Secondo il Burma Human Rights Network (BHRN), organizzazione con base in Gran Bretagna, la persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya non è limitata allo stato del Rakhine (nordovest del paese) , da dove almeno 123,000 persone sono fuggite nel vicino Bangladesh per sottrarsi alle recenti violenze. L'associazione accusa il governo, i monaci buddisti e i gruppi ultranazionalisti. Il governo secondo il BHRN avrebbe amplificato una pericolosa narrazione che vede i Rohingya come un elemento alieno in un paese a maggioranza buddista. Il gruppo ha intervistato più di 350 persne in 46 città per 8 mesi a partire dal marzo del 2016. I Rohingya vivono in una specie di apartheid e hanno restrizioni alla libertà di movimento e alla cittadinanza. Queste restrizioni riguardano anche altri gruppi musulmani in tutta la nazione e anche l'accesso ai luoghi di culto non è sempre garantito. Ai musulmani è vietato l'accesso in 21 villaggi del paese.
Le autorità non vogliono sentire parlare di discriminazione e parlano di operazioni anti-terrorismo nel Rakhine.
A livello internazionale si sono moltiplicati gli appelli al Premio Nobel Aung San Suu Kyi, attualmente Consigliera di Stato e Ministro degli esteri del Myanmar, tra cui quello della giovane Nobel pakistana Malala.
Aung San Suu Kyi si è difesa in una telefonata al presidente turco Erdogan, parlando di fake news e disinformazione.
L'ultima ondata di violenza risale allo scorso ottobre quando ci fu l' attacco di un piccolo gruppo di Rohingya a un posto di frontiera; la repressione che ne è seguita è la peggiore degli ultimi anni e per molte ong è una pulizia etnica. Amnesty parla (è possibile firmare un appello anche sul sito della sezione italiana) di sproporzionata campagna di violenza contro la minoranza etnica Rohingya, vittima di uccisioni, arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture, stupri, distruzioni di case e proprietà. Interi villaggi sono stati bruciati nelle ultime due settimane. Amnesty sottolinea anche che migliaia di persone sono isolate nelle montagne del Rakhine senza aiuti perchè non è permesso alle organizzazioni umanitarie di raggiungere quelle zone.
587 000 rifugiati Rohingya sono presenti in vivono in Bangladesh, 350000 in Pakistan. Il Bangladesh ha protestato contro le mine collocate dalle autorità birmane lungo i confini per evitare il rientro dei profughi. L'area era già stata minata negli anni '90. Amnesty ha accusato il Bangladesh, che ha precedentemente rifugiato di riconoscere i Rohingya come rifugiati, di rimandare persone in Myanmar e di metterle così in una situazione rischiosa.