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Libreria Edison

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Non ci si abitua mai. Eppure, in questa città, dovremo cominciare a farlo.
L’elenco delle librerie scomparse nel corso del tempo è ormai come una litania. E sta per allungarsi ancora.
Dopo poco più di un anno dalla chiusura della libreria Martelli che, val la pena ricordarlo, aveva in qualche modo ereditato spazi e professionalità della storica libreria Marzocco, ci tocca registrare l’ennesima débacle: tra poche settimane toccherà alla libreria Edison di piazza Repubblica chiudere definitivamente.
La cronaca della vicenda è nota ai più: Effe.com, società immobiliare del gruppo Feltrinelli, proprietaria dei locali di piazza Repubblica, non rinnoverà il contratto di locazione in scadenza a fine mese. Potrebbe esserci appunto una proroga di qualche settimana, ma il destino di Edison è ormai chiaro ed univoco: dopo duelli a suon di carte bollate, accuse reciproche tra le proprietà, schermaglie verbali di alta scuola per affibbiare alla controparte colpe e responsabilità, ormai ci siamo. Società in liquidazione e si chiude.
Fino a qui la cronaca, appunto. Dalla quale, per il futuro, derivano diverse altre questioni.

Quella del lavoro, in primo luogo, con la paura di “fare la stessa fine” dei colleghi della Martelli, ancor oggi in cassa integrazione (peraltro prossima alla scadenza…). I 36 dipendenti Edison, dopo diversi incontri sindacali, hanno giocato in questi ultimi giorni anche la carta della provocazione intelligente: dopo aver chiesto il "riassorbimento" a Feltrinelli ed avendo capito che saranno invece altri (Apple?) ad occupare i locali di piazza Repubblica, si sono messi a disposizione per mantenere una libreria ed hanno chiesto a Feltrinelli di aprire una libreria Feltrinelli-franchising. La chiusura  della più importante libreria cittadina e la perdita del lavoro da parte di 36 persone è una questione di interesse pubblico per la città e i dipendenti hanno chiesto ufficialmente un incontro immediato al Sindaco Renzi, perché non si sono accontentati delle voci di corridoio e delle battute che, seppur informalmente, lo stesso Sindaco avrebbe fatto nei loro confronti, dicendo “Che cosa ne pensereste se foste ri-assunti da Apple?”.


Ecco così spuntare anche la seconda questione, quella del vincolo commerciale dei locali della Edison. Secondo la normativa comunale infatti le librerie, i cinema e i teatri del centro storico sono protetti dal vincolo culturale sulla destinazione d'uso: il 70% deve essere riservato ad attività commerciali culturali, mentre solo il restante 30% può essere dedicato ad usi commerciali differenti.
Su questo il Comune dichiara che non verrà attuata nessuna deroga al regolamento comunale, ma le vicende più o meno recenti stanno a testimoniare che le cose potrebbero non andare così: Nespresso invece della Ricordi, l’Hard Rock Cafè al posto di una sala cinematografica, Max Mara invece della libreria Seeber, ammesso che qualcuno ancora ne abbia memoria. Poi arriverà Eataly dove c’era la Mazocco/Martelli e tutto quanto potrà riservarci il futuro. 

Eccoci quindi al terzo tema, quello degli spazi commerciali culturali in città. Firenze può ancora permettersi delle grandi librerie indipendenti? Può ancora avere un cinema in centro storico? Oppure il destino deve essere quello di trasformare il centro storico in un rutilante luna park di catene e multinazionali, uguali a quelle in cento altre città del mondo? Dove va a finire la specificità fiorentina?

A parole, e anche nei regolamenti comunali, sembrerebbe esservi la volontà di salvaguardare il centro storico di Firenze, che non è e non potrà mai essere Times Square. L'attuale amministrazione comunale vuole tener fede a questi impegni?

E ai 36 lavoratori di Edison (e a quelli di Martelli e a chissà quanti altri in futuro) quali prospettive intende offrire concretamente? (Antonio Desideri)

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