Risorse umane e finanziamenti: le due condizioni necessarie per la sopravvivenza del terrorismo. Un'analisi estrapolata dall'esperienza di Naman Tarcha, giornalista siriano, conduttore e tv reporter, che da anni si occupa di Medio Oriente e mondo arabo.
Immigrazione e terrorismo: i mantra della discordia. Due fenomeni complessi e connessi, che rappresentano insieme una sfida, una crisi che minaccia tutta l'Europa. Quando si trattano questi temi, occorre dare delle definizioni il più possibile esaustive, evitando di creare confusione nell'opinione pubblica. In seguito sapendo con certezza i fattori che ne decretano le cause, si potrebbero determinare le possibili soluzioni.
Il Terrorismo non è più quello di una volta, ha perso la sua struttura gerarchica, ha dei confini labili ed è in continua espansione. Il grande sogno del fondamentalismo islamico, cultore del terrore, è quello di creare un unico grande Stato definito, includendo quegli attuali territori (considerati decaduti, corrotti o miscredenti) e confermando il suo predominio nel Medio Oriente. Un obiettivo utopico ma che simboleggia un desiderio fortissimo che fu a suo tempo volontà della figura maxima per eccellenza, ovvero Maometto.
L'upgrade decisivo è stato quello dell'avvento tecnologico, soprattutto della crescita relazionale via web: un indottrinamento che di fatto rappresenta l'unico organismo schematico. Da lì parte il reclutamento attraverso cellule indipendenti fuori controllo, con il supporto di canali tv satellitari di predicazione ideologica che fanno da fulcro principale per creare consenso e aumentarne i seguaci.
Il cuore del problema islamico è un paese come la Siria che non conosce pace da tempo: un paese aperto, che può reggere solo sull'orgoglio del suo popolo. Niente può limitare il continuo via vai di Foreign Figheters che entrano ed escono al cambiare del campo di battaglia, spinti dallo zelo della fede, dal credo che auspica il ristabilimento della Sharia islamica.
Quando fanno rientro nei loro paesi di provenienza, essi si trasformano in un vero incubo per i loro stessi paesi, che si ritrovano ad affrontare una minaccia quotidiana con feroci attacchi senza precedenti, nella speranza vana di un cambio di regime.Il campo di battaglia siriano è decisamente rilevante, come un meltin pot "alla rovescia" che riunisce combattenti di tante nazionalità. La Tunisia detiene il record di jihadisti detenuti: tanti altri sono rimasti uccisi, ma molti sono prigionieri per lungo tempo del governo siriano.
Il finanziamento del terrorismo é un argomento che utilizza diversi canali in gran parte dediti alla violenza: quelli più corposi derivano dal finanziamento diretto da parte di governi regionali interessati e fondazioni estremiste coinvolte, gli altri appartengono ad azioni criminali (furti, saccheggi, traffico e rivendita di reperti archeologici, traffico e vendita di petrolio, fino ad arrivare ai riscatti pagati dai governi occidentali per liberare i loro concittadini).
Un'altra forma di terrorismo utilizza l'immigrazione forzata e il traffico di esseri umani per autofinanziarsi, espandersi e autoalimentarsi: vittime, costrette ad abbandonare le zone di conflitto, che formano un traffico di esseri umani con utili da capogiro, sfruttando le rotte di immigrazione e reclutando gli stessi immigrati come adepti e combattenti, dentro e fuori l'Europa.
Il meccanismo completo prevede il pagamento di un dazio per restare e una tassa per uscire, con pagamenti dovuti sempre in anticipo indipendentemente dall'esito del viaggio. Servizio essenziale é la fornitura dei documenti, creati attraverso centri di produzione ad hoc presenti in Turchia e Libia. Quelli più facili da falsificare sono i documenti italiani poiché non dispongono di un meccanismo elettronico e sono ideali per alcune tipologie di popoli come i siriani, grazie ad una fisionomia accostabile ai tratti tipici occidentali e non hanno troppi problemi di riconoscimento. Dall'altro lato però, proprio perché garantiscono esito positivo alla richiesta d'asilo, i falsi documenti siriani sono i più richiesti e quindi hanno un costo molto elevato.
Dall'altro lato della barricata c'è un'identificazione molto più problematica, non solo per la difficoltà linguistica ma soprattutto per la mancanza di coordinamento con l'intelligence siriana e in assenza di rapporti diplomatici costanti con Damasco. Il caso più eclatante di questo connubio pericoloso, é quello di Haisam Sakhne, italiano di origine siriana condannato all'ergastolo per crimini di guerra in Svezia, paese nel quale risiedeva come richiedente asilo.
La gestione del traffico di esseri umani da parte dei gruppi terroristici (da considerare anche quelli che ad essi sono solo affiliati), garantisce, oltre ad un reddito sicuro, una via di fuga per i loro uomini in caso di necessità; tanti ex-jihadisti si sono ritirati in diversi paesi europei, camuffandosi da semplici civili in fuga dalla guerra. Spicca tra i casi più eclatanti quello dei due siriani richiedenti asilo in Germania, arrestati perché riconosciuti come combattenti a seguito di una lunga lista di crimini commessi in Siria, partecipando ad un gruppo affiliato di Al Qaeda.
Nel valutare un problema bisogna essere equilibrati: chi nega dunque che tra i richiedenti asilo possano infiltrarsi dei Jihadisti commette un grave errore, ma allo stesso modo lo commette chi "fa di tutta l'erba un fascio", chi accosta tutti i richiedenti asilo ai terroristi. L'intento è lo stesso di chi fa terrorismo grazie ad essi con la differenza che essi lo fanno per guadagno o per fini politici.
E anche per colpa di questi individui, l'Europa si ritrova incapace di gestire un numero di arrivi senza precedenti, colpita dalla "sempreverde" crisi economica e soprattutto dagli egoismi nazionali. Risolvere il problema dell'identificazione è forse l'unico modo per proteggere chi fugge realmente dalla guerra e dal terrore e dai falsi richiedenti asilo. Le vittime, sempre le stesse, continuano ad esserlo, intrappolati nel disagio sociale che debbono passare, dalla discriminazione e l'esclusione culturale, per poi finire nelle mani della malavita dei reclutatori di estremisti. Questo è il business del terrore: uomini trasformati in materie prime utili per il guadagno sicuro, come se fossero prodotti di una società consumistica. Merce per il consumo di un sistema mediatico sempre più al servizio del giogo politico, poco incline al dare un esempio concreto ma molto fedele a promettere ciò che non può mantenere.
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