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(R)esistere dialogando:i 10 anni del Maggio

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In un'antiquata rete di futili clientele, di tragicomiche rivalità e invidiose competizioni affiora un seme genuino che si nutre di progetti calpestando, fiero, la sterilità delle parole scadute in pettegolezzi. Un seme, un giardino di ciliegi che fiorisce in dieci anni e frutta un'aggregazione socio-culturale giovanile: a Castelsaraceno (PZ), Il Maggio! Sull'orizzonte c'è il sottobraccio dettato e un atavico atteggiamento che scoraggia l'iniziativa perchè diffida, per costituzione, della riuscita. Quest'associazione invece, con l'attitudine del pino loricato, germoglia tenace in un contesto radicalmente inospitale, abbarbicato com è nella millenaria cultura della vergogna che un'ingenua e superstiziosa spiritualità non contribuisce certo a spezzare. Spuntano come i funghi i centri Snai, mentre la dirigenza local-regionale guarda all'olio nero lucano senza distinguersi per capacità di lungimiranza politica. La Basilicata si distingue per selvagge potenzialità di bellezza naturali, ma ogni paradiso ha le sue frontiere, e la residenza lucana mi pare pericolosamente paralizzata da un'asfissiante gestione politica e un contorno culturale di deprimente scetticismo non costruttivo.

Insomma, Castelsaraceno come exemplum di una pratica italiana che si accentua nei piccoli borghi del sud Italia, infetti del malessere di secolari aspettative deluse. La storia civile ha macinato al sud terreno fertile per pericolose passioni introverse, quali la rassegnazione e l'invidia. In questo quadro di desolante status quo c'è però questo squarcio di luce, deciso ad ammainare il torpore dell'indifferenza indirizzandosi verso un gioioso atteggiamento di orizzontale condivisione, di rara partecipazione. La speranza penetra dalla meglio gioventù, quella capace di sognare e di organizzarsi in forme di convivenza che tentano di riallacciare le relazioni sgualcite dal tempo. Una teoria dell'amicizia che sorvola sulla promessa di bonheur regionale pronunciate dalle royalties petrolifere e si aggancia a parole chiave come le tradizioni, il ricordo, lo sport e la condivisione. La maggior parte dei comuni lucani, arroccati tra monti sinuosi e rigogliosi e distesi in roccaforti di storia e tradizioni, balla e canta Briganti se more alle feste di paese, evidente retaggio di uno spirito anti unitario nazionale. Una pronuncia “infedele”, controcorrente, come il sangue saraceno che scorre nei meandri delle origini del paese.

Dove voglio arrivare? A un modello politico-socio-culturale distante anni luce dall'agenda politica ufficiale, fatta di sciacalli che si spacciano per gattopardi. Castelsaraceno, come altri sputi quantitativi di cittadinanza, sono qualitativamente interessanti quali laboratori di invenzioni e ricreazioni. L'associazione Il Maggio quest'anno festeggia i suoi dieci anni di attività con l'impegno di portar a compimento la nona edizione della festa del centro storico. Una degustazione di prodotti tipici, un'enorme passeggiata nell'architettura angusta del centro storico che incorona il tipico come motivo di orgoglio solo se condiviso. L'organizzazione è stata messa a punto cercando la collaborazione delle altre associazioni, creando una rete di sinergia e creatività. Per il meridionale il cibo non è semplicemente bisogno fisiologico, ma traccia di storia, di cultura, un patrimonio che la cucina prepara per la condivisione. Il meridionale ti invita a tavola per dirti che sei il benvenuto! Chi ha la fortuna (o il caso) di discendere l'Armizzone o risalire per la Val d'Agri, resta affascinato dal calore della gente locale.

Il Maggio-ONLUS nasce dall'idea di un gruppo di amici, il 16 Maggio del 2004, e il sostegno di quella fonte inesauribile di idee che è don Mario Tempone; essa viene registrata dallo statuto come “attività non lucrativa di utilità sociale” con “finalità di solidarietà e promozione culturale per la crescita sociale della comunità di Castelsaraceno”. Cioè, un esperimento di partecipazione diretta, essenziale per l'esercizio effettivo del potere del popolo: “favorire e a garantire la partecipazione civica degli associati e dei terzi, nonché il pieno esercizio della cittadinanza attiva” (art. 2, c). Non è stato semplice mantenere l'identità dell'associazione lontana da etichette politiche, come mi racconta Giulio Iacovino, uno dei soci fondatori, presidente dal 2004, punto di riferimento e motivo di ispirazione per l'assemblea dell'associazione. Bisogna tener conto che il progetto di creare un centro di aggregazione giovanile viene partorito, casualmente, in concomitanza con le elezioni provinciali in cui erano coinvolti un paio di politici castellani, non tutti ovviamente aperti (anche solo in modo strategico!) al dibattito. Associare Il Maggio a una bandiera fu superficiale e improprio. Un'avventura che è stata variegata (internet point, corsi di informatica e di recupero, incontri-dibattiti con la politica locale,...) e che registra sempre più affiliati tra le liste dei suoi soci, i quali prestano “la loro opera a favore dell' associazione in modo personale, spontaneo e gratuito” (art. 6). Filo conduttore importante delle attività promosse dall'associazione è lo sport, come pratica educativa, come aggregante sociale, come impegno, come altruismo, come scuola che insegna a digerire le sconfitte e rielaborarle in incessanti incoraggiamenti a migliorarsi. Una palestra per allenarsi a far le cose per bene, senza accontentarsi, senza arrangiarsi. Un appuntamento ormai a scadenza annuale fissa è un memorial estivo di calcio che, al ritmo del pallone, rinnova il ricordo di due amici prematuramente scomparsi. Un commovente monito a vivere la propria vita fino in fondo, una vita che non può dirsi propriamente tale se organizzata all'insegna del proprio egocentrismo. Da un paio di anni si è evidenziato un forte cambio generazionale al direttivo e un significativo aumento di quote rosa.

Questa “primavera” di attività, fatta di gelsomini in fiore, è incoraggiata dal primo cittadino, che crede fortemente nei giovani e nelle loro inesauribili risorse. Il limite è che non tutta la giunta sostiene esplicitamente progetti che fanno dello sport, del calcio chiave di azione e reazione contro la nullafacenza a cui una fascia generazionale sembra avviarsi, pronta com'è a cogliere solo la reattività automatica dei videogame e predisposta com'è dai genitori (chi dovrebbe offrire il principale modello educativo) a credere solo in passatempi non avvalorati in tutte le loro potenzialità emancipative. Un assessorato alla cultura e allo sport che negli anni se ne sta sullo sfondo, senza interagire, senza sforzarsi di instaurare rapporti concreti con queste iniziative. Il monologo purtroppo resta, il più delle volte, improduttivo.

Con la speranza che il modello associativo resti punto di riferimento per l'esercizio della democrazia, facciamo gli auguri a Il Maggio per questo traguardo decennale.  Che ci siano tanti altri compleanni da festeggiare!

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 16:35 )  

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