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"Progetto Mediterraneo" - la Turchia moderna e le sfide contemporanee

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La moderna Repubblica di Turchia nasce in seguito alla dissoluzione dell'Impero Ottomano, con la guerra di indipendenza guidata da giovani ufficiali nazionalisti dell'esercito ottomano contro le potenze dell'Intesa che avevano occupato l'Anatolia e la Tracia Orientale. Infatti, l'accordo Sykes-Picot del 1916 ed il Trattato di Sèvres del 1920 stabilivano la spartizione dell'impero in sfere di influenza coloniale tra inglesi, francesi, italiani e greci. Dopo aspri scontri – in particolare con i Greci – i nazionalisti turchi riuscirono a conservare l'integrità territoriale della Turchia. Nel 1922 rovesciarono il sultanato (che aveva collaborato con gli invasori) e nel 1923 proclamarono la repubblica, che ottenne il riconoscimento internazionale con il Trattato di Losanna.

Il leader della ribellione nazionalista, Mustafà Kemal, divenne presidente e dominò il Paese fino alla sua morte nel 1938. Egli assunse il nome di Atatürk, cioè «padre dei Turchi», instaurando un regime autoritario a partito unico che produsse un enorme sforzo di modernizzazione del Paese mediante radicali riforme politiche, sociali, economiche e culturali ispirate al modello di sviluppo europeo. In rottura con l'esperienza ottomana, lo Stato fu rifondato su basi laiche e nazionaliste, l'Islam fu emarginato dalla vita pubblica e venne concesso il diritto di voto alle donne. Furono avviati i processi di industrializzazione sotto la direzione dello Stato e di razionalizzazione delle strutture amministrative. La repubblica nazionalista perseguì una rigida politica repressiva nei confronti delle minoranze, in particolare dei Kurdi ma anche di Greci, Armeni e Assiri. Da ricordare anche il Genocidio degli Armeni durante la Prima Guerra Mondiale, seguito alla deportazione di massa della popolazione armena da parte del governo nazionalista dei Giovani Turchi, spaventati dalla potenziale alleanza tra l'Impero Russo ed i sudditi cristiani armeni del Sultano, che reclamavano l'indipendenza. Ancora oggi il governo turco rifiuta di riconoscere tale genocidio.

Durante la Guerra Fredda la Turchia si schierò nel campo occidentale: entrò a far parte della Nato nel 1952 e strinse forti legami con gli Stati Uniti, i quali ritenevano il controllo della Turchia fondamentale per contenere l'influenza dell'Unione Sovietica. Infatti, a causa della sua posizione geografica, l'Impero Ottomano si era scontrato per secoli con l'Impero Russo, impedendo a quest'ultimo il dominio del Mediterraneo Orintale.

Dopo la morte di Atatürk fino ad oggi, la Turchia è stata caratterizzata da una forte instabilità politica. Dopo la Seconda guerra mondiale si avviò un processo di limitata democratizzazione, anche a seguito dell'approvazione della Carta Atlantica da parte del Parlamento nel 1945. Si affermò un regime multipartitico ma i conflitti spesso armati tra partiti di destra e di sinistra favorirono vari colpi di stato militari tra gli anni Sessanta e Ottanta, volti a ristabilira l'ordine ed impedire che la Turchia scivolasse nell'area di influenza sovietica. A tali conflitti politici interni si sommarono anche le tensioni con la Grecia per il controllo di Cipro (dove è presente un'ampia comunità turcofona) e la questione dell'indipendentismo della minoranza nazionale Kurda, stanziata in un'ampia regione della Turchia (ma anche in Iran, Iraq, Siria, Armenia e Azerbaigian) e sistematicamente oppressa dalle autorità turche. Negli anni Ottanta, la principale organizzazione indipendentista Kurda, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), iniziò un conflitto militare contro lo Stato turco che è tutt'ora in corso, tra tregue temporanee e feroci repressioni governative.

Il colpo di stato militare del 1980 rappresenta un punto di svolta nella storia della Repubblica Turca: In controtendenza rispetto all'originario progetto di occidentalizzazione e di secolarizzazione promosso da Kemal Atatürk, l'esercito si fece portatore di una nuova ideologia di stato, denominata sintesi turco-islamica, che miscela elementi patriottici e nazionalisti con i valori religiosi dell'Islam. Ma è durante gli anni Novanta che si ebbe una significativa rinascita di tendenze islamizzanti nella società, nella cultura e nella politica. Con il crollo dell'Unione Sovietica e la crisi delle ideologie laiche occidentali (nazionalismo, socialismo e comunismo), l'identità nazionale turca si ridefinisce sempre di più su basi etniche e religiose, anche se lo stato rimane formalmente laico. I militari incontrano sempre più difficoltà a controllare i partiti islamisti e nel 2002 il Partito della Giustizia e della Prosperità (Akp) di Recyyp Erdogan trionfa alle elezioni e mantiene tutt'ora il potere. La costituzione viene modificata per sancire il primato del potere civile su quello militare e togliere all'esercito il ruolo istituzionale di custode della laicità dello stato. Anche la percezione del passato ottomano cambia: questo non viene più visto come un'esperienza di arretratezza ma, al contrario, come un modello glorioso da imitare.

In politica estera una vicenda spinosa e tuttora aperta è quella dell'adesione della Turchia all'Unione Europea, che ha sollevato obiezioni sia nella stessa Turchia che in Europa sulle questioni del rispetto dei diritti umani, delle differenze economiche, culturali e religiose e, ultimamente, del coinvolgimento della Turchia nei conflitti mediorientali, dove persegue una politica di espansione della propria influenza definita "neo-ottomana".

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