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La ricchezza del non-acquisto

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Obsoleto: desueto, vecchio, antiquato, non più funzionale.

E’ la sfilza di significati che Wikipedia ci fornisce di un termine che la società contemporanea mastica troppo spesso inconsciamente.

Nell’ultima domenica di novembre una decina di associazioni si rimboccano le maniche per lasciar scorrere otto ore nell’ozio: “E il settimo si riposò” è la giornata mondiale del non acquisto 2012, all’insegna del recupero del far nulla, della festa come opportunità di incontro e confronto. Riunirsi, trovarsi per condividere.

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Non si tratta di un retaggio religioso, ma di una laica aspirazione a dirci in gruppo che siamo cosa altra dall’oggetto pubblicitario utilizzato, consumato e buttato via.

Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, piazza Tasso –tra  le Sale Altana ed ex leopoldine, e il Chiostro- si abbiglia a festa.

Il ricco programma si articola nel pomeriggio di un panorama mozzafiato; dalle 14:30 alle 20:30, le enormi vetrate che si diramano da un alto soffitto di architravi in legno, fanno luce su tavolini adibiti alla promozione del consumo critico, per grandi e piccini.

Ci si incammina all’avvio dell’evento con una “passeggiata barattata”, un percorso a piedi fin sulla Firenze riflessa del Lungarno; il partecipante per iscriversi deve simbolicamente donare qualcosa che gli appartiene. E’ una strategia originale per ingegnarsi a trovar mezzi di scambio alternativi. Ancora una volta, dimostrare che non ci esauriamo nel denaro.

Nella Sala Altana grande partecipazione ai laboratori di minisartoria (per creare borse della spesa), di software libero (a cura dell’associazione Libera informatica) e l’angolo ludico abbellito dal divertimento “ragionato“ di Giocamuseo (travestimenti, costruzione di giochi con materiale di recupero, lettura animata di fiabe del sud del mondo su un esotico pavimento di coperte e cuscini).

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E così, tra esilaranti sorrisi e punti d’informazione, trascorrono due ore delle famiglie fiorentine che si tagliano fuori dalla monotonia dei centri commerciali. Riempire e non ammazzare il tempo di un non qualunque pomeriggio. L’importanza della lentezza.

Davvero interessante è la mossa proposta da Bilanci di giustizia –coordinamento nazionale a Venezia-  esponendo modelli cartacei che ogni famiglia, secondo i propri standard-obiettivi di consumo e risparmio, compila, ispirata da un’ideale di autocritica. Fare epoche.

Immancabile l’appuntamento, per eccellenti bevitori del caffè quali sono gli italiani, della degustazione del caffè “buono, pulito e giusto”, in un trio di aromi di nazionalità sudamericana.

Alle 16:30 apre i battelli Il villaggio dei popoli, affiancato da un goloso allestimento dei Gas (gruppi d’acquisto solidali); una merenda solidale prende per la gola i presenti.

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Ecco, quei banchini potrebbero aver fornito lo spunto ai genitori per spiegare che non tutta la crema di cacao spalmabile si chiama Nutella. Nonostante l’affollata affluenza ai vassoi di cioccolatini, biscotti, pane e marmellata pochi approfondiscono con i volontari in loco l’argomento “commercio equo e solidale”, questione che riguarda un po’ tutti.

Commetterei una fallacia di ignoranza se dicessi che la maggior parte si fa servir la merenda e va via perché sa già tutto della sigla “Altromercato” stampata sulle tovaglie.

Comunque, il tema centrale è ritornar alla persona, proprio la conclusione a cui giunge il dibattito “Il tempo non è denaro” di don Alessandro Santoro, Gabriele Vannini e la testimonianza di una commessa della Rinascente. Da una parte la necessità di scender a patti con i meccanismi imposti di un mercato che si ispira alla cultura dell’accumulazione e del narcisismo (si rateizza l’acquisto di un iPhone senza sapere che la Apple qualche anno fa ha perso la causa che un avvocato americano gli muove per l’obsolescenza programmata dei suoi aggeggi), dall’altra la possibilità di metter al centro noi stessi, la nostra possibilità di scelta.

C’è da dire che il dissenso, in una situazione in cui il lavoro scarseggia, diventa sensato, incisivo, addirittura deliberante solo se condiviso, purtroppo.

Dulcis in fundo, spettacolo di teatro e canzone “Vi siete mai chiesti come funzionano i soldi?”, di e con Luca Agricola, accompagnato dai musicisti Alessandro Ginevri, Stefano Gualtieri e Giacomo Lepri.

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Come in uno scenario drammatico greco, la musica scandisce l’esibizione dialogica del narratore con un pubblico attento e perspicace. Innumerevoli gli spunti di riflessione (sarebbe riduttivo elencarli solamente); il più interessante il circolo di Bilderberg e gli eletti del potere. Il procedere melodioso, col suo provocare polifonico, è la chiosa di una giornata che chiede il non-acquisto e la conversione della domanda “perché lavori” in “per chi lavori”.

Lo sfaldamento della quarta parete ha la pretesa di metterci di fronte alle nostre azioni, per quanto inesorabili possano apparire.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 27 Maggio 2014 22:28 )  

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