che non è certo quello dei residenti locali né quello del ceto medio produttivo del Chianti. Stiamo parlando infatti di lussuosissime ville riprogettate in stile toscano e dislocate nei punti più panoramici della Val di Cintoia. Dove adesso insistono semplicemente boschi di quercia e cipressi.

I vigenti strumenti urbanistici generali del Comune di Greve non prevedono, peraltro, la possibilità di ridistribuire nella vallata i volumi dell'attuale filanda né il cambio di destinazione d'uso dell'attuale stabilimento industriale. Né, francamente, crediamo accettabile che un'Amministrazione alla fine del suo mandato, come quella grevigiana, possa credibilmente anche solo pensare di proporre una variante così radicale ai propri strumenti di governo del territorio. Una variante che avrebbe il solo colpevole "merito" di rivelare la filosofia che s'intende perseguire per combattere l'attuale crisi economica: più cemento, più consumo di territorio!

Sarà bene ricordare che la LR 1/2005 afferma che "... nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti". E che le nuove edificazioni previste dai numerosi Piani Attuativi già approvati ed in parte attuati dall'Amministrazione uscente e dalle Amministrazioni precedenti, hanno già ampiamente superato i dimensionamenti previsti dal vigente Piano Strutturale. In questo quadro, prevedere altra espansione residenziale, tanto più se rivolta ad un'utenza esclusiva e "non bisognosa", ci pare assolutamente irresponsabile.

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